La “pazza idea movimentista” che seduce i giovani dell’Anm
Dalle "Case della Costituzione" della sezione Genova all'attivismo del gruppo "Facciamo presto", l'onda continua. Area e Mi cercheranno una sintesi-
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Un magistrato solo d’aula o un magistrato anche di piazza? Il vecchio Csm o una riforma dell’organo di governo autonomo? La magistratura, dopo la vittoria referendaria, si trova dinanzi a un bivio culturale/identitario, con inevitabili ricadute sul proprio ordinamento. Tutte le sfumature – se non proprio, in alcuni casi, le differenze siderali tra le varie anime delle toghe – emergeranno con chiarezza durante l’assemblea convocata dall’Anm per domani in Cassazione.
Quello che appare certo, tuttavia, è che la tentazione di trasformare il “sindacato” delle toghe in un movimento civico non si può più mettere da parte. È un processo iniziato nei mesi della campagna per il No, ma che non pare essere destinato all’archiviazione, soprattutto perché la spinta a uscire fuori dai Palazzi di giustizia e a ritrovarsi fra la gente arriva soprattutto dai giovani magistrati, dunque dal futuro dell’ordine giudiziario.
Se prima del voto del 22 e 23 marzo sulla riforma costituzionale targata Carlo Nordio erano state “guidate” dai gruppi associativi più strutturati – e in primis dal “Comitato Giusto dire No” , costola della stessa Anm –, adesso le toghe non iscritte alle correnti ma solo al “sindacato” acquistano sempre più spazio, e vogliono trainare il cambiamento dal basso. Una mutazione identitaria che sembra irreversibile. «L’Anm vuole ancora esistere anche all’esterno ed essere percepita dalla cittadinanza come cosa diversa da una mera difesa di privilegi di casta», si legge nella bozza di mozione del gruppo “Giovani Magistrati” .
In quella delle giovani toghe che hanno spinto per convocare l’assemblea di domani si vede pure che è «necessario rafforzare, a partire dall’esperienza referendaria, il dialogo dell’Anm con la società civile, nella consapevolezza che tale relazione è risultata decisiva nella difesa dell’assetto costituzionale». Idem in quella dei napoletani di “Facciamo Presto” , secondo i quali «l’esperienza della campagna referendaria ha dimostrato che la magistratura può comunicare con i cittadini in modo diretto e accessibile. Quel patrimonio non va disperso ma deve diventare una forma stabile di dialogo tra giurisdizione, società civile, accademia e cultura costituzionale».
Il fil rouge si ritrova ovviamente anche nella mozione di “Magistratura democratica” laddove si scrive che «dobbiamo tenere vivo il contatto con la società civile, non perché vogliamo essere un soggetto politico, ma perché è fondamentale, affinché i cittadini si fidino della giustizia – accettandone gli esiti invece di subirli – che ne conoscano il funzionamento e non la considerino un corpo estraneo». Stessa cosa per “Unicost” , secondo la quale «il rapporto che abbiamo creato in questi mesi con la società civile va coltivato e consolidato. Dobbiamo proseguire con una comunicazione di “coinvolgimento”, che sappia sollecitare un dialogo aperto con tutti perché “la giustizia è di tutti e tutti debbono averne cura”».
Al momento non ci sono bozze di mozione di “AreaDg” e di “Magistratura indipendente” . Per Giovanni Zaccaro , segretario della corrente progressista, «abbiamo tante idee per mettere l’Anm al centro del dibattito sui diritti, per affrontare i veri problemi della giustizia, su cui mantenere un dialogo aperto con la società civile. Innanzitutto pensare alla giustizia come servizio ai cittadini invece che come potere. Però se le correnti presenteranno documenti preconfezionati significherà mortificare la base perché si imbriglia il dibattito, e invece i protagonisti devono essere i singoli magistrati che si sono auto convocati».
Insomma la direzione appare presa. Forse nella mozione unitaria che uscirà dall’assemblea non si arriverà a dare vita alle “Case della Costituzione” , come anticipato ieri dal Tempo, e che riportano alla memoria le “Case del Popolo” di fine Ottocento. «Luoghi fisici – si legge nel deliberato in realtà della sezione locale dell’Anm di Genova – rigorosamente liberi da condizionamenti politici, che, con sobrietà e in modo istituzionale, siano aperti a chiunque voglia promuovere la cultura costituzionale e la tutela dei diritti» e anche ai magistrati in servizio, «nel rispetto delle norme e del Codice etico dell’Anm». Certo, occorrerà fare sintesi per uscire uniti dalla giornata assembleare, tenendo quindi conto anche delle posizioni certamente non così inclini al movimentismo che arriveranno da “Magistratura indipendente”.
Il gruppo moderato dell’associazione proprio lo scorso fine settimana ha eletto (con l’astensione dei distretti di Milano e Catanzaro) i due pm Antonio D’Amato e Giancarlo Dominijanni rispettivamente segretario generale e presidente: i nuovi vertici di “Mi” prendono il posto di due giudici, il dimissionario Claudio Galoppi e Loredana Micciché.
Ma c’è anche un altro elemento ad accomunare i documenti che in queste ore circolano nelle chat: la riforma del Csm e delle sue regole . Per “Unicost” e “Md”, va rivisto il Testo unico sulla dirigenza per «conferire alle delibere di nomina maggiore trasparenza e prevedibilità, come era previsto nella cosiddetta proposta B di modifica», scrive la corrente presieduta da Michele Ciambellini.
Le fa eco “Magistratura democratica”: «Tanto si deve ancora fare, perché l’attuale Testo unico continua a prevedere dei margini di discrezionalità». Ma non solo: bisogna rivedere la legge elettorale di Palazzo Bachelet in chiave proporzionale e puntare a valutazioni di professionalità più efficaci e veritiere, perché è «fondamentale intervenire sullo snodo cruciale delle nomine e degli incarichi, che descrive plasticamente la deviazione delle correnti da fecondi centri di elaborazione ideale e culturale a centri di potere», delinea il gruppo di Silvia Albano e del neo segretario Simone Silvestri.
Anche il documento dei “CentoUno” è tutto incentrato su una riforma del Csm, e in particolare, dato anche l’esito referendario, si legge: «Il sorteggio temperato mantenga la sua validità quale metodo di selezione dei componenti del Csm, soluzione peraltro compatibile con la vigente Costituzione».
Ora bisogna capire quanto spazio si darà al dibattito sulla futura identità dell’Anm, lasciando soprattutto il microfono ai giovani magistrati, e quanto alla riforma del Csm, allontanando il rischio che l’assise si trasformi solo in una passerella in vista delle elezioni di autunno del nuovo/vecchio Csm.
Di Valentina Stella su Il Dubbio
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