Anno: XXV - Numero 130    
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Il M5s diventa di Sinistra, Grillo si rassegni

Conte fa anticamera in Europa per entrare nel gruppo di Left.

Il M5s diventa di Sinistra, Grillo si rassegni

Sui migranti la principale virata, per il resto ci dovrebbero essere affinità. L’adesione per giunta non si presenta facile. Se Sinistra Italiana ha dato il placet, altri gruppi europei vogliono essere rassicurati.

“Vi sentite parte della sinistra?” La domanda che la capogruppo di Left ed esponente de la France Insoumise, Manon Aubry porrà al partito di Giuseppe Conte ha il peso di una rivoluzione cartesiana per i Cinque Stelle. Il partito che si poneva al di là degli steccati ideologici – “né di destra né di sinistra, siamo una libera associazione di cittadini”, dicevano di sé – dopo la sconfitta delle Europee ricomincia dalla sinistra radicale. L’adesione degli M5s a Left non è ancora ufficialmente fatta. Restano alcune ‘call’ sull’asse Roma-Bruxelles, una risposta definitiva sarà data entro domani. Ma il grosso è fatto. Giuseppe Conte ha sentito Nicola Fratoianni, che ha dato il via libera. Ora il gruppo europeo procederà a incontrare gli eurodeputati e il leader del M5s.

Il partito erede del movimento fondato quindici anni fa da Beppe Grillo vira à gauche. A Roma, in Parlamento, si avverte il cambio di fase. “Compagni, mi raccomando almeno due internazionali al giorno…”, scherza Marco Grimaldi, deputato di Sinistra italiana, incrociando i colleghi M5s in Transatlantico. Qualcuno rievoca l’epoca in cui i barconi coi migranti mezzi morti a bordo erano definiti ‘taxi del mare’ dall’allora capo politico Luigi Di Maio. Acqua passata. Ora, se il M5s vorrà accasarsi in Europa – dopo aver accantonato il tentativo di fondare un gruppo coi rosso bruni – dovrà spiegare di essere a favore di una politica migratoria ispirata all’accoglienza.

La decisione di Conte è un altro strappo con Beppe Grillo. L’Elevato ancora una settimana fa predicava la linea della splendida solitudine. “Basta pifferai, decidiamo soli il nostro destino”. E sulla stessa linea, stamane, Marco Travaglio a commento di una prima pagina in cui la foto dei leader di centrosinistra a Bologna era definita ‘l’ammucchiata’, consigliava: “Guai se l’intera opposizione si ingabbiasse nella camicia di forza della ‘sinistra’, lasciando il ‘populismo’ alle destre: serve anche quello dei 5Stelle e di una sinistra vera, che parlino oltre le Ztl e convincano milioni d’invisibili a votare. Basta foto-ammucchiate: ogni partito vada a caccia degli elettori più simili al suo target. I leader, fino alle Politiche, meno si fanno vedere insieme e meglio è”.

E invece, Conte ha scelto, per dirla col direttore del Fatto, “di ingabbiarsi nella camicia di forza della sinistra”. E anzi, uno dei primi passaggi a cui dovrà andare incontro, sarà il mea culpa rispetto agli anni del governo gialloverde, quello dei decreti sicurezza. Aubry – spiegano fonti della sinistra – vuole essere sicura che non ci siano sorprese. L’adesione a Left avverrà sulla base di una “dichiarazione di affinità”, un manifesto programmatico che include ad esempio il rifiuto della criminalizzazione delle Ong e dei rifugiati, la garanzia che l’Ue riceva e accolga i migranti, ed anche altre misure che potrebbero non piacere ai Cinque Stelle vecchia maniera, come la tassazione dei ricchi. Su altri, la maggioranza dei temi, è facile invece che si realizzi una convergenza, come il rifiuto delle politiche economiche liberiste o il contrasto al riarmo, e in politica estera, a cominciare dal ‘no’ al sostegno militare dell’Ucraina.

Il leader di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni non vuol passare per quello che ha domato i Cinque stelle portandoli a sinistra. “La dichiarazione di affinità  è la stessa che firmiamo anche noi. Sottoscriverlo è un segnale di trasparenza”, dice all’Huffpost. “Dopo di che noi siamo in campo con le nostre idee chiare. I presupposti sono buoni. Ma è fantasioso immaginare che ci siano altri passaggi, alleanze, intese… Avs in particolare, non si tocca”. Il deputato Marco Grimaldi, pontiere di intese anche locali tra sinistra, Pd e M5s, vede il lato romantico della vicenda. Anche lui nega logiche di annessione: “Ci chiameremo compagni perché viene da un’idea di condivisione di pane e rose. Ma il bello delle idee è che non sono merce da dividere. Ma da moltiplicare. Sono come le canzoni. Se siamo 10 in più a cantare l’Internazionale non possiamo che essere felici. Il nostro canto di libertà sarà ancora più forte”, dice all’Huffpost.

Il clima interno al Movimento è meno poetico. I parlamentari sanno che la scelta di campo comporterà anche rinunce e gioco forza una modifica della propria identità. L’adesione per giunta non si presenta facile. Se Sinistra Italiana ha dato il placet, altri gruppi europei vogliono essere rassicurati. Così come il partito di Fratoianni, gran parte delle 17 delegazioni è pronta a dare il via libera. Alla riunione di Left che ha valutato la richiesta qualche dubbio è stato espresso dai due eurodeputati spagnoli di Podemos e dall’eurodeputato portoghese di Bloco de Esquerda sulle politiche anti-migranti del governo gialloverde. Non era presente, peraltro, Carola Rackete, la ex comandante della Sea Watch 3, ora eletta con il partito tedesco Die Linke. Dario Carotenuto, deputato e capogruppo della commissione di vigilanza, non vede ostacoli. “La politica migratoria securitaria era una posizione riconducibile in gran parte alla leadership di Di Maio- dice all’Huffpost- poi è radicalmente cambiata. Ed è molto vicina a quella del gruppo Left”. Nel partito si teme un contraccolpo, perché la scelta è anche uno strappo rispetto alla storia del Movimento, e all’impostazione di Beppe Grillo. “Ma non siamo più nella fase in cui dovevamo interpretare la rabbia delle persone. Ora gli italiani sono disorientati, vogliono risposte. E allora ci dobbiamo chiedere quale sia il modo migliore per realizzare le nostre proposte. La linea della solitudine non ci consentirebbe di incidere”.

Di fatto il M5s ‘né di destra, né di sinistra’, non c’è più. Un parlamentare come Antonino Iaria, sostenitore di un’idea purista del movimento, è cauto nell’interpretare l’adesione al gruppo della Sinistra come una scelta. “Non siamo noi che diventiamo di sinistra. E’ che la polarizzazione imposta dagli schemi comunicativi ci fa sembrare così. Faccio un esempio: sulle politiche della casa, non siamo a favore della linea del rigore scelta dalla destra ma non siamo d’accordo neppure che il diritto all’abitare vada perseguito anche con azioni estreme come l’occupazione”. Per inciso, nel gruppo del M5s siederà anche Ilaria Salis. “E’ solo un esempio – dice Iaria all’Huffpost – per dire che aderiamo al gruppo consapevoli del fatto che ci sono pochi punti su cui non c’è convergenza, ma Left è probabilmente il gruppo in cui realizziamo il massimo della convergenza. Ciò non toglie che non ci presenteremo anche in quella sede con le nostre proposte. A cominciare dal reddito universale europeo. Restiamo né di destra, né di sinistra. E non rinunciamo alle nostre battaglie”.

Di  Alfonso Raimo  per Huffpost

 

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