Patemi estivi sulla rotta delle primarie: Conte con Grillo, Schlein con le correnti
Il presidente dei 5 stelle deve sperare nella clemenza di una corte (il 15 luglio) dopo il ricorso del fondatore su nome e simbolo del Movimento. La segretaria dem deve sperare la clemenza delle diverse anime del partito per evitare di dover tenere il Congresso entro agosto.
La segretaria del Pd e il presidente del M5s condividono un comune destino: per arrivare a sfidarsi alle primarie dovranno superare le forche caudine delle norme. Quelle dello statuto del Pd per Elly Schlein. Quelle invocate da Beppe Grillo in un’aula di tribunale per Conte. Un passaggio obbligato che potrebbe ostacolarne il cammino verso i gazebo.
Vediamo le regole. Lo statuto del Pd – all’articolo 8, comma 2 – recita: “Il presidente dell’assemblea nazionale indice l’elezione dell’assemblea e del segretario nazionale sei mesi prima della scadenza del mandato del segretario in carica”. Schlein ha vinto le primarie il 26 febbraio del 2023. Il suo mandato scade il 26 febbraio del 2027. In base allo statuto il presidente dem Stefano Bonaccini dovrebbe convocare il congresso entro il 26 agosto prossimo. È del tutto improbabile che questo accada, come dimostra il fatto che nel Pd nessuno chiede di andare al congresso prima delle elezioni politiche. E tuttavia perché lo slittamento dell’assise sia certificato da un voto è necessario che lo decida l’assemblea nazionale del Pd. Fuori dai tecnicismi: è necessario che le correnti del Pd si mettano d’accordo per dare il via libera alla candidatura della segretaria. Cosa che – detto per inciso – avverrà solo dopo che Schlein avrà chiarito cosa intende fare nella composizione delle liste elettorali. Cioè quanti posti sicuri intenderà accordare alle varie anime del partito. In caso contrario, se Schlein non scendesse a patti con le correnti, queste potrebbero negarle lo slittamento del congresso.
Ben più arduo è il varco che deve superare Giuseppe Conte. Il leader M5s è alle prese con il ricorso in sede civile presentato a fine marzo 2026 da Beppe Grillo per rivendicare l’uso del nome e del simbolo del partito. Se il tribunale civile di Roma togliesse a Conte l’uso dei contrassegni, il presidente M5s sarebbe costretto a ricorrere contro la decisione rischiando di arrivare tardi rispetto all’appuntamento delle politiche. Nel frattempo l’uso di nome e simbolo gli sarebbe vietato. La prima decisione arriverà in tempi brevi: a quanto apprende Huffpost è stata presentata un’istanza cautelare al giudice che ha in mano il dossier. Per il 15 luglio il magistrato deciderà se Conte potrà presentarsi alle elezioni da leader del M5s oppure no. Nel frattempo, previdente, il partito ha deciso di sondare la base per stendere il programma elettorale. Il percorso di Nova 2 – così si chiama il monitoraggio interno – terminerà con l’estate. Solo dopo quella data, se i due leader avranno risolto le beghe normative interne, potranno tenersi le primarie.
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