Campo largo, tutti contro tutti
La sfida per Palazzo Chigi riaccende le divisioni: primarie, Ucraina e leadership.
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Il campo largo è già esploso. Schlein vuole guidarlo. Conte non ci sta. E la guerra per Palazzo Chigi comincia prima ancora della guerra elettorale contro Meloni. Il centrosinistra parla di unità, ma intanto si divide su leadership, primarie, Ucraina e alleanze. Un’alleanza che dovrebbe governare il Paese rischia di non riuscire nemmeno a governare se stessa.
Schlein ha scoperto le carte: «Se faremo le primarie, le vinceremo». È una candidatura a Palazzo Chigi senza più troppi veli. Il Pd vuole la leadership e la segretaria non intende lasciarla agli alleati. Prima il programma, poi l’accordo. Se l’accordo salta, si vota. E Schlein è già convinta di vincere.
Conte, però, non sembra disposto a consegnarle il campo. Il Movimento 5 Stelle vuole autonomia, pone condizioni e soprattutto pretende chiarezza sull’Ucraina. Schlein conferma il sostegno a Kiev e all’Ucraina aggredita dalla Russia. Conte chiede invece che venga chiarita la posizione sull’invio delle armi. Altro che programma comune: la prima crepa è già aperta.
Il problema è tutto qui. Il campo largo dovrebbe essere l’alternativa a Meloni. Invece è diventato il ring nel quale Schlein e Conte si contendono la leadership. Il Pd rivendica il proprio peso. Il Movimento 5 Stelle difende il proprio spazio. Renzi resta indigesto a Conte. E gli altri alleati aspettano di capire da quale parte convenga stare.
Prima ancora di scegliere come governare, stanno litigando su chi dovrà comandare.
E mentre l’opposizione si divide, Palazzo Chigi resta dall’altra parte. Meloni può aspettare. Gli avversari, invece, hanno fretta. Ma non sembrano avere ancora una direzione comune.
Schlein sostiene che il Pd sia «più unito che mai». Può darsi. Ma il problema non è più soltanto l’unità del Pd. È l’unità di tutto il centrosinistra. E quella è ancora tutta da dimostrare.
Conte, dal canto suo, può rivendicare autonomia e porre condizioni. Ma non può limitarsi ai veti. Se vuole governare deve spiegare con chi, come e per fare cosa. Perché una coalizione non nasce sommando i «no» a Meloni. Nasce quando gli alleati riescono a dire insieme almeno qualche «sì».
L’Ucraina è la prova più evidente. Due forze che aspirano a governare insieme non possono presentarsi agli elettori con posizioni inconciliabili su una guerra che riguarda direttamente l’Europa e la sicurezza internazionale. Prima o poi dovranno scegliere una linea comune.
Lo stesso vale per la leadership. Schlein dice «io ci sono». Conte non accetta una posizione subordinata. Le primarie potrebbero diventare la soluzione, ma anche il detonatore definitivo dello scontro.
Il rischio è che il campo largo diventi una coalizione costruita soltanto contro qualcuno. Contro Meloni, contro la destra, contro il governo. Ma essere contro non basta per governare.
Gli italiani dovranno sapere chi decide, quale programma viene proposto, quale politica estera viene seguita e quale maggioranza dovrebbe sostenere il futuro governo. Non possono essere chiamati alle urne per scoprire soltanto dopo il voto che gli alleati non erano d’accordo su nulla.
Schlein ha aperto la partita. Conte ha raccolto la sfida. Ora il centrosinistra deve decidere se vuole costruire una squadra o continuare la guerra dei leader.
Perché Palazzo Chigi non si conquista litigando tra alleati. E un campo largo che si spacca prima del voto rischia di non arrivare nemmeno al traguardo.
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