La direttiva europea non basta a colmare il gender pay gap
Sul Sole 24 Ore le riflessioni del Presidente del Cno, Rosario De Luca, sul tema della gestione salariale.
La direttiva europea 2023/970, finalizzata a garantire maggiore trasparenza nelle retribuzioni, non basta a contrastare il gender pay gap. Lo sostiene il Presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro, Rosario De Luca, su un editoriale pubblicato oggi sul Sole 24 Ore. Il divario retributivo di genere, infatti, “non risiede nei contratti collettivi che non prevedono trattamenti retributivi differenziati per genere né in un disallineamento salariale a parità di mansioni”. La “radice del problema” per il Presidente risiede “nelle ore effettivamente lavorate”. In Italia le donne lavorano meno rispetto ai colleghi uomini “non sempre per scelta, ma spesso per necessità”. E infatti, nel nostro Paese “l’incidenza del part-time involontario è molto più alta tra le lavoratrici che tra i lavoratori”. Diversi i fattori che generano tale situazione: “scarsità di servizi per l’infanzia a sostegno delle famiglie, insufficienza dei percorsi di cura per gli anziani ei disabili, distruzione del carico familiare ancora fortemente squilibrata”. La direttiva, secondo il Presidente, potrà essere utile “per sanzionare eventuali discriminazioni occulte oppure opacità nelle politiche retributive, ma non inciderà sulla partecipazione femminile al mercato del lavoro”. E allora la soluzione sta nel cambio di approccio: serve un “investimento strutturale e strategico sul lavoro femminile che aggredisca le radici profonde della disparità”. Tradotto: un potenziamento a livello territoriale degli asili nido e del sistema di servizi e sostegni economici alle famiglie con carichi di cura accessibili. Ma anche “politiche di conciliazione e incentivi per l’occupazione stabile delle donne, senza dimenticare la formazione per il reinserimento dopo la maternità, gli strumenti di flessibilità contrattata e la valorizzazione del merito”.
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