Il campo largo al fianco dei cespugli.
Pronto il ricorso alla Consulta dei centristi anti-Renzi.
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Partito Democratico e M5S insieme ai partiti non rappresentati in Parlamento, in protesta per la norma del Melonellum che prevede la raccolta di 6mila firme per collegio per presentare le liste. Favorendo così i partiti già seduti alla Camera e al Senato. Si sospetta un patto Renzi-FdI ma Italia Viva nega. Pronto il ricorso alla Corte Costituzionale, altrimenti resta aperta l’ultima via, quella dei gruppi parlamentari in extremis…
“Sicuramente proporremo un ricorso alla Corte costituzionale e se si vota a maggio, i tempi per la pronuncia ci sono”. Luca Pirondini, il senatore che per i Cinque Stelle segue la legge elettorale, è sicuro: la battaglia contro la riforma elettorale è appena iniziata. In piazza, davanti al Senato, ci sono i supporter di Alessandro Onorato, l’assessore capitolino che ha dato vita al Progetto civico Italia, insieme a quelli di Rifondazione Comunista, di Ora!, di Volt. A parte Rifondazione, sono le liste centriste che contendono la rappresentanza del centro a Matteo Renzi. Per sostenerle arriva praticamente tutta la coalizione, con l’esclusione va da sè di Italia Viva.
Matteo Renzi è il convitato di pietra. Megafono alla mano, Onorato allude a quel “qualcuno che possa aver ispirato la norma” che obbliga i cespugli non rappresentati in Parlamento a raccogliere per presentare le liste alle prossime politiche 6mila firme per collegio, e non 1500 come vuole la norma in vigore. Renzi, secondo la vulgata, avrebbe stretto un patto con FdI. Dalle parti di Italia Viva ovviamente negano. “E’ un colpo di mano, un attacco alla democrazia”, dice in ogni caso l’assessore capitolino. A stringergli la mano è arrivato anche Giuseppe Conte. Quando il leader pentastellato prende la parola, alle sue spalle sventola una gigantografia di Che Guevara. “Mi associo a questa manifestazione di protesta perché stiamo parlando di una norma illiberale, una barriera oscena. Meloni è entrata in Parlamento e siede a Palazzo Chigi grazie a 40mila firme. Adesso ne chiede agli altri 400mila. Così si difende la casta. Noi non ci stiamo”, dice Conte.
Un modo per aiutare i centristi anti-Renzi, in effetti, ci sarebbe. A norma dell’emendamento Zedda, se si costituisse una componente del gruppo misto – alla Camera, al Senato è precluso dal regolamento – Onorato dovrebbe raccogliere solo 1500 firme, come vuole la legge attuale. È necessario che prima dell’entrata in vigore della norma, e cioè indicativamente per metà ottobre, tre deputati costituiscano il gruppo di Onorato. A quanto spiegano fonti dem e M5s i lavori sono in corso, il prestito è possibile. Ma quella è l’arma dell’emergenza, in prima battuta il centrosinistra preferisce continuare a chiedere al Quirinale di esercitare la moral suasion, ma soprattutto prepara il ricorso alla Consulta. “Su questo come su altri aspetti – dice Pirondini ad Huffpost – i tempi per intervenire ci sono. Ci sono diversi aspetti di incostituzionalità. Noi siamo pronti, con il possibile intervento di un comitato”.
A sostenere questa linea in piazza ci sono tra gli altri Ismaele La Vardera, probabile candidato alle regionali in Sicilia, l’ex europarlamentare M5s Dino Giarrusso, il leader dei Verdi Angelo Bonelli. Onorato ringrazia anche Nicola Fratoianni e Elly Schlein. La segretaria dem non fa in tempo a presentarsi in piazza, ma per il Pd c’è Francesco Boccia, il capogruppo dei senatori. “Questa legge si schianterà contro la Consulta”, prevede Boccia, secondo il quale la “presidente del consiglio lavora per sopravvivere ed avendo fallito su tutto il resto, non trova di meglio che conservare il potere cambiando le regole del gioco”. Sulla partita il Quirinale mantiene una vigile attenzione, senza tuttavia poter intervenire a lavori in corso. “Il presidente starà sicuramente verificando quello che accade non c’era bisogno del nostro appello”, dice Onorato, attento a non fare gaffe con il Colle. “Ci vogliono far fuori perché Progetto civico è oggettivamente l’unica novità che può allargare il centrosinistra”. Ben più pesante la critica che arriva da Rifondazione: “Al potere ci sono gli eredi del fascismo e della loggia P2 – dice al megafono il segretario Maurizio Acerbo – vanno cacciati perché sono una minaccia ai diritti di libertà, perché vogliono il regime”. Gli alleati alzano le sopracciglia. Sperano che ci pensi la Consulta.
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