Anche il fantasma di Gelli aleggia sulla giustizia italiana
È morto da dieci anni, ma ancora gli riconosciamo uno straordinario potere: quello di rendere buona o cattiva una causa, a seconda che l'approvi o l'avversi.
Siamo appena all’inizio di una campagna referendaria, tutto fa pensare che ne sentiremo molte altre di panzane e di corbellerie
Scandalo e vesti stracciate, per le affermazioni del ministro della Giustizia Carlo Nordio: “Io non conosco il piano della P2. Posso dire che se l’interpretazione o meglio l’opinione del signor Licio Gelli era un’opinione giusta, non si vede perché non si dovrebbe seguire perché l’ha detto lui”. Siamo al banale tipico del maresciallo Jacques de Chabannes, signore di Lapalisse. Ma d’accordo, cerchiamo pure di seguire il filo di logica degli scandalizzati: a Gelli, maestro venerabile della massonica loggia P2, evocato perché autore del “piano di rinascita” che prevedeva l’introduzione della separazione delle carriere del giudice da quella del pubblico ministero, si continua ad attribuire, nonostante sia morto da dieci anni, uno straordinario potere: quello di rendere buona o cattiva una causa a seconda che l’approvi o l’avversi. Cosicché la causa della “separazione” va avversata perché il capo della P2 la gradiva e auspicava.
Se Gelli ha davvero questo potere, si deve essere coerenti. Se i sostenitori della “separazione” delle carriere sono epigoni della P2, si sarebbe tentati di sostenere che il Movimento 5 Stelle, il Partito Democratico, quasi tutto il Parlamento, sono dolosi e consapevoli, fattivi e pervicaci, complici di Gelli: perché il venerabile era favorevole anche – si legga l’intero “piano di Rinascita” – alla riduzione dei parlamentari, ne costituiva uno dei piani cardine: una riforma realizzata, come è noto, su impulso del M5s a cui il Pd e altri partiti presenti in Parlamento si sono prontamente accordati.
Spacciare come autentiche interviste che Giovanni Falcone non ha mai rilasciato; evocare i fantasmi gelliani… Siamo appena all’inizio di una campagna referendaria, tutto fa pensare che ne sentiremo e ne leggeremo molte altre, di panzane e di corbellerie. Ennesimo siparietto di quell’osservazione di Ennio Flaiano che nel suo “Diario notturno” definisce “la situazione politica grave ma non seria”.
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