Cos'è il Piano Mattei: ecco perché si chiama così e cosa prevede
L'espressione è stata scelta dal governo di Giorgia Meloni per sintetizzare un piano strategico per la costruzione di un nuovo partenariato tra Italia e Stati africani, un piano energetico e sociale per il continente che richiama il nome dell’ex presidente Eni scomparso nel 1962.
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Di Mattei si vuole emulare l’approccio “non predatorio” nei confronti dell’Africa da parte europea, volto alla promozione di uno sviluppo sostenibile e duraturo
Una platea di 25 capi di Stato e di governo, cui si aggiungono i ministri di un’altra ventina di Paesi africani. E un percorso che vedrà l’avvio con alcuni progetti pilota e che passerà, già a febbraio, con la riunione della prima cabina di regia del Piano Mattei. Sono le tappe del piano per l’Africa che il governo inizia a concretizzare con il vertice inaugurato oggi al Senato. Una sede scelta anche per sottolineare “la centralità del Parlamento nella definizione del Piano Mattei”.
Il vertice è l’occasione per la presentazione dei principi generali del Piano Mattei e della sua metodologia, “ispirata a un approccio ‘globale’ e ‘non-predatorio’, a fornire risposte alle esigenze rappresentate dal Continente africano, riconoscendo la centralità della condivisione dello sviluppo socioeconomico sostenibile e delle responsabilità per la stabilità e la sicurezza quale fondamento di rapporti duraturi di reciproco beneficio tra l’Africa e l’Europa”. Piano Mattei è, infatti, l’espressione scelta dall’esecutivo capeggiato da Giorgia Meloni per sintetizzare un piano strategico per la costruzione di un nuovo partenariato tra Italia e Stati del Continente africano, un piano energetico e sociale per il continente che richiama il nome dell’ex presidente Eni scomparso nel 1962. Proprio di Mattei si cerca di emulare quello che viene deifinito un approccio “non predatorio” nei confronti dell’Africa da parte europea, volto alla promozione di uno sviluppo sostenibile e duraturo.
Questo l’obiettivo del Piano per la maggioranza di governo. Una “scatola vuota”, invece, secondo le opposizioni, che non prevederebbe risorse e progetti concreti per investimenti. Il Piano si riempirà di contenuti, replicano governo e maggioranza, che dovrebbero essere definiti in collaborazione tra Italia e Paesi africani, proprio a partire da quanto emergerà dalla Conferenza odierna. “Finora non ha funzionato un certo approccio paternalistico e predatorio”, ha spiegato Meloni. “Quello che va fatto in Africa non è carità, ma partnership strategiche da pari a pari”, ha aggiunto la premier. Stando alle indiscrezioni, il progetto mirerebbe a mobilitare almeno 4 miliardi di fondi italiani nell’arco dei prossimi cinque-sette anni, coinvolgendo, per quanto possibile, tutto il sistema Italia. Il nostro Paese, nell’idea del Piano Mattei, farebbe da apripista a un maggiore coinvolgimento anche dell’Unione europea e delle istituzioni internazionali. In questo senso si spiegano le adesioni al massimo livello dei rappresentati europei, Von der Leyen, Michel e Metsola così come delle agenzie dell’Onu.
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