Grillo fa più paura al Pd che a Conte
Le tensioni nel Movimento preoccupano i dem: un Conte indebolito rischia di compromettere gli equilibri del campo largo.
In evidenza
Bel paradosso: il capo dei Cinque stelle è sempre vissuto come una minaccia a Schlein ma, se il garante gli fa male, è una grana per tutto il Campo largo. Per ora lo si difende. Più avanti, chissà…
Ora che Giuseppe Conte è sotto il tiro incrociato delle accuse di Beppe Grillo e della minaccia di candidatura di Alessandro Di Battista, nel Pd è suonato l’allarme. “Se crolla Conte, crolla il Campo largo. Non ce lo possiamo permettere”, dicono dal Nazareno, dove è scattato il soccorso rosso nei confronti del leader M5s.
Prima ancora di leggere i sondaggi, deputati e dirigenti dem guardano con preoccupazione alla rissa nella galassia Cinque Stelle su chi, tra Grillo e Conte, si sia macchiato della colpa più grave: sostenere Mario Draghi. È un segnale di quel che potrebbe avvenire nei prossimi mesi, con il partito di Conte scalato da Di Battista e Grillo, esattamente come Vannacci sta svuotando i consensi della Lega, e in parte anche di FdI.
Ma anche i sondaggi hanno il loro peso. In questa fase al Pd non interessano le stime sul possibile partito di Di Battista. È troppo presto – spiegano – per una valutazione ponderata, anche se Antonio Noto ed altri istituti prevedono un potenziale che va tra il 3 e il 5 per cento. Più che sulla creatura di Dibba, i Dem sono concentrati sulla tenuta del M5s contiano. L’ultima rilevazione, condotta da Youtrend per Agi, fa la media di cinque sondaggi condotti dal 16 luglio scorso e attesta una timida crescita del partito di Conte (+0,2). Ma è una stima poco indicativa dell’effetto Grillo, perché delle cinque rilevazioni su cui si basa la media, solo una è stata condotta il 29 luglio, giorno in cui il fondatore del M5s è tornato sulla scena accusando i contiani di aver tradito il messaggio originario del Movimento. Le altre 4 sono tutte precedenti. In sostanza, l’effetto Grillo-Di Battista non è ancora stato pesato.
Ciò non toglie che i Dem siano molto preoccupati. Cosa che ha del paradossale: perché Conte è vissuto dai dem come una perenne minaccia. Ma è evidentemente una minaccia che va tenuta in salute, nell’interesse di tutti. La scena si ripeterà mercoledì 5 agosto quando il presidente del M5s sarà audito in commissione d’inchiesta Covid sulla gestione della pandemia. FdI spera di metterlo talmente in difficoltà da intaccarne la pretesa di essere il competitor di Meloni. Al Pd, tutto sommato, potrebbe convenire. Ma non ora: il partito di Schlein sarà schierato a difesa dello scomodo alleato, a cominciare dal capogruppo al Senato Francesco Boccia, tra i più attivi nella difesa del presidente M5s.
“Comprendiamo che Conte è in difficoltà. L’unica cosa che possiamo fare è stargli vicino e porgere sempre l’altra guancia…”, scherza un alto dirigente dem, interpellato dall’Huffpost. E aggiunge: “Per ora osserviamo quello che accade. Poi a settembre valuteremo”. Sotto osservazione è tutta un’area del M5s, da Virginia Raggi a Chiara Appendino, che potrebbe convergere con Di Battista quando questi ufficializzasse la discesa in campo. Sul Tav in val di Susa e sul termovalorizzatore a Roma – dicono i Dem – potrebbe saldarsi un nuovo collante tra i M5s delle origini.
Alla finestra sta tutta l’ala del Pd considerata più vicina al leader M5s. Francesco Boccia, che di Conte è stato ministro, è il capofila. L’altro è Goffredo Bettini, esponente autorevole della sinistra romana. Nell’ultimo numero di Rinascita, il periodico fondato da Palmiro Togliatti che Bettini ha ripubblicato, sostiene la necessità di trovare un “garante per la coalizione”, rinviando la scelta del possibile premier a dopo il voto. Bettini di fatto ha lavorato per evitare le primarie, e con lui altri esponenti, come il tesoriere Michele Fina, nella convinzione che l’indicazione di un capo della coalizione candidato a fare il premier risponda a una logica da premierato, alla Meloni.
“Le primarie presentano rischi non da poco. Chi dovesse vincere dovrà comprendere bene che il compito difficile che si troverà davanti è rappresentare tutti, ma davvero tutti gli altri partiti della coalizione”, avverte Bettini. Considerato vicino a Conte è anche Alessandro Onorato, l’assessore romano che sta mettendo su una lista centrista tra gli amministratori locali – ieri ha incassato l’adesione del siciliano Ismaele La Vardera. Il trait d’union tra centristi e sinistra per Conte sarebbe il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, presidente dell’Anci e già ministro di Conte. Vicini a Conte sono poi spezzoni del cosiddetto correntone di Montepulciano, l’area politica che riunisce l’80 per cento delle correnti dem. Dario Franceschini fa da pontiere con l’ex premier.
A complicare il quadro, la difficoltà a chiudere l’accordo del campo largo nelle città che vanno al voto nel 2027. A Roma in primo luogo. Roberto Gualtieri non ha chiuso per ora con Avs e M5s, a Roma rappresentata da Virginia Raggi, per divergenze sul termovalorizzatore e sullo stadio della Roma. A margine di una inziativa pubblica al Pigneto, il sindaco e la segretaria ne hanno discusso animatamente.
Tutti cercano di valutare se il M5s terrà all’urto di Grillo e Di Battista, ormai dato per certo. Oltre che i dati percentuali, c’è da ammortizzare la prevedibile radicalizzazione dei M5s. Per questo in vista del voto di mercoledì prossimo sulla clausola di salvaguardia, Pd e M5s stanno cercando di scrivere un testo comune. Elly Schlein osserva a distanza tutto questo lavorio. La segretaria doveva tenere un’assemblea nazionale dem entro il mese di agosto, per rinviare il congresso. Ma non l’ha fatto. Se si votasse ad aprile, o più in là, ci sarebbe il tempo per tenere le primarie del Pd. Con Conte sotto botta, Schlein prenderebbe il largo.
Altre Notizie della sezione
Prosegue il botta e risposta a distanza tra Beppe Grillo e M5s.
31 Luglio 2026Grillo rilancia il caso Draghi con un video, Conte replica: nel M5S continua lo scontro sulla memoria e sull'identità politica.
La sicurezza non cancelli lo Stato di diritto
30 Luglio 2026Gabrielli boccia il decreto Sicurezza, critica il populismo penale e avverte: «La paura non governi le istituzioni».
Il M5S ha perso la sua identità, si sono montati la testa senza leggere le istruzioni
29 Luglio 2026Beppe Grillo rompe il silenzio con un post sul blog: M5s doveva cambiare la politica, la politica ha cambiato loro.
