Anno: XXVIII - Numero 175    
Mercoledì 16 Settembre 2026 ore 13:30
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Grillo, guerra totale a Conte

Il fondatore spara sul M5S: “Zero Stelle”. E ora può arrivare la lista anti-Conte.

Grillo, guerra totale a Conte

Il Movimento 5 Stelle è arrivato al punto più surreale della sua storia: il fondatore che dichiara guerra alla creatura che ha fondato. Beppe Grillo non si limita più a prendere le distanze da Giuseppe Conte. Lo colpisce al cuore, delegittimando il Movimento che oggi porta il suo nome. “Movimento Zero Stelle”: quattro parole che valgono più di un comunicato politico e che suonano come una condanna senza appello. Per Grillo, il M5S di Conte non sarebbe semplicemente cambiato: sarebbe diventato il contrario di ciò che era.

E adesso la guerra rischia di uscire dai social e dalle battute per entrare direttamente nelle urne.

L’ipotesi che agita il Campo largo è quella di una lista costruita da Grillo alla sinistra del M5S. Non una nuova creatura politica per conquistare il Paese, ma una possibile arma per colpire Conte proprio dove fa più male: nei voti. Le indiscrezioni non sono ancora un progetto ufficiale, ma il solo fatto che l’ipotesi circoli con insistenza racconta quanto profonda sia diventata la frattura.

Sarebbe una vendetta politica di proporzioni clamorose: l’uomo che ha creato il Movimento potrebbe presentarsi alle elezioni per sottrarre consensi all’uomo che lo ha trasformato, portandolo dentro il centrosinistra e allontanandolo definitivamente dal grillismo delle origini.

Una guerra familiare combattuta con le schede elettorali.

E il paradosso è devastante. Il movimento nato per mandare in pensione i partiti tradizionali è ormai intrappolato nella più tradizionale delle guerre di potere: leadership, simbolo, nome, identità, controllo e successione. Quello che doveva essere il laboratorio della nuova politica rischia di diventare il teatro di una resa dei conti personale e politica senza precedenti.

Grillo ha già portato lo scontro sul terreno giudiziario, contestando a Conte la titolarità del nome e del simbolo del Movimento 5 Stelle. Ora, con quel “Zero Stelle”, torna a combattere sul terreno politico. E il messaggio è impossibile da fraintendere: Conte può avere il controllo del Movimento, ma Grillo non riconosce la sua creatura nella versione contiana.

È questo il punto più esplosivo.

Perché il problema di Conte non è soltanto Grillo. È ciò che Grillo può risvegliare.

Una parte dell’elettorato che ha votato il M5S agli esordi non si riconosce nella sua trasformazione in forza progressista. Per quella componente, il Movimento di oggi è diventato troppo istituzionale, troppo compromesso con le alleanze, troppo lontano dalla radicalità originaria. È esattamente quel malessere che Grillo potrebbe provare a intercettare.

E se riuscisse a farlo, anche soltanto parzialmente, il danno per Conte sarebbe enorme.

Perché al Campo largo non servono necessariamente grandi percentuali per perdere. Bastano voti dispersi, consensi sottratti nei collegi decisivi, una manciata di punti che cambiano il risultato dove il margine è più stretto. Una lista di Grillo potrebbe dunque non avere bisogno di diventare grande per diventare politicamente devastante.

Il tempismo, poi, è tutt’altro che irrilevante.

Il 21 settembre Grillo tornerà a parlare pubblicamente ospite di “Pulp”, il podcast di Fedez e Mr Marra. L’appuntamento arriva appena dopo la chiusura di “Nova”, la consultazione attraverso cui il M5S sta contribuendo alla definizione del programma della coalizione progressista.

Conte costruisce il suo nuovo Movimento. Grillo prepara la possibile demolizione di quello stesso Movimento.

Se le indiscrezioni sulle “grosse sorprese” annunciate per il podcast dovessero tradursi in un’iniziativa politica, il colpo di scena sarebbe enorme. E soprattutto arriverebbe nel luogo meno controllabile dai vertici del M5S: uno spazio mediatico capace di parlare direttamente a un pubblico giovane, trasversale e molto più vasto dei militanti e degli iscritti.

Non è detto che Grillo annunci una lista. Non è detto che voglia davvero tornare in campo. Ma ormai il problema per Conte è un altro: Grillo non ha bisogno di fondare domani un nuovo partito per danneggiarlo. Gli basta continuare a mettere in discussione la legittimità politica del Movimento che oggi porta avanti la sua eredità.

Il “Movimento Zero Stelle” è, in questo senso, qualcosa di più di una battuta. È una dichiarazione di guerra.

Grillo sta dicendo che il M5S di Conte non rappresenta più il progetto originario. Conte, dal canto suo, ha costruito un Movimento che vive politicamente senza il suo fondatore. Ma proprio questa emancipazione potrebbe aver trasformato la separazione in una guerra di rancore politico.

Il fondatore contro il successore. L’origine contro la trasformazione. Il grillismo contro il contismo.

E in mezzo c’è il Campo largo, che rischia di diventare il campo di battaglia.

Perché mentre Pd, M5S e alleati cercano faticosamente di costruire una possibile alternativa alla destra, la principale forza populista della sinistra italiana rischia di presentarsi alle prossime elezioni con una ferita aperta al proprio interno. Una ferita che Grillo potrebbe avere tutto l’interesse a tenere sanguinante.

La domanda, allora, non è più soltanto che cosa resterà del M5S.

La domanda è quanto Grillo sarà disposto a fare per impedire a Conte di appropriarsi definitivamente della sua eredità politica.

Il 21 settembre potrebbe arrivare una risposta.

E se arriverà una lista, la battuta “Movimento Zero Stelle” smetterà di essere una provocazione da WhatsApp per diventare il manifesto di una vendetta politica.

Grillo potrebbe aver perso il Movimento. Ma sembra deciso a non lasciare a Conte la vittoria.

 

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