Anno: XXVIII - Numero 174    
Martedì 15 Settembre 2026 ore 13:30
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Riecco il partito del No

Il 25 settembre battesimo del fuoco a Napoli per il movimento che raccoglie l’eredità del fronte anti Nordio. E che si candida a diventare costola movimentista del Campo largo.

Riecco il partito del No

La chiave è “l’emergenza costituzionale”. L’orizzonte politico-culturale è progressista. La ratio è replicare il successo del partito del No. Anzi, riconvertire la mobilitazione referendaria in attivismo civico nella campagna per le Politiche. Ecco l’orizzonte che ha spinto la costituzionalista Giovanna De Minico e il magistrato Luigi Picardi, entrambi napoletani, a promuovere “Officine Costituzione”. Non è un partito: è un movimento politico-intellettuale. E non si tratta di un inedito: i prodromi dell’iniziativa risalgono all’immediato post referendum, quando alcuni tra i soggetti che avevano animato il fronte del No, dall’Arci all’Associazione partigiani fino a Libera, si erano riproposti quale “presidio per la libertà e la giustizia sociale”.

Si era passati per il 30 giugno a Roma al Teatro de’ Servi, dove l’ex galassia anti Nordio era stata riconvocata da “Costituzione e libertà”, circolo animato dall’ex consigliere Rai e deputato dem Roberto Zaccaria, che aveva spostato sulla riforma elettorale l’obiettivo dei civici filo-magistrati. Ora due fra i protagonisti dell’attivismo che coniuga la “protezione” della magistratura con altre battaglie anti-governative, De Minico e Picardi appunto, tirano le reti e propongono Officine Costituzione. La parola “officine” rimanda alla tradizione culturale progressista, “Costituzione” all’impegno per il No alle carriere separate. Una buona sintesi. Che sarà presentata a Napoli venerdì 25 settembre presso il centro culturale Domus Ars, in via Santa Chiara, a pochi passi dal monastero di una delle più struggenti melodie del repertorio classico partenopeo.

Il manifesto di Officine Costituzione è chiarissimo, lampante: «La storia del Comitato ‘Giusto Dire No’ è un’eredità da non disperdere, ma noi vorremmo andare oltre, nell’oggetto e nel metodo, senza presunzione. L’oggetto», si legge nel documento, «non è solo la difesa della magistratura, perché altre Istituzioni e Valori di base del nostro assetto costituzionale sono sotto attacco continuo. È un’emergenza costituzionale», eccola, «che, se si realizzasse nel suo complesso, comprometterebbe l’unità della Repubblica». Un allarmismo mobilitante in perfetta sintonia con l’apocalisse prefigurata in caso di vittoria del Sì alla riforma Nordio.

Nel mirino, ci sono diverse riforme dell’attuale maggioranza, sia quando incrociano la magistratura, come nel caso della legge Foti su giudici e pm contabili, sia là dove la Consulta ha già posto rimedio, come per la legge Calderoli sull’autonomia. È proprio attualità un po’ claudicante dei motivi d’allarme a connotare in modo chiaramente politico la mobilitazione di Officine Costituzione. Ciò non toglie che l’attivismo prometta di essere proficuo. Perché l’allarmismo costituzionale, cioè per il presunto “attacco” a “Istituzioni e Valori”, ha una buona presa sul sentimento antipolitico. Ed è esattamente sul versante della disillusione diffusa che la “creatura in formazione” dei giuristi antigovernativi sembra poter avere un potenziale aggregativo. Quantificarlo, quel potenziale, è arduo.

L’allerta è tenuta alta dalla legge elettorale, già impallinata all’evento del 30 giugno, quando in prima linea si è schierato Enrico Grosso, già presidente del disciolto comitato “Giusto dire No” a cui De Minico e Picardi fanno riferimento nell’incipit. La loro piattaforma è aperta «a chiunque voglia prendere parte alla discussione che avviamo, non solo con i giuristi, accademia e mondo giudiziario, ma anche con la società civile presente nel parterre. Il metodo è l’antico criterio della democrazia partecipata». Frase che rivela in modo chiaro l’ambizione movimentista. E ancora: «Vorremmo cogliere il bisogno dove nasce: principalmente dalle aspettative delle Ragazze e Ragazzi del Mezzogiorno». Riferimento alla decisiva, travolgente mobilitazione dei ventenni per il No al referendum.

«Chi fosse interessato a essere parte attiva dei lavori di Officina è invitato a farlo, cominciando col partecipare all’Evento del 25 settembre, ore 16, il primo di una serie di incontri in programma. L’evento sarà anche l’occasione per aderire alla Officina, per chi lo volesse». Il quadro delle ambizioni è completo. Una docente di Diritto costituzionale come De Minico e un ex presidente di Tribunale (a Nola e Napoli Nord) come Picardi, si diceva. Ma la connotazione togata di Officine Costituzione non deve far credere a un rapporto organico con l’Anm. Dal sindacato dei magistrati, anzi, è filtrata l’indiscrezione di un certo disappunto per l’assenza dell’associazionismo giudiziario dal parterre partenopeo. Ma si tratta di pretese coltivate solo da sporadiche voci nelle correnti, ancora troppo impegnate nella campagna elettorale per il Csm per potersi confondere con iniziative di tutt’altro significato.

Il manifesto di Officine garantisce di voler avanzare proposte «non solo alla maggioranza di turno, ma anche all’opposizione, perché crediamo fermamente nel dialogo con tutte le forze politiche», e qui il “ma anche” era superfluo. Il panel, si diceva, è ricco. Dopo l’introduzione in cui De Minico e Picardi spiegheranno “Perché Officine Costituzione” (di cui saranno co-presidenti), dibatteranno della “Riforma della Giustizia” il viceministro Francesco Paolo Sisto, il vicepresidente 5S della Camera Sergio Costa e tre magistrati: Ernesto Aghina, Giovanni Giacalone e Francesco Maria Vicino. Picardi sarà presente anche nel successivo tavolo sulla Corte dei Conti. Intermezzo affidato alla magistrata genovese che ha promosso la “Casa della Costituzione”, Alessandra Galli, e allo scrittore Maurizio de Giovanni. Di “Autonomia differenziata” parlerà, tra gli altri, il deputato dem Piero De Luca. De Minico interverrà anche al dibattito conclusivo sulla riforma elettorale. Chiuderà il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi. È un evento politico. Forte. Il seguito tra i cittadini è ancora da verificare. Ma le intenzioni, quelle sì, ci sono tutte.

Di Errico Novi su Il Dubbio

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