Anno: XXVIII - Numero 170    
Mercoledì 9 Settembre 2026 ore 13:30
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La vittoria di AfD segnale all’Occidente.

Fausto Bertinotti ha analizzato il successo dell’AfD e criticato sia la linea del governo Meloni sia l’alternativa costruita dal centrosinistra.Fausto Bertinotti ha analizzato il successo dell’AfD e criticato sia la linea del governo Meloni sia l’alternativa costruita dal centrosinistra.

La vittoria di AfD segnale all’Occidente.

L’ex presidente della Camera richiama ideologia, disagio sociale e rancore. Su Meloni: «Retorica insopportabile», ma il centrosinistra è «inadeguato»

Bertinotti ha analizzato il successo dell’AfD e criticato sia la linea del governo Meloni sia l’alternativa costruita dal centrosinistra?

«Siamo di fronte a un fenomeno profondo che investe tutto l’Occidente e che mette in discussione non questa o quella parte politica ma la modernità intera». Così l’ex presidente della Camera Fausto Bertinotti commenta al Dubbio la vittoria di Afd in Sassonia-Anhalt, spiegando che «la sinistra ha sottovalutato il peso dell’ideologia ma segnali in controtendenze come la grandi piazze di giovani per Gaza ci sono, occorre che la politica abbia un sussulto e li ascolti». E sul Campo largo è netto: «La retorica della presidente del Consiglio è insopportabile ma l’alternativa del centrosinistra è inadeguata».

Presidente Bertinotti, che effetto le ha fatto la vittoria schiacciante di Afd in Sassonia-Anhalt, peraltro annunciata dai sondaggi?

Più che i sondaggi quello che era visibile da tempo è l’onda lunga che si infrange sulla modernità e che dà luogo a fenomeni come questo che chiedono anche a chi li avversa radicalmente di disporsi a chiavi interpretative le quali a loro volta richiedono una messa in discussione di tanti elementi costitutivi della cultura corrente. Siamo di fronte a un fenomeno enorme. È la piccola punta di un iceberg, perché la tendenza che tale punta illumina politicamente investe tutto l’Occidente. Il termine onda nera può sembrare fuorviante e è in parte persino lo è perché un fenomeno nuovo, reazionario ma inedito. Mai chiaro che con la mente si torna d’istinto agli anni ’30.

Vede dunque delle analogie?

Prima di allora c’era la Repubblica di Weimar e noi prima di Afd e della crescita della destra abbiamo avuto una lunga premessa cioè i 30 anni gloriosi in tutta Europa. In Italia, abbiamo assistito alla straordinaria stagione delle lotte studentesche, femministe e operaie che hanno cambiato il Paese dagli anni ’70. Ma ora siamo di fronte a un passaggio che richiede non solo la messa in campo di una forza politica ma prima ancora culturale. Del resto ci saremmo mai aspettati un’America Latina così spostata a destra? Per non parlare degli Stati Uniti, non tanto per Trump ma per il mondo che sostiene Trump. Leggere Vance vuol dire scoprire un altro mondo politico. Siamo di fronte a un fenomeno profondo che investe tutto l’Occidente e che mette in discussione non questa o quella parte politica ma la modernità intera.

Ha citato giovani e operai, cioè coloro tra i quali Afd ha le percentuali maggiori: come se lo spiega?

Se uno guarda la storia se lo spiega come uno dei tanti rovesci che sono intervenuti. Non è che il nazismo nasce nel cielo dei ceti politici abbienti, così come il fascismo: le camicie nere non erano composte da gente della Ztl. Mi perdoni la citazione marxiana ma la classe operaia è tale in sé, cioè la sua realtà, e per sé, cioè la sua ideologia. Ed è quindi insieme una realtà sociale con delle richieste materiali a livello ad esempio di salario e contemporaneamente è un’ideologia. Per lungo tempo è stata sottovalutato, anche da sinistra, il peso dell’ideologia. Nei momenti di rovesciamento del conflitto di classe, cioè quando sono i padroni a combattere contro i lavoratori e non viceversa, riemerge una grande questione ideologica alla quale occorre sapere rispondere.

Dunque, l’ideologia rappresentata dalla destra estrema funziona meglio di quella su cui si sono fondati decenni di benessere e pace in Europa?

L’ideologia costituisce un mantello protettivo sulla testa della gente a partire dai ceti più disagiati, anche perché questa ideologia può alimentare un elemento che nella crisi sociale si diffonde molto e che è il rancore. Una somma di solitudini rancorosa verso l’alto, verso le élite. Ci dovrebbero aiutare molto i pensatori della sconfitta del movimento operaio. Gramsci ad esempio, o Benjamin, cioè coloro che hanno riflettuto molto sulla sconfitta. Pensatori colpevolmente dimenticati. «Quando il vecchio mondo è morto e il nuovo mondo fatica ad affermarsi, in quel crepuscolo crescono i mostri», diceva Gramsci. La classe operaia non vota, votano gli operai e le operaie aggravati dalla condizione sociale in cui spopola il risentimento, visto che giustamente si ritengono puniti dell’economia, dalla società e dalla politica.

C’è anche una questione internazionale, con Afd filorussa e contro le élite europee filoucraine: che ne pensa?

Il vincitore delle elezioni in Sassonia-Anhalt si è presentato guidando lo scooter del tempo della DDR. Che cosa ci dice questo? In Goodbye Lenin c’è la nostalgia: ebbene, in Occidente si è sempre puntato l’accento sulla repressione, che pure c’era, ma si è dimenticato della condizione di tranquillità sociale, di egualitarismo che c’era all’epoca. I russi non apparivano come dei privilegiati ma come delle truppe sì di occupazione ma povere. Insomma, non apparivano come nemici. Ed è così vero che Merkel, che non causalmente veniva dall’Est, ha sempre avuto un atteggiamento dialogante rispetto all’Est medesimo.

Col senno di poi, diversi analisti giudicano quell’atteggiamento fin troppo accondiscendente nei confronti di Putin…

Tolto Putin e la sua propensione di guerra, la formula secondo cui l’Europa va dall’Atlantico agli Urali ha una sua valenza culturale, politica e storica. E oggi quella memoria viene usata da destra contro il liberalismo e il mercato che hanno aggravato le condizioni di disagio. Non è giustificatorio, ma serve a capire cosa è accaduto di conseguenza e cosa sta accadendo anche oggi.

In Italia mentre Salvini e Vannacci esultano Meloni si dice distante da Afd, con il Campo largo che cerca delle soluzioni per evitare che il disagio trovi conforto a destra: ci riuscirà?

Questo è un altro discorso. Al di là dell’insopportabile retorica della presidente del Consiglio e della insormontabile inadeguatezza della costruzione del centrosinistra, penso che la sfida di cui abbiamo parlato fin qui richiede un mutamento radicale del fare politica. Se vogliamo giocare d’anticipo bisogna cambiare totalmente il paradigma del fare politica. Occorre scendere, per viverla e pre restarci, nella realtà sociale. Oltrepassare quella sorta di linea di faglia che separa il popolo dalla parte alta della politica e delle istituzioni è un’operazione di igiene, prima che di politica. Senza la rottura di questo paradigma non c’è salvezza. La politica oggi appare lontana per tanta parte della popolazione che vive un disagio.

Ad esempio?

Basti pensare a Ilva. Vengono annunciati licenziamenti di massa e non c’è un minimo sussulto della politica che dica “questo no”. Ma attenzione: nella società di oggi ci sono migliaia di segnali che vanno in controtendenza rispetto a quello che abbiamo detto finora, basta pensare alle grandi piazze dei giovani per Gaza, ma la politica non è in grado di coglierli. Le soluzioni ci sono, occorre mettere l’orecchio al terreno come facevano gli indiani e ascoltare i segnali, anche positivi, che arrivano da lontano.

Giacomo Puletti da Il Dubbio

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