Anno: XXVIII - Numero 171    
Giovedì 10 Settembre 2026 ore 13:30
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Vannacci spacca il centrodestra

Il sondaggio Noto per Porta a Porta fotografa una coalizione divisa sull’ex generale, mentre Meloni resta saldamente in testa.

Vannacci spacca il centrodestra

Vannacci non è più un incidente di percorso. È diventato un problema politico che il centrodestra non può più permettersi di ignorare. L’8% attribuito a Futuro Nazionale dal sondaggio dell’Istituto Noto per Porta a Porta, quasi il doppio rispetto al giugno scorso, mette gli alleati davanti a un bivio: aprire le porte all’ex generale o rischiare di ritrovarselo contro.

E gli stessi elettori di centrodestra sembrano aver già capito la portata della questione. Il 45% vorrebbe Futuro Nazionale dentro la coalizione guidata da Giorgia Meloni, mentre il 34% preferirebbe una corsa autonoma. Numeri che certificano una realtà difficile da nascondere: Vannacci è ormai entrato a pieno titolo nella partita per il futuro del centrodestra.

Il dato più clamoroso non è soltanto la crescita del movimento dell’ex generale. È la posizione che Futuro Nazionale potrebbe assumere nello scacchiere politico. Con l’8% dei consensi, secondo la rilevazione Noto, il partito di Vannacci supererebbe Forza Italia e si collocherebbe ben al di sopra della Lega. Non più una formazione di testimonianza, dunque, ma un soggetto potenzialmente decisivo.

Le intenzioni di voto

Partito o coalizione

Consensi

Fratelli d’Italia

27,5%

Partito Democratico

19,5%

Movimento 5 Stelle

12,2%

Futuro Nazionale

8,0%

Forza Italia

7,0%

Lega

5,5%

Alleanza Verdi e Sinistra

5,5%

Azione-Liberal democratici-Spazio pubblico

5,0%

Italia Viva-Casa Riformista

2,0%

Noi Moderati

1,5%

Progetto Civico

1,3%

+Europa

1,0%

Sud chiama Nord

1,0%

Al vertice della classifica elettorale resta saldamente Fratelli d’Italia, accreditato del 27,5%. Giorgia Meloni mantiene quindi un vantaggio consistente sul Partito Democratico, fermo al 19,5%, mentre il Movimento 5 Stelle si attesta al 12,2%.

Ma dietro i numeri assoluti si nasconde una questione molto più delicata. Il centrodestra deve decidere se considerare Vannacci un alleato da recuperare o un concorrente da combattere. E non è affatto una scelta indolore.

Accogliere Futuro Nazionale nella coalizione potrebbe consentire di allargare il perimetro elettorale e impedire la dispersione di una quota significativa di voti nell’area della destra. Ma significherebbe anche modificare gli equilibri interni, introducendo un nuovo protagonista in una coalizione già attraversata da rivalità e competizioni.

Lasciarlo correre da solo, invece, potrebbe trasformare quella stessa forza politica in un avversario diretto. Non necessariamente in grado di mettere in discussione la leadership di Meloni, ma certamente capace di sottrarre voti e complicare la costruzione di maggioranze.

Il dato politico è ancora più rilevante se si considera che, complessivamente, centrodestra e campo largo sono entrambi stimati al 41,5%. Una perfetta parità che rende ogni punto percentuale potenzialmente decisivo.

In un quadro simile, nessuno può permettersi il lusso di regalare voti agli avversari. Ed è proprio qui che il caso Vannacci assume una dimensione strategica. Il suo 8% può diventare un valore aggiunto per la coalizione oppure un fattore di destabilizzazione.

Anche sul fronte opposto, tuttavia, le certezze non abbondano. Il 50% degli elettori del campo largo ritiene che il candidato alla presidenza del Consiglio debba essere espresso dal partito che raccoglierà più voti, mentre il 39% preferirebbe le primarie. Il nodo della leadership, insomma, resta aperto anche a sinistra.

La stima dell’affluenza al 61% aggiunge un’altra incognita. Quasi quattro elettori su dieci potrebbero non recarsi alle urne, lasciando un enorme spazio politico contendibile.

Per Meloni il sondaggio contiene dunque una doppia notizia. La prima è rassicurante: Fratelli d’Italia resta nettamente il primo partito. La seconda è più complessa: alla sua destra, o comunque nel suo stesso campo politico, sta crescendo un soggetto che non può più essere liquidato come una semplice comparsa.

Vannacci non è più un incidente di percorso. È diventato un problema politico che il centrodestra non può più permettersi di ignorare. L’8% attribuito a Futuro Nazionale dal sondaggio dell’Istituto Noto per Porta a Porta, quasi il doppio rispetto al giugno scorso, mette gli alleati davanti a un bivio: aprire le porte all’ex generale o rischiare di ritrovarselo contro.

E gli stessi elettori di centrodestra sembrano aver già capito la portata della questione. Il 45% vorrebbe Futuro Nazionale dentro la coalizione guidata da Giorgia Meloni, mentre il 34% preferirebbe una corsa autonoma. Numeri che certificano una realtà difficile da nascondere: Vannacci è ormai entrato a pieno titolo nella partita per il futuro del centrodestra.

Il dato più clamoroso non è soltanto la crescita del movimento dell’ex generale. È la posizione che Futuro Nazionale potrebbe assumere nello scacchiere politico. Con l’8% dei consensi, secondo la rilevazione Noto, il partito di Vannacci supererebbe Forza Italia e si collocherebbe ben al di sopra della Lega. Non più una formazione di testimonianza, dunque, ma un soggetto potenzialmente decisivo.

Le intenzioni di voto

Partito o coalizione

Consensi

Fratelli d’Italia

27,5%

Partito Democratico

19,5%

Movimento 5 Stelle

12,2%

Futuro Nazionale

8,0%

Forza Italia

7,0%

Lega

5,5%

Alleanza Verdi e Sinistra

5,5%

Azione-Liberal democratici-Spazio pubblico

5,0%

Italia Viva-Casa Riformista

2,0%

Noi Moderati

1,5%

Progetto Civico

1,3%

+Europa

1,0%

Sud chiama Nord

1,0%

Al vertice della classifica elettorale resta saldamente Fratelli d’Italia, accreditato del 27,5%. Giorgia Meloni mantiene quindi un vantaggio consistente sul Partito Democratico, fermo al 19,5%, mentre il Movimento 5 Stelle si attesta al 12,2%.

Ma dietro i numeri assoluti si nasconde una questione molto più delicata. Il centrodestra deve decidere se considerare Vannacci un alleato da recuperare o un concorrente da combattere. E non è affatto una scelta indolore.

Accogliere Futuro Nazionale nella coalizione potrebbe consentire di allargare il perimetro elettorale e impedire la dispersione di una quota significativa di voti nell’area della destra. Ma significherebbe anche modificare gli equilibri interni, introducendo un nuovo protagonista in una coalizione già attraversata da rivalità e competizioni.

Lasciarlo correre da solo, invece, potrebbe trasformare quella stessa forza politica in un avversario diretto. Non necessariamente in grado di mettere in discussione la leadership di Meloni, ma certamente capace di sottrarre voti e complicare la costruzione di maggioranze.

Il dato politico è ancora più rilevante se si considera che, complessivamente, centrodestra e campo largo sono entrambi stimati al 41,5%. Una perfetta parità che rende ogni punto percentuale potenzialmente decisivo.

In un quadro simile, nessuno può permettersi il lusso di regalare voti agli avversari. Ed è proprio qui che il caso Vannacci assume una dimensione strategica. Il suo 8% può diventare un valore aggiunto per la coalizione oppure un fattore di destabilizzazione.

Anche sul fronte opposto, tuttavia, le certezze non abbondano. Il 50% degli elettori del campo largo ritiene che il candidato alla presidenza del Consiglio debba essere espresso dal partito che raccoglierà più voti, mentre il 39% preferirebbe le primarie. Il nodo della leadership, insomma, resta aperto anche a sinistra.

La stima dell’affluenza al 61% aggiunge un’altra incognita. Quasi quattro elettori su dieci potrebbero non recarsi alle urne, lasciando un enorme spazio politico contendibile.

Per Meloni il sondaggio contiene dunque una doppia notizia. La prima è rassicurante: Fratelli d’Italia resta nettamente il primo partito. La seconda è più complessa: alla sua destra, o comunque nel suo stesso campo politico, sta crescendo un soggetto che non può più essere liquidato come una semplice comparsa.

Vannacci, piaccia o non piaccia, è ormai dentro la partita. E il centrodestra dovrà decidere se trasformarlo in un alleato o rischiare di farne un concorrente. Perché ignorarlo, alla luce di questi numeri, potrebbe rivelarsi l’errore più costoso.

 

Vannacci, piaccia o non piaccia, è ormai dentro la partita. E il centrodestra dovrà decidere se trasformarlo in un alleato o rischiare di farne un concorrente. Perché ignorarlo, alla luce di questi numeri, potrebbe rivelarsi l’errore più costoso.

 

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