Se l’attacco personale è il progetto politico
Non ci si confronta più con l’avversario ma, al contrario, lo si attacca frontalmente e a livello personale e poi, e di conseguenza, lo si criminalizza a livello morale e politico, accusandolo di ogni nefandezza possibile.
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Durante l’intera prima repubblica il progetto politico dei partiti – nello specifico dei grandi partiti popolari e di massa, dalla Dc al Pci al Psi – si basava, di norma, sull’illustrazione delle proprie idee, dei propri valori e delle rispettive ricette programmatiche. Erano, appunto, progetti politici. O meglio, si trattava di un progetto o di una visione di società. Certo, parliamo di una stagione dove c’erano i partiti di massa, popolari, democratici e organizzati; solide culture politiche di riferimento; e, in ultimo ma non per ordine di importanza, classi dirigenti che rispecchiavano autenticamente le ansie, le domande e le istanze di pezzi della società italiana. E, soprattutto, sapevano tradurre quelle domande in un progetto politico valido per tutti i cittadini italiani.
Ora, e mutatis mutandis, ci sono – com’è anche giusto che sia – altre priorità, altre modalità organizzative e, soprattutto, un altro approccio nel rapporto concreto tra le classi dirigenti politiche e i rispettivi elettorati. Il progetto politico è ormai un pallido ricordo del passato, la ricetta programmatica è quasi vissuta come un inciampo in un clima caratterizzato dalla “nulla della politica”, per dirla con una straordinaria ed antica metafora di Mino Martinazzoli e la stessa concreta iniziativa politica risponde ad altre caratteristiche. E la controprova più plateale la si ricava quotidianamente dai cosiddetti “pastoni” televisivi dei vari Tg. Cioè le dichiarazioni che vengono rilasciate dai singoli esponenti politici. Al di là del fatto che ripetono pappagallescamente ciò che dicono i rispettivi capi – essendo partiti personali è, questo, un dato persino scontato – quello che maggiormente impressiona è che le medesime dichiarazioni sono la ripetizione meccanica di attacchi personali all’implacabile avversario/nemico.
Sotto questo versante la segretaria del Pd, Elly Schlein, fa scuola. E con lei quasi tutti i capi dell’opposizione. Ogni 10/15 secondi, infatti, citano Giorgia Meloni. Il nemico per eccellenza. Un nemico che è responsabile unico di qualsiasi nefandezza capiti. A livello nazionale come a livello europeo ed internazionale. Una litania scontata e quasi ininfluente perchè ormai chiunque sa già in anticipo il contenuto specifico di quelle dichiarazioni. Una sorta di copia/incolla noioso, ripetitivo, grigio e anche un po’ patetico. Atteggiamento che poi, puntualmente anche se con meno insistenza e ossessione, trova una corrispondenza nello schieramento alternativo alla sinistra.
Ecco perché, a fronte di questo atteggiamento concreto, si può tranquillamente sostenere che il nuovo corso della politica italiana non è più quello di presentare un progetto politico e di governo e poi di confrontarlo con l’avversario ma, al contrario, attaccare frontalmente e a livello personale il nemico irriducibile e poi, e di conseguenza, criminalizzarlo a livello morale e politico accusandolo di ogni nefandezza possibile. Una modalità, questa, che viene dipinta e interpretata come il nuovo modo di far politica da un lato e, dall’altro, come il modo migliore per fare emergere le differenze.
E poi ci lamentiamo che la qualità della nostra democrazia sta lentamente tramontando e che i cittadini si allontanano sempre di più dalle urne. Se lo spettacolo fornito ogni giorno è questo non ci dobbiamo lamentare ulteriormente.
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