Lotta di classe sì o no?
Il campo largo in confusione sul Pantheon.
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Si parlano in occasione della presentazione della rivista Rinascita con l’eterno regista di alleanze Goffredo Bettini, Schlein e Conte. C’è anche l’ex sindaco di Roma Franco Carraro che seraficamente chiosa: “Citano Prodi, come quello che li ha fatti vincere due volte. Ma dimenticano di aggiungere che per due volte l’hanno fatto cadere loro. La sinistra è così: discute”
Alla ricerca del campo largo perduto. Goffredo Bettini tira fuori dagli archivi Rinascita, la storica rivista di Palmiro Togliatti e la mette al servizio dell’alleanza di centrosinistra che ancora non c’è. Differenza non da poco con quella fondata dal Migliore. La Rinascita togliattiana “aveva alle spalle un grande partito”. Qui di partiti ce ne sono almeno tre – Pd, M5a e Avs – con idee ancora distanti sul futuro. La serata al Vinile, locale vintage all’Ostiense, somiglia a una seduta spiritica. Bettini batte sul tavolino: “Ormai 5 anni fa tracciai l’idea di un campo largo. Oggi la strada è spianata. Tutti nel campo progressista sono convinti di questa necessità. Noi vorremmo tuttavia che non rimanga solo una necessità. Dobbiamo trovare un senso comune identitario”. Il leader? “Lo troveremo e forse con il metodo più schietto: le primarie”.
Evocato, Giuseppe Conte compare in un video spedito dalla Calabria. Salta a pié pari la discussione sulla leadership – pare coltivi dubbi sulle primarie – e inforca un paio di citazioni che portano lontano dalla tradizione comunista. “Togliatti parlava di avanguardia operaia. Ma è un linguaggio non riproponibile. Il conflitto di classe non c’è più'”, premette citando il fondatore di Dissent, il filosofo Michael Walzer. Meglio parlare di riduzione delle diseguaglianze, ma in un orizzonte liberale. E qui cita Vaclav Havel: “La legalità è il potere di chi non ce l’ha”.
A nome di Verdi-Sinistra, prende la parola Nicola Fratoianni, per mettere a verbale che se “Giuseppe diceva che è finita la lotta di classe”, lui non condivide: “La lotta di classe la stanno facendo sulla pelle dei lavoratori e dei più deboli. Dobbiamo trovare il coraggio di dire parole vere, come ridistribuire la ricchezza. Il coraggio di parole non nuove ma forti, coraggiose”.
Non buono come inizio. Elly Schlein, conciliante, riporta il focus sul lavoro fatto piuttosto che sulle divisioni. L’indicazione di Bettini per le primarie le fa gioco: sarebbe la favorita. Il campo largo non è perduto. “Abbiamo fatto dei passi avanti rispetto al 2022. Il salario minimo, la sanità, nel 2025 per la prima volta in 20 anni siamo andati uniti in tutte le regioni…”. Ora bisogna costruire l’alternativa alle destre di Giorgia Meloni. Lei avverte: “Non si vince solo mettendo insieme delle forze, ma se riusciamo a costruire un ‘alternativa di modello di sviluppo”.
Col sindaco di Roma Roberto Gualtieri che è il più ottimista (“La vittoria è possibile. Prepariamoci al governo del paese dopo una stagione difficile”), le conclusioni toccano a Massimo D’Alema, che ripone le speranze di prevalere nella tecne’ politiche’, arte politica, cioè un allargamento del campo largo a destra, “esattamente come nel 1996 riuscimmo a decostruire la coalizione avversaria, per portare da questa parte forze del campo avverso. Non dobbiamo proporre un’alternativa di sinistra, ma una riscossa democratica contro la destra”. Le ricette divergono ancora.
In prima fila ad ascoltare c’è Franco Carraro, già sindaco di Roma e per anni ai vertici dello sport italiano. Vicino a Silvio Berlusconi. Che ci fa qui? “Io sono socialista e noi socialisti siamo sempre aperti al confronto. E poi Bettini è stato capogruppo comunista quando ero in Campidoglio”, risponde. Ma ce la fa il campo largo a ‘nascere’? Carraro ha qualche dubbio. “Citano Prodi, come quello che li ha fatti vincere due volte. Ma dimenticano di aggiungere che per due volte l’hanno fatto cadere loro. La sinistra è così: discute”.
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