Anno: XXVIII - Numero 195    
Mercoledì 14 Ottobre 2026 ore 13:30
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Campo largo, guerra di veti: Renzi fa esplodere le divisioni

Appendino: "Tutti i più recenti sondaggi dicono che allontana voti e che è un fattore sottrattivo: la vera domanda da porsi non è quanti voti porta ma quanti ce ne fa perdere"

Campo largo, guerra di veti: Renzi fa esplodere le divisioni

“Tutti i più recenti sondaggi dicono che allontana voti e che è un fattore sottrattivo: la vera domanda da porsi non è quanti voti porta ma quanti ce ne fa perdere“. Chiara Appendino, deputata del M5S, si esprime così sull’effetto di Matteo Renzi e di Italia viva nel campo largo. “Io favorevole a un contratto ‘alla tedesca’? Un contratto con Renzi c’era già, il governo Conte II, e lui l’ha fatto cadere nel gennaio 2021 in piena pandemia. Io penso che il tema non siano i contratti o il perimetro del programma. Io penso si debba avere l’onestà intellettuale per dire che qui le questioni sono sostanzialmente due. L’affidabilità, perché Renzi ha dimostrato più volte di essere inaffidabile”, dice Appenino intervistata dal Foglio alla Festa dell’ottimismo. L’esponente M5S solleva poi “la questione prettamente elettorale: tutti i recenti sondaggi dicono che non è che non lo amo solo io o non lo ama solo il M5S, a non amarlo è il popolo progressista”.

“D’altronde, per andare sui temi: gli operai che incontro ai cancelli delle fabbriche in crisi non si scordano del jobs act, come molti studenti non scordano la buona scuola, come le persone in difficoltà non dimenticano di quando si scagliava contro il reddito di cittadinanza. Tutti i più recenti sondaggi dicono che allontana voti e che è un fattore sottrattivo: la vera domanda da porsi non è quanti voti porta ma quanti ce ne fa perdere. E allora le dico che a volte mettere un veto è un atto di coraggio necessario per costruire un’alternativa forte e credibile”, aggiunge ancora.

Renzi, nello stesso evento e poi sui social, risponde: “Non candideremo persone come Chiara Appendino che sono state condannate con sentenza passata in giudicato. Una cosa è il garantismo, altro è farsi fare la morale da persone pregiudicate con condanne passate in giudicato”.

“Leggo con stupore che, ancora una volta, Matteo Renzi sceglie di replicarmi tirando in ballo la mia vicenda giudiziaria anziché rispondere sul piano politico. Dispiace constatare la volontà di buttarla in rissa, mentre la nostra priorità assoluta deve restare quella di costruire un’alternativa solida e credibile al governo Meloni. Purtroppo, Renzi preferisce inquinare il dibattito cadendo in basso”, la controreplica di Appendino in una nota.

“Nel gennaio 2021, il giorno dopo la sentenza di primo grado per i fatti di Piazza San Carlo, era lo stesso Renzi ad unirsi a centinaia di sindaci di ogni colore politico esprimendomi vicinanza e auspicando la mia assoluzione. Scriveva che lui non è come chi “usa i processi per regolare i conti della politica – ha aggiunto – Da allora quella sentenza non è cambiata di una virgola. Ciò che è cambiata è soltanto la sua convenienza politica: allora gli serviva fare il garantista, oggi gli conviene vestire i panni del giustizialista. Ma le chiacchiere stanno a zero: Renzi rappresenta un fattore sottrattivo per il campo progressista. È un dato di fatto politico che nessun attacco personale a me potrà mai cancellare”, conclude l’ex sindaca di Torino.

“Avs presenterà un candidato alle primarie. Vi sorprenderemo. L’aria condizionata è un diritto”

Il leader dei Verdi alla Festa dell’ottimismo ribadisce di non ritenere le primarie lo strumento adeguato: “L’obiettivo è battere Meloni non dividerci, ma se ci saranno, noi ci saremo. Patrimoniale? Ne discuteremo con gli alleati. Rinnovabili? C’è un problema nelle regioni di centrosinistra”

“Ci sarà una proposta di Alleanza verdi e sinistra alle primarie perché vogliamo interpretare i grandi temi dei nostri tempi senza delegarli a nessuno”, dice Angelo Bonelli intervistato da Luciano Capone sul palco della Festa dell’ottimismo del Foglio. Candidare Francesca Albanese o Sigfrido Ranucci? “Entrambi hanno smentito e lo facciamo anche noi. Ma vi sorprenderemo ancora una volta”. In generale, Bonelli ribadisce di non ritenere le primarie lo strumento adeguato a definire la leadership. “La priorità è battere Meloni, non dividerci. Penso che dovremmo partire da una base programmatica e poi scegliere chi possa esprimerla al meglio”. Ma i temi su cui trovare una sintesi sono ancora diversi.

A partire dall’Ucraina. Avs non ha mai votato per l’invio di armi a Kyiv, ma Bonelli precisa: “Bisogna dire che l’invasione di Putin è stata criminale. Non metto in discussione il legittimo diritto dell’Ucraina a difendersi ma dopo cinque anni è arrivato il momento che l’Ue cambi postura: si faccia avanti e nomini una volta per tutte questo mediatore per verificare le reali intenzioni di Putin”, dice. 

L’altra sintesi andrà trovata sui temi fiscali. “So benissimo che la patrimoniale solleva un’ampia discussione ma è bene farla pubblicamente, ne parleremo con i nostri alleati. Che sia patrimoniale o meno, l’urgenza di una riforma fiscale è un’urgenza di grande equità. Il ceto medio è tartassato, riportare giustizia sociale e diminuire il carico fiscale per il ceto medio è un atto di giustizia sociale”.

Quanto ai temi dell’energia e della transizione green, Bonelli riconosce il deficit di rinnovabili nelle regioni di centrosinistra. “Non ho problemi a dire pubblicamente che ho avuto una discussione con Todde, come ho già detto in un’intervista al Foglio“. Il tema della conservazione del paesaggio, continua il leader dei Verdi è uno dei motivi per cui non sono molto d’accordo con certi ambientalisti. Vogliamo fare in modo che le rinnovabili realizzano il cosiddetto prezzo marginale? Se vogliamo raggiungere questo obiettivo dobbiamo aumentare l’installazione”. E poi, sulla giustizia sociale e la povertà energetica: “Ho trovato surreale il dibattito il Francia di questa estate sui condizionatori: è nostro dovere garantire il diritto all’aria fresca anche alle famiglie più deboli e agli anziani”. 

Campo largo, Renzi divide e le primarie spaccano la coalizione

Appendino accusa Italia Viva di sottrarre voti, Conte insiste sulle primarie e Schlein apre. Avs frena, sull’Ucraina restano le distanze: l’alternativa a Meloni è ancora un cantiere.

Il campo largo vuole sfidare Giorgia Meloni, ma non ha ancora risolto le questioni fondamentali: programma, leadership e perimetro dell’alleanza. Mentre Giuseppe Conte insiste sulle primarie ed Elly Schlein si dichiara disponibile, Chiara Appendino riapre lo scontro con Matteo Renzi, accusandolo di allontanare consensi. Una polemica che fotografa le difficoltà di un’opposizione ancora divisa sulle regole e sui contenuti della futura coalizione.

«Tutti i più recenti sondaggi dicono che allontana voti e che è un fattore sottrattivo: la vera domanda da porsi non è quanti voti porta ma quanti ce ne fa perdere», sostiene la deputata del Movimento 5 Stelle, intervistata dal Foglio alla Festa dell’ottimismo. Per Appendino, il problema non si risolve con un contratto di coalizione sul modello tedesco. La questione riguarda l’affidabilità politica di Renzi, che, ricorda, fece cadere il governo Conte II nel gennaio 2021, in piena pandemia, e il peso elettorale di una leadership che, a suo giudizio, non convince una parte dell’elettorato progressista.

L’esponente pentastellata richiama il Jobs Act, la Buona scuola e le polemiche sul reddito di cittadinanza, provvedimenti che continuerebbero a pesare sull’immagine dell’ex presidente del Consiglio tra lavoratori, studenti e cittadini in difficoltà. «A volte mettere un veto è un atto di coraggio necessario per costruire un’alternativa forte e credibile», conclude, mettendo in discussione la partecipazione di Italia Viva al progetto comune.

Renzi replica chiamando in causa la condanna definitiva di Appendino e accusandola di voler impartire lezioni di garantismo. La deputata respinge l’attacco, ricordando che nel gennaio 2021 lo stesso leader di Italia Viva le aveva espresso solidarietà dopo la sentenza di primo grado relativa ai fatti di piazza San Carlo. Secondo Appendino, il cambiamento sarebbe dettato dalla convenienza politica. Lo scontro personale finisce così per oscurare la questione centrale: quale ruolo debba avere Italia Viva nella costruzione dell’alternativa al governo Meloni.

Le divisioni, del resto, sono emerse chiaramente anche al teatro Palladium di Roma, durante il confronto tra i leader del centrosinistra organizzato nell’ambito della Manifestival del Manifesto. Conte insiste sulle primarie per scegliere il candidato alla presidenza del Consiglio, dopo aver accantonato l’ipotesi di un terzo nome condiviso. Schlein si dichiara disponibile, pur ricordando che il Pd aveva inizialmente privilegiato il criterio secondo cui il leader della forza più votata avrebbe dovuto guidare la coalizione.

Di diverso avviso Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli, contrari a fare delle primarie la priorità: prima occorre definire il programma. Anche Riccardo Magi chiede un tavolo politico per stabilire le condizioni dell’intesa. La platea manifesta contrarietà alle primarie e la discussione conferma che, prima ancora di scegliere il candidato, gli alleati devono trovare un metodo condiviso.

È incerto persino il nome della coalizione. L’espressione «campo largo» potrebbe lasciare il posto ad «Alleanza per la Costituzione», proposta riconducibile a Conte, ma manca ancora una decisione comune. Il problema non è il marchio, bensì la sostanza: tutti dichiarano di non voler ripetere l’errore del 2022, quando le divisioni contribuirono a presentare un’opposizione frammentata, ma non hanno ancora tradotto questa volontà in un accordo politico organico.

Le divergenze più evidenti riguardano anche la guerra in Ucraina. Riccardo Magi sostiene la necessità di proseguire l’assistenza militare a Kiev fino a una soluzione negoziale. Bonelli e Fratoianni contestano invece l’idea che le armi possano sbloccare il conflitto. Conte invoca una svolta diplomatica e critica la prosecuzione della strategia di riarmo. Schlein difende il sostegno al popolo ucraino aggredito dalla Russia, precisando che la pace non può significare la resa alle ragioni dell’aggressore. Per la segretaria dem, occorre rafforzare la diplomazia coinvolgendo l’Ucraina e l’Europa, senza abbandonare chi è stato invaso.

Sono differenze che non possono essere cancellate con una dichiarazione d’intenti. La stessa legge elettorale apre un altro fronte: Magi e altri esponenti dell’opposizione chiedono di modificare le regole sulla raccolta delle firme per le forze non rappresentate in Parlamento, una questione rilevante anche per le nuove formazioni che intendono presentarsi alle prossime elezioni.

Il quadro è quello di un’alleanza che discute già di candidature, primarie e formule elettorali senza aver definito compiutamente la propria piattaforma. Conte punta a valorizzare il ruolo del Movimento 5 Stelle, Schlein cerca una sintesi tra le diverse anime del centrosinistra, mentre Avs e +Europa chiedono chiarezza sui contenuti e sulle regole della collaborazione.

Il problema, dunque, va oltre il rapporto con Renzi. Per diventare credibile, il campo largo deve chiarire che cosa intende fare, quali compromessi è disposto ad accettare e chi avrà la responsabilità di guidarlo. Essere contro Meloni non basta: senza un programma riconoscibile, una leadership condivisa e regole concordate, il rischio è che la coalizione rimanga una somma di sigle e veti reciproci. E nessun cambio di nome potrà sostituire la costruzione di un progetto politico comune.

 

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