Avanti, miei Prodi: chi sarà il federatore del centro?
In vista delle elezioni politiche 2027, Romano Prodi si sta dando molto da fare per dare una forma a questo fantomatico centro catto-liberale considerato indispensabile per fare da stampella al Pd.
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Ai dem della Schlein, oltre a Conte, serve un altro alleato, un soggetto politico capace di dar vita a un’area ora disaggregata, rissosa e “mobile”.
L’operazione del sor Romano porta a farsi una domanda: serve un nuovo partito di centro o un federatore di quei partitini che già il centro lo presidiano, e male, come Azione, Italia viva, +Europa (e che, nei sondaggi, messi insieme valgono tra il 7 e l’8%)?
Per colui che dette vita all’Ulivo mettendo insieme le varie anime catto e dem, vale la seconda ipotesi. Ma, c’è un ma. Scorrendo la lista dei “papabili”, Prodi non trova il suo federatore ideale: nutre molti dubbi sulla capacità di leadership di Paolo Gentiloni, è scettico sull’appeal mediatico di Ernesto Maria Ruffini, e persino su Francesco Rutelli pare abbia alzato il sopracciglio, non giudicandolo adatto al compito.
Anche se fosse individuato a breve “il Papa del Centro”, verrebbe risolto solo metà del problema: servirà poi trovare un altro “federatore” superpartes, per l’intera alleanza di centrosinistra.
L’idea democrista di Prodi, infatti, è che il candidato premier della coalizione non debba coincidente con il segretario di un partito, come nella migliore tradizione democristiana.
All’epoca della Dc, il Presidente del Consiglio non coincideva con il vertice della Balena bianca. Lo stesso Prodi, che ha guidato prima l’Ulivo e poi l’Unione, non è mai stato capo di partito, ma si è limitato a federare varie anime che apparivano inconciliabili (ma riuscirono a sconfiggere il colosso Berlusconi).
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