Quant'era bello l'Ulivo. I consigli (non richiesti) di D'Alema a Schlein
La segretaria del Pd siede accanto all'ex premier alla Camera, che oscilla tra amarcord e visione del futuro, tra "legge Bindi" e "modello Mamdani": "Ma l'esperienza mi dice che devo stare fuori da questo tipo di dibattito"-
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Consigli alla navigante Schlein: apra a chi vuol partecipare e dimostri una leadership di coalizione. Massimo D’Alema torna a Montecitorio per la presentazione del numero di Italianieuropei, la rivista che dirige da anni, dedicato al lavoro, con la segretaria dem Elly Schlein, il segretario della Cgil Maurizio Landini e l’ex commissario europeo al Lavoro Nicolas Schmit. Nella sala Berlinguer del gruppo Pd a Montecitorio, l’ex premier siede fianco a fianco della leader Pd.
Landini si infervora. Chiama tutti allo sciopero generale del 12 dicembre: “Che sì, sarà di venerdì. E allora?”. Schlein assicura che l’alternativa alla destra esiste, e che anzi è di destra dire il contrario. Massimo D’Alema si limita a fare alcune annotazioni. “È molto importante che riprenda il dialogo tra politica e sindacato. Ma c’è anche una parte importante del mondo della cultura che è pronto a dare un contributo e che dovrebbe essere chiamata in modo più esplicito”, dice l’ex premier. A chi si riferisce? D’Alema cita una lettera aperta – scritta il 18 giugno scorso da Carlo Trigilia, vicepresidente del Mulino, e da Nadia Urbinati a Elly Schlein – nella quale chiedono di “riattivare il dialogo tra cultura e politica”. In un momento in cui diversi esponenti storici del centrosinistra – da Prodi a Parisi, a Gentiloni – chiedono a Schlein di non chiudersi nel recinto dei fedelissimi e di aprire un dibattito largo nel centrosinistra, quello di D’Alema pare quasi un espediente per affrontare il tema. A fine dibattito i giornalisti si infervorano. È così? Lui li delude, in parte. “A me sembra dannoso che le persone che non hanno responsabilità si mettano a dare direttive. A me interessa fornire delle idee. Il mio lavoro non è di essere un leader politico. L’esperienza mi dice che devo stare fuori da questo tipo di dibattito”, risponde.
E tuttavia, quando deve citare un modello del passato, cita i governi dell’Ulivo post 1998. “Noi stessi contribuimmo a fare politiche di flessibilità in parte sbagliate, ma siamo riusciti a coniugare rigore e redistribuzione, dando risorse al sud, aumentando la spesa per la sanità con la legge Bindi, e per la scuola, tutto questo mentre si riduceva di 24 punti il rapporto tra debito e pil. Fa parte del vostro patrimonio storico, è qualcosa che appartiene alla storia della sinistra di questo paese”. Insomma, guardare al passato può servire a battere la destra, che, sia chiaro, “è la forza del declino dell’Italia, perchè con la politica dei confini chiusi tra 40 anni avremo un’eta’ media di 62 anni, e sarà la fine di tutto. Perché la vera risorsa scarsa sono i giovani”.
Per vincere, torna a dire D’Alema, bisogna fare come il “socialdemocratico” Mamdani a New York e cioè “lanciare un messaggio che mobilita una parte della popolazione che ormai si è messa ai margini del sistema democratico e non va più a votare, visto che il livello di astensione nelle classi sociali più basse raggiunge il 65-70 per cento”. Ma per essere credibili bisogna unire, parlare a tutta la coalizione. “La logica del sistema elettorale – dice – è quella: si vince o si perde tutti insieme, le egemonie hanno un valore relativo”.
A fine convegno con Schlein c’è il tempo di un rapido scambio, i due si stringono la mano che già si allontanano l’uno dall’altra. I giornalisti avvicinano l’ex premier per carpirne qualche recondito messaggio, ma c’è giusto il tempo per i commenti sull’attualità. Come giudica le polemiche sulla barca di Roberto Fico? “C’è un limite alla miseria umana, intellettuale e morale. Io fortunatamente non sono più tenuto a partecipare a questa roba qui. La lascio a voi”, taglia corto lui. E ancora più corto taglia sulla Roma, sua passione calcistica. È contento di Gasperini? “Felicissimo”. Ma la Roma vincerà lo scudetto? “Ahia!” e D’Alema si gratta.
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