Il Cnf critica le riforme: "A rischio le garanzie difensive"
Maria Masi, presidente Cnf: «I tempi ragionevoli non sono perseguibili solo con l’ennesima riforma delle norme di rito, si rischia di sacrificare i diritti dei cittadini»
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“Il Consiglio nazionale forense reputa non condivisibile l’approccio alla riforma del processo civile e del processo penale così come deducibile dalle anticipazioni delle proposte di emendamenti del Governo al ddl delega di riforma del processo civile e dalle anticipazioni di stampa per quanto riguarda l’impianto del processo penale. La riforma della giustizia deve mirare ad un nuovo e rinnovato approccio di sistema. L’obiettivo perseguito, ossia la riduzione del 40% dei tempi del processo civile e del 20% di quelli del processo penale, così come richiesto dalla Commissione europea, ammesso che possa considerarsi coerente con i principi invocati dall’Onu nell’Agenda 2030 di sostenibilità e solidità delle istituzioni e di assicurare a tutti l’accesso alla giustizia, non potrà, comunque, raggiungersi se oltre ad intervenire sulle regole del processo non si agisce coraggiosamente anche sull’organizzazione degli uffici giudiziari, sugli investimenti funzionali e sulla carenza di organico di magistrati e personale amministrativo oltre che sull’equa responsabilizzazione di tutti gli operatori, compresi i magistrati”.
Lo afferma in una nota la presidente del Consiglio nazionale forense Maria Masi, che questa ha presieduto la riunione plenaria del Cnf.
“I tempi ragionevoli e soprattutto la qualità della giustizia – conclude la presidente del Cnf – non sono perseguibili solo con l’ennesima riforma delle norme di rito in cui, ancora una volta, sono i cittadini a rischiare di pagare il tributo più alto. In nome di una presunta riduzione dei tempi del processo il rischio è quello di sacrificare il diritto di accesso alla giustizia e le garanzie di difesa”.
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