Anno: XXVIII - Numero 144    
Venerdì 24 Luglio 2026 ore 13:30
Resta aggiornato:

Home » “Vannacci è un Turigliatto di destra, ma più furbo”

"Vannacci è un Turigliatto di destra, ma più furbo"

Il sindaco di Benevento e ministro dell'Ulivo: "Se il centrodestra lo imbarcasse, la dinamica del 2008 non si ripeterebbe fino alle conseguenze più estreme, ma creerebbe seri problemi a Meloni e a Forza Italia.

Roberto Vannacci? Un Turigliatto di destra, un agente del caos che Giorgia Meloni fa bene a tenere alla larga dai tavoli di coalizione. Il campo largo ancora da costruire? Deve aprirsi al centro, altrimenti si regala la vittoria agli avversari. Ma su quale programma può costruirsi questo campo largo? A sentire lui, nessuno. Due coalizioni e una sola regola del gioco: il calcolo elettorale, in nome del quale si giustifica tutto, anche “stravaganti illogicità”. Parola di Clemente Mastella.

Tra il 2006 e il 2008, l’attuale sindaco di Benevento ha fatto parte di un esecutivo – il Prodi II – caduto per colpa di personaggi disallineati imbarcati in coalizione pur di battere Silvio Berlusconi, come Franco Turigliatto, leader di Sinistra Critica, formazione nata da una scissione di Rifondazione comunista. Un pericolo da cui oggi mette in guardia Giorgia Meloni, che in un’intervista a Il Giornale ha chiuso le porte a Roberto Vannacci, escludendo la possibilità di un ingresso di Futuro nazionale nella coalizione di centrodestra alle prossime Politiche.

Mastella, la presidente del Consiglio ha fatto bene?

È una scelta nel suo interesse. Non è dettata da grandi ideali, ma da semplice aritmetica del consenso. Vannacci rischia di far perdere voti al centrodestra e, soprattutto, creerebbe grossi problemi a Forza Italia, anche a livello di relazioni internazionali.

Cosa intende?

Vannacci è uno che al Parlamento europeo siede e vota con il gruppo in cui c’è Afd, che in Germania contende il primato elettorale con la Cdu. Per Forza Italia, essere alleati di un partito vicino ad Afd rischia di incrinare i rapporti con i cristiano-democratici

Meloni ha detto che imbarcare nella coalizione chi fino a un giorno prima ti ha votato contro è “il metodo della sinistra”, con riferimento evidente alla stagione dell’Ulivo, dell’Unione e del cosiddetto campo largo di oggi. Nel 2008 a far cadere il governo Prodi II è stato un “dissidente interno” come Franco Turigliatto: Vannacci potrebbe esserlo per il centrodestra?

Se il centrodestra imbarcasse Vannacci, la dinamica del 2008 non si ripeterebbe fino alle conseguenze più estreme. Vannacci è un Turigliatto di destra, ma con una forma di arguzia e furbizia politica che l’altro non aveva. Vannacci è un personaggio, Turigliatto no.

Oggi c’è chi rimpiange di aver dato visibilità al generale. Sarebbe stato meglio ignorarlo, Vannacci?

Sarebbe stato abbastanza difficile. Ormai, se uno dice una cosa che fa presa sulle gente e ha seguito, circola sui social ed è normale che se ne inizi a parlare. L’errore storico lo ha fatto Matteo Salvini, che lo pagherà alle elezioni.

Parlando del governo Prodi II, nel 2007 lei disse che “i governi che pensi essere solidi a volte cadono prima, mentre quelli malaticci vivono più a lungo”. Ci fa una diagnosi di questo esecutivo?

È affannato, ma siamo già verso la fine della legislatura ed è normale che dopo quattro anni sia così. Anche perché gli affari internazionali incidono in maniera gigantesca sulla capacità di agire, anche sulle faccende interne: lo Stretto di Hormuz non è lo Stretto di Sicilia e tutto quello che lo riguarda determina un’impennata della perdita di potere d’acquisto di un cittadino… Chi alle urne si è affidato a Meloni oggi vede che fa molta fatica a tenere il polso della situazione.

Il contesto geopolitico può qui far perdere la partita elettorale al governo?

Io ho una mia teoria, la Teoria Mastella. Per una serie di ragioni, dalla fine della stabilità garantita dalla Democrazia cristiana e dal sistema degli altri partiti, abbiamo sempre avuto un cambio di governo alle elezioni. Non abbiamo visto cicli di governabilità con quelli di Jacques Chirac in Francia, Margaret Thatcher nel Regno Unito e Angela Merkel in Germania. Però penso che affinché questa teoria sia confermata, il centrosinistra debba allargarsi al centro. Senza, è più debole, ma c’è un problema.

Quale?

Al centro c’è un grande problema di egoismi personali. Quelli del centro, non avendo mutato la ragionevolezza dei grandi partiti a struttura popolare, si riducono a schieramenti personali. Però rimane un’area indispensabile, altrimenti il centrodestra, pure se a fatica.

Nel costruendo campo largo si parla tanto di primarie. Ma non vengono prima i programmi? E come si fa a farli, se Partito democratico e Movimento 5 stelle hanno linee diverse sulla politica estera?

Se si mettono a cercare di fare un programma comune serio, finisce che non si mettono d’accordo. Ma vale anche dall’altra parte, se pensiamo alle posizioni di politica estera di Salvini e Antonio Tajani. Viviamo in un periodo di coalizioni elettorali segnate da stravaganti illogicità. Poi magari dopo le elezioni succede chi vince rimodula alcune posizioni…

C’è un “pericolo Vannacci” a sinistra?

Se Beppe Grillo dovesse vincere la sua causa contro Giuseppe Conte e, a prescindere da questo, se si mettono insieme Alessandro Di Battista, Virginia Raggi e Chiara Appendino e se ne vanno per conto loro con il pretesto di non voler Matteo Renzi in coalizione, allora sì, il centrosinistra perderà un po’ di voti che potrebbero essere determinanti.

Ma il pericolo Vannacci per il centrodestra e la confusione nel centrosinistra non aprono spazi al centro?

No, è una questione di meccanica elettorale. Se tutte le forze di area centrista e moderata, compresa Forza Italia, si mettessero assieme, allora sì, ma per ora mi sembra impensabile.

Chiudiamo con la cronaca. Da sindaco, come giudica la scelta del primo cittadino di Bologna, Matteo Lepore, di convocare una piazza il giorno dopo la morte di Abderrahim Fakir?

Ha sicuramente agito in buona fede e lo “scuso”, anche perché so quanto sia complicato il mestiere di sindaco. Però, come si dice dalle mie parti, ha messo sul cotto l’acqua bollita. Se c’è una cosa che crea problemi, non bisogna andare ad aggiungere altre cose che la fanno esplodere. Ma questo è il limite della politica di oggi: nessuno che prima di fare qualcosa pensa a cosa possa accadere. Oggi c’è solo la ricerca ossessiva del consenso.

Di Francesco Crippa su Hufffpost

© Riproduzione riservata

Iscriviti alla newsletter!Ricevi gli aggiornamenti settimanali delle notizie più importanti tra cui: articoli, video, eventi, corsi di formazione e libri inerenti la tua professione.

ISCRIVITI

Altre Notizie della sezione

Archivio sezione

Commenti


×

Informativa

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy.
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie.