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Le primarie? Un errore La sinistra ora parli di lavoro e diritti sociali

Per Cesare Salvi nelle democrazie europee guida il governo il partito che prende più voti. Sulle armi all'Ucraina, il nodo tra Pd e M5S, vede una soluzione possibile, «anche con qualche accortezza linguistica».

Le primarie? Un errore La sinistra ora parli di lavoro e diritti sociali

Cesare Salvi, ex ministro del lavoro con D’Alema, giurista ed ex senatore, ritiene un errore le primarie tra Pd e M5S per la scelta della leadership perché «nelle democrazie europee il partito che riceve più voti è quello che assume la guida del governo» e «il solo punto veramente divisivo tra i due partiti è l’invio di armi all’Ucraina» ma «ora è impossibile tornare indietro».

Come vede il momento attuale del centrosinistra, o Campo largo che dir si voglia?

Le chanches di vittoria alle prossime Politiche sulla carta dovrebbero essere molte, perché il governo ha serie difficoltà sul piano economico e sociale. Non del tutto per colpa sua magari viste le guerre che hanno creato l’aumento del prezzo di petrolio e gas che si riflette sull’inflazione e sulla vita di tutti noi. Ma naturalmente è essenziale poi che si eviti di sbagliare. Serve fare scelte giuste da parte del centrosinistra e da questo punto di vista non credo che il meccanismo che hanno scelto cioè le primarie sia il modo migliore per arrivare a una definizione positiva della questione. Stante che il punto più delicato è quello della politica estera, è possibile trovare una soluzione che mi pare stia anche emergendo quando si dice che bisogna puntare sulla diplomazia. Ma sono tutti nodi da sciogliere e non credo che le primarie siano il modo migliore per risolverli, visto che aumentano le divisioni.

Quale dovrebbe essere l’alternativa?

Le primarie hanno un senso se ci sono proposte diverse, ma sento dire “prima facciamo il programma”. Ma allora a che servono? Nelle democrazie europee il partito che riceve più voti è quello che assume la guida del governo. Con questa legge elettorale, forse anche con una certa malizia, questo è resto più difficile perché bisogna indicare il candidato premier sulla scheda. Forse non aveva torto chi aveva detto di mettere un nome di un federatore e poi si vedrà. La stessa norma non obbliga a che il nome sia poi quello scelto visto tra l’altro che la scelta spetta costituzionalmente al presidente della Repubblica.

Eppure tutto sembra convergere verso la sfida nei gazebo, presumibilmente tra Conte e Schlein…

Purtroppo questa ideologia delle primarie ha preso talmente piede che non riescono a svincolarsi. Mi pare di capire che sia impossibile tornare indietro. Oltretutto nessuna democrazia occidentale le usa. O meglio esistono in America ma c’è una competizione all’interno dello stesso partito, non mettendo contro partiti diversi. Si parla molto di Conte e Schlein ma Avs cosa farà? Avrà un suo candidato o si asterrà? Capisco benissimo il loro scetticismo.

Cosa dovrebbe fare o avrebbe dovuto fare Schlein per togliersi da quetso impiccio?

I sondaggi ci dicono che il primo partito della coalizione è il Pd. Non vorrei essere nei panni della leadership dem, visto che è un partito anche diviso al suo interno. Ma non darei particolari torti a Schlein. Forse in un primo momento la leader dem doveva tirarsi fuori e dire di non essere disposta alle primarie ma ormai è tardi. E c’è da dire che la stessa Schlein è stata eletta con le primarie, e qui sta il paradosso. Il fatto poi che tutti possano votare alle primarie accentua la crisi dei partiti, come ha fatto notare Sabino Cassese secondo il quale la riduzione del numero degli iscritti ai partiti va di pari passo con la riduzione del numero dei votanti.

Ha parlato delle divisioni nel Pd: normale dialettica o c’è un problema di fondo?

È fisiologico che in un grande partito ci siano posizioni diverse, ma quello che vedo è una volontà di accentuare le divergenze non tanto da parte della segretaria quanto della minoranza riformista. Il che quando si avvicinano le elezioni non è mai un fatto positivo. Quando si è a ridosso delle elezioni Politiche è sempre una cosa negativa dividersi sui voti parlamentari. Penso ad esempio al ddl Antisemitismo. L’Antisemitismo è ovviamente una cosa orribile ma la legge che lo contrasta c’è già ed è la legge Mancino. Capisco la difficoltà di fare una scelta netta ma a una certo punto bisogna anche farla.

L’invio o meno di armi all’Ucraina è la principale differenza tra Pd e M5S: si risolverà?

È un punto molto delicato e rilevante, non c’è dubbio. O trovano una soluzione comune che può essere raggiunta anche con qualche accortezza linguistica oppure sarà un punto divisivo. Forse andrebbe inserito anche il tema nel quadro delle guerre che ci sono nel mondo perché aggressore e aggredito non stanno solo tra Ucraina e Russia. Ma facendo le primarie si rischia di accentuare la differenza su una situazione che sarebbe componibile, visto che praticamente è l’unico criterio veramente divisivo. Anche perché poi chi perde che fa?

Bettini e diversi dirigenti dem di lungo corso sembrano voler in qualche modo dettare la linea a Schlein: condivide?

Lei ha citato Bettini, persona intelligentissima al quale ho solo un rimprovero da fare, cioè quando disse che era favorevole alla separazione delle carriere ma poi votò diversamente. Mi pare che cerchi di trovare una posizione che possa portare a un buon esito l’alleanza, oltretutto in base a sondaggi non proprio entusiasmanti soprattutto rispetto a una situazione che per i ceti popolari è molto complicata. Il problema di fondo di Pd e anche del M5s è che i ceti popolari o non votano o votano a destra e questo vuol dire che c’è qualcosa che non torna. Si dovrebbe parlare di più di temi sociali. Sento parlare di Alleanza per la Costituzione, ma la Costituzione quale contiene in primis diritti sociali e credo servirebbe rendere evidente una posizione più radicale di sinistra come fa la sinistra in altri paesi. Ma forse è chiedere troppo.

Di Giacomo Puletti su Il Dubbio

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