Subito una progressività fiscale accentuata
Cacciari in un'intervista a La Stampa parla di crescenti disuguaglianze nate dalla fine del "capitalismo borghese" e dall'avanzare di quello "tecnologico-finanziario"
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“Bisogna parlare di progressività delle imposte. È stata il perno delle politiche dei social-democratici ma anche dei cristiano-popolari nel secondo Dopoguerra, fino agli anni Novanta. Poi si è diffuso il mantra delle tasse che, per carità, non si toccano, la flat tax tutte quelle robe lì”. Lo afferma, in un’intervista a La Stampa, il filosofo Massimo Cacciari. “Fino alla fine degli anni Ottanta-primi anni Novanta, aveva un’anima borghese, che favoriva una distribuzione delle ricchezze. Cercava, nei limiti del possibile, di salvaguardare i redditi più bassi”, spiega il filosofo. “Era un atteggiamento legato anche alla Guerra fredda: questo capitalismo borghese, sui temi sociali doveva fronteggiare la competizione dell’Unione sovietica». A un certo punto, però, qualcosa è cambiato: «Con Margaret Thatcher e con la destra americana, Ronald Reagan, c’è stata una svolta, quel capitalismo è finito”.
“La sinistra – aggiunge – si è profondamente ammalata! Non vede che non ha il coraggio di dire niente sulle politiche fiscali per paura di perdere voti?”.
Dovrebbe avere il coraggio di parlare apertamente di patrimoniale?
“Dovrebbe avere il coraggio di proporre delle politiche fiscali accentuatamente progressive – prosegue Cacciari -. La progressività è prevista in Costituzione, e se non si pratica, tutti i discorsi sulle proposte sociali sono privi di fondamento, perché dove le trovi le risorse? Con più di tremila miliardi di debito pubblico non possiamo più indebitarci, devi trovare le coperture: che sia la patrimoniale o altro, considerato anche che un terzo degli italiani non pagano le tasse. Altrimenti tutte le proposte come quelle su sanità e scuola sono pura retorica”.
È favorevole alla proposta di salario minimo?
“È una proposta assolutamente sensata – afferma ancora – che diventerà necessaria, con uno sviluppo economico così squilibrato e un’accelerazione tecnologica che andrà verso la riduzione del cosiddetto lavoro necessario. Ma va articolata bene e, appunto, sostenuta da una politica fiscale coerente, altrimenti non è sostenibile a lungo”.
Le sembra che, in vista delle elezioni, lo schieramento progressista, il cosiddetto campo largo, stia facendo uno sforzo per affrontare il tema gigantesco delle diseguaglianze? “Speriamo – continua -, ammesso che un programma prima o poi verrà fuori. Il fatto è che c’è un problema speculare in entrambe le coalizioni. In nessuna delle due c’è una vera unità. Servirebbe uno sparigliatore che metta insieme i pezzi di destra e di sinistra che sono d’accordo su alcuni temi. Dieci anni fa avrebbe potuto farlo Matteo Renzi, ma non c’è riuscito” conclude Cacciari.
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