Anno: XXVIII - Numero 189    
Martedì 6 Ottobre 2026 ore 13:30
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Vaccini, la guerra delle fake news

Aifa smentisce i falsi allarmi. Bassetti attacca Malan: sulla vaccinazione non bastano slogan e libertà di scelta. il vaccino torna al centro della battaglia politica.

Vaccini, la guerra delle fake news

Il vaccino antinfluenzale torna a far volare gli stracci. Non negli ambulatori, ma in televisione e sui social, dove una questione sanitaria si trasforma rapidamente in uno scontro politico su libertà individuale, autorità scientifica e poteri delle istituzioni. Da una parte Matteo Bassetti, che contesta apertamente chi sceglie di non vaccinarsi e considera quel comportamento un messaggio pubblico sbagliato. Dall’altra Lucio Malan, capogruppo di Fratelli d’Italia al Senato, che rivendica il diritto di scegliere e respinge l’etichetta di contrario ai vaccini. Nel mezzo, una vecchia guerra che ogni autunno torna puntuale: quella contro le fake news.

A “Un Giorno da Pecora” il confronto è partito da una domanda apparentemente banale: “Si è vaccinato contro l’influenza?”. Malan ha risposto di no, spiegando che la vaccinazione è una scelta libera e ricordando di non avere avuto l’influenza da circa quindici anni. Bassetti non ha lasciato cadere la risposta: “Male, non è un bel messaggio, complimenti”. Poche parole che hanno fatto saltare immediatamente il tappo alla discussione.

Per l’infettivologo, la questione non sembra fermarsi alla decisione personale del senatore: chi ricopre un ruolo istituzionale, soprattutto quando parla pubblicamente di salute, avrebbe anche la responsabilità di non indebolire il messaggio della prevenzione. Malan, invece, ha ribadito di non essere affatto contrario ai vaccini. Ha ricordato che i suoi figli sono vaccinati, di avere fatto il vaccino contro il Covid e di essersi sottoposto fino al 2019 anche alla vaccinazione antinfluenzale.

La distanza tra i due emerge soprattutto quando il discorso passa dall’influenza all’Organizzazione mondiale della sanità. Malan ha chiarito di non essere contrario all’Oms, ma di contestarne la gestione durante la pandemia e l’ipotesi di attribuirle ulteriori poteri. Una posizione che porta lo scontro su un terreno molto più ampio: non più soltanto la scelta di vaccinarsi, ma il rapporto tra libertà individuale, autorità sanitaria e sovranità nazionale.

È qui che il vaccino diventa un simbolo politico. Per Bassetti, la prevenzione non può essere trattata come una semplice opinione personale quando riguarda la tutela della salute pubblica. Per Malan, invece, la scelta di vaccinarsi contro l’influenza resta una decisione individuale e non può essere utilizzata per attribuire automaticamente una posizione politica sui vaccini nel loro complesso.

Due letture che difficilmente possono convivere senza produrre uno scontro. E infatti lo scontro arriva.

A rendere ancora più evidente la frattura c’è un elemento tutt’altro che marginale: Bassetti ha ricordato di essere politicamente di centrodestra e di avere votato Forza Italia alle ultime elezioni. Il confronto con un esponente di Fratelli d’Italia assume così una dimensione particolare. Non è semplicemente il botta e risposta tra un medico e un politico appartenenti a schieramenti opposti. È una discussione che attraversa lo stesso centrodestra e mette a confronto due sensibilità diverse sul rapporto tra scienza, libertà individuale e istituzioni.

Sul tavolo, intanto, resta anche il problema delle informazioni false. Aifa è intervenuta per smentire una notizia che torna ciclicamente a circolare sui social: il presunto divieto di utilizzo di vaccini antinfluenzali da parte dell’Agenzia. Il riferimento riguarda una vicenda del 2014, quella del vaccino Fluad, rilanciata come se fosse un provvedimento attuale.

Aifa ha chiarito che gli articoli citati risalgono a quell’anno e che i decessi allora segnalati non furono correlati alla somministrazione dei vaccini, come emerso dagli approfondimenti scientifici successivamente condotti dalle autorità nazionali ed europee. Una vecchia notizia viene dunque riproposta fuori contesto e trasformata in un nuovo allarme.

È il meccanismo classico delle fake news sanitarie: una vicenda reale, ma datata, viene estrapolata, privata degli elementi che permettono di comprenderla e rilanciata come prova di un pericolo attuale. E quando la notizia riguarda i vaccini, il potenziale effetto sulla percezione dei cittadini può essere particolarmente forte.

La questione non significa che ogni dubbio sulla vaccinazione debba essere liquidato come disinformazione. L’efficacia del vaccino antinfluenzale può variare da una stagione all’altra e dipende anche dai ceppi virali circolanti. È quindi possibile che una persona vaccinata contragga comunque l’influenza. Il punto è che la vaccinazione non viene proposta come una garanzia assoluta contro qualsiasi infezione, ma come uno strumento per ridurre il rischio di forme gravi, complicanze e ricoveri, soprattutto nelle categorie più vulnerabili.

Anche sul fronte della sicurezza il dibattito dovrebbe partire dai dati. Le reazioni più comuni sono generalmente lievi e transitorie, come dolore o arrossamento nella zona dell’iniezione, malessere o febbre. Gli eventi gravi sono molto rari. Per questo le autorità sanitarie continuano a raccomandare particolare attenzione agli anziani, alle persone con patologie croniche, alle donne in gravidanza e agli operatori sanitari.

Ma la politica, ancora una volta, tende a prendersi la scena.

La domanda “ti sei vaccinato?” diventa così molto più di una domanda sanitaria. Diventa una sorta di cartina di tornasole delle posizioni politiche. Se la risposta è no, per Bassetti può diventare un messaggio pubblico da contestare. Se la risposta è “è una scelta libera”, per Malan diventa invece un’affermazione di principio. E quando entra in gioco l’Oms, la discussione si allarga ancora: chi decide sulle emergenze sanitarie? Quanto potere devono avere le organizzazioni internazionali? E dove finisce la libertà individuale e dove comincia la responsabilità collettiva?

Sono domande che la pandemia ha reso ancora più esplosive. Il Covid ha lasciato una frattura profonda nel rapporto tra cittadini e istituzioni sanitarie: da una parte ha rafforzato l’idea che le decisioni di salute pubblica debbano basarsi sulle indicazioni della comunità scientifica; dall’altra ha alimentato una diffidenza che oggi riemerge anche quando si parla di una vaccinazione molto diversa, quella contro l’influenza stagionale.

Il rischio è che, in questo clima, ogni discussione venga ridotta a una contrapposizione tra “pro” e “contro”. Ma il quadro è più complesso. Si può sostenere la libertà di scelta senza essere contrari ai vaccini. Si può criticare l’Oms senza negare il valore della prevenzione. E si può sostenere l’importanza della vaccinazione senza trasformare ogni dubbio in un’accusa di antivaccinismo.

Il confine decisivo resta quello tra opinioni e fatti. Una scelta personale può essere discussa politicamente. Una fake news, invece, resta una fake news, anche se viene ripetuta migliaia di volte sui social.

E così il vaccino antinfluenzale torna al centro di una battaglia che ormai ha poco a che vedere soltanto con l’influenza. Bassetti e Malan hanno portato in superficie una frattura più profonda: da una parte l’idea che la salute pubblica richieda messaggi forti e una fiducia sostanziale nelle indicazioni degli esperti; dall’altra la rivendicazione della libertà individuale e la diffidenza verso un eccessivo rafforzamento delle istituzioni sanitarie, soprattutto internazionali.

La campagna vaccinale, intanto, prosegue. E insieme a lei prosegue anche la guerra delle informazioni. Il vero scontro, dunque, non è soltanto tra chi si vaccina e chi non lo fa. È tra dati e propaganda, tra informazione verificata e contenuti virali, tra responsabilità pubblica e libertà individuale. Una battaglia nella quale, ogni autunno, il vaccino diventa ancora una volta il pretesto per riaprire tutte le altre.

 

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