Basta con logiche di potere correntizie
Vincenzo Paolo Depalma Magistrato, Consigliere di Corte d’Appello a Bari Il giudice ha scelto di correre da indipendente: «La spaccatura della corrente non è un effetto ottico, ma il rifiuto di decisioni calate dall’alto».
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La spaccatura di Magistratura indipendente «non è un effetto ottico». E il Csm «deve tornare al servizio dei magistrati e della dignità del lavoro, non degli apparati». Vincenzo Paolo Depalma, consigliere della Corte d’Appello di Bari, chiarisce col Dubbio i motivi per cui ha scelto di non seguire gli schemi della sua corrente che lo ha espulso per la sua scelta di candidarsi autonomamente a Palazzo Bachelet. Da qui l’accusa: Mi si sarebbe trasformata in un «traghetto elettorale». E ai più maliziosi dice: non ci sarà nessuna «intesa sottobanco».
Consigliere Depalma, perché ha deciso di candidarsi da indipendente, nonostante la sua corrente avesse già scelto i nomi da presentare alle consultazioni e nonostante lo Statuto preveda, da qualche tempo, l’espulsione per chi fa scelte di questo tipo?
È una scelta autonoma e meditata: l’autogoverno deve tornare al servizio dei magistrati e della dignità del lavoro, non degli apparati. L’espulsione automatica per chi si candida autonomamente è una norma incostituzionale che comprime l’elettorato passivo (articolo 51 della Costituzione) e mina l’indipendenza del magistrato (articolo della 104 Costituzione). Nessun editto statutario cancellerà la mia storia e la fedeltà a valori che ho sempre testimoniato nei fatti.
Lei ha formulato accuse molto pesanti alla sua corrente, parlando di gestione autoritaria e di “traghetto elettorale”. Quali episodi l’hanno spinta a fare queste considerazioni? Cosa contesta all’attuale gestione di Mi e cos’è cambiato rispetto al passato?
Contesto alla dirigenza associativa di aver smarrito la propria missione: da un lato cede a un improprio interventismo politico, assecondando persino aggressioni gratuite a soggetti istituzionali come la componente laica del Csm e la dirigenza della Scuola della magistratura; dall’altro tace sulle questioni ordinamentali che impattano sulla nostra quotidianità. Si è assistito rassegnati al crescente verticismo negli uffici, all’appiattimento burocratico delle valutazioni “a crocette” e al disastroso aggravamento del rito civile legato alla Riforma Cartabia. A questa deriva oppongo impegni concreti: difesa delle istituzioni, carichi di lavoro sostenibili, tutela della salute, della genitorialità e della dignità del nostro lavoro.
Lei ha raccontato di esser stato dichiarato decaduto da socio «senza contraddittorio né coinvolgimento dei Probiviri», la sera tardi in una chat. Impugnerà questa decisione nelle sedi opportune o accetta la decadenza per fare la sua corsa da battitore libero? Ha mai avuto un confronto successivo coi vertici di Mi?
I fatti si commentano da soli: norme illegittime, Probiviri scavalcati e azzeramento del contraddittorio mostrano la fragilità di un sistema che teme il confronto. Tutelerò i miei diritti nelle sedi opportune, ma non disperderò energie in schermaglie interne. Mi rivolgo direttamente al corpo elettorale, senza intermediazioni, con un programma limpido di rinnovamento.
Ha definito l’assemblea nazionale di Mi come «eterodiretta» e parlato dell’imposizione di candidati provenienti solo dai grandi distretti come Roma, Milano, Napoli e Palermo. Non è fisiologico che una corrente punti su piazze con un bacino elettorale più ampio per massimizzare i voti? O sta dicendo che c’è stato un vero e proprio accordo a tavolino per estromettere la periferia e la Puglia?
Il Csm richiede autorevolezza e competenza ordinamentale, non figuranti scelti su base aritmetica. Candidare chi non ha esperienza sulla gestione degli uffici è come affidare un intervento ad alta specializzazione a chi non è mai entrato in sala operatoria. L’esperienza nei Consigli giudiziari e come Magrif (Magistrato di riferimento per l’innovazione, ndr) è fondamentale per guidare l’organizzazione e la digitalizzazione. Promuovere e implementare l’Intelligenza artificiale non significa cedere ad algoritmi giudicanti, ma dotare i magistrati – a partire dai più giovani – di strumenti avanzati per gestire i carichi di lavoro e fare presto e bene, ridando qualità al tempo della decisione.
Cosimo Ferri, figura chiave e riferimento dell’area, non ha espresso candidati nel collegio dei pubblici ministeri. Questo significa che i magistrati a lui vicini potrebbero finire per convergere proprio sui pm ufficiali di Magistratura indipendente. Al di là delle epurazioni in chat e dei proclami sull’autoritarismo della corrente, sotto il gazebo elettorale si finirà per scambiarsi comunque i voti? Si può ragionevolmente sostenere che Mi sia spaccata o è solo un “effetto ottico”?
Smentisco categoricamente qualsiasi schema di voto incrociato o intesa sottobanco: non esistono pacchetti di preferenze da scambiare sotto il gazebo, né accordi tra cordate. Corro esclusivamente nel collegio dei giudici di merito proprio per spezzare queste logiche di compensazione correntizia e parlare direttamente alla coscienza dei colleghi. La spaccatura in Mi non è un effetto ottico, ma la presa di posizione di chi rifiuta decisioni calate dall’alto e pretende di scegliere liberamente.
Che cosa risponde a chi, dentro Mi, potrebbe accusarla di vittimismo strategico per non aver accettato la sconfitta nelle dinamiche democratiche o politiche interne alla corrente?
Nessun vittimismo, ma il rifiuto di logiche d’apparato che non hanno nulla di democratico. Quando le candidature del territorio vengono cancellate in assemblea nazionale senza voto né spiegazione, si tratta di un diktat verticistico che svilisce la base. Subire in silenzio sarebbe stata resa. La vera sfida è restituire la guida degli uffici al merito e alla competenza, affrancandoli da condizionamenti di corrente: su questo programma chiedo il voto libero dei colleghi.
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