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Martedì 12 Novembre 2019 ore 16:00
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Svimez: in fuga da un Sud sempre più lontano dal resto d'Italia

Il Rapporto 2019 conferma i dati dell’Osservatorio Statistico dei CdL: necessari 3 mln di posti di lavoro

Svimez: in fuga da un Sud sempre più lontano dal resto d'Italia

Un Sud diretto verso la stagnazione e tra le maglie nere d’Europa, in profonda crisi non solo occupazionale, ma anche demografica a causa del calo della natalità e della continua fuga dei giovani, sulle quali le politiche pubbliche dell’ultimo ventennio, da ultimo il reddito di cittadinanza, non hanno avuto alcun effetto. Questo è il quadro tracciato dal Rapporto Svimez 2019 sull’economia e la società del Mezzogiorno, presentato il 4 novembre alla Camera dei Deputati. Dall’inizio del secolo a oggi – si legge nel comunicato stampa dell’Associazione – la popolazione meridionale è cresciuta di soli 81 mila abitanti, a fronte di circa 3.300.000 al Centro-Nord. Non andrà meglio in futuro, in assenza di interventi efficaci: secondo la Svimez, nel corso dei prossimi 50 anni il Sud perderà 5 milioni di residenti e il 40% del Pil. Si riallarga anche il gap occupazionale tra Mezzogiorno e Centro-Nord Italia: nell’ultimo decennio è aumentato dal 19,6% al 21,6%, comportando così la necessità di creare almeno 3 milioni di posti di lavoro per superare il dislivello. Quest’ultimo dato conferma quanto evidenziato dall’Osservatorio Statistico dei Consulenti del Lavoro nel report “Il lavoro nel Mezzogiorno. I problemi strutturali del mercato”, presentato lo scorso 27 settembre a Matera in occasione del primo convegno interregionale dei Consulenti del Lavoro della Basilicata e della Puglia. Nella fotografia scattata dalla Categoria, infatti, nel 2018 nel Sud del Paese, individuato tra le peggiori aree d’Europa per occupazione, meno della metà della popolazione in età da lavoro (15-64 anni) risultava occupata e più di 1 giovane su 3 non studiava e non lavorava (Neet). Per questo motivo, per superare il divario che separa il Mezzogiorno dal resto d’Italia, l’Osservatorio sottolineava l’esigenza di creare circa 3 milioni di posti di lavoro nelle sole regioni meridionali.

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