Fermati due italiani a Buenos Aires con bimba nata da maternità surrogata.
Lo riferisce oggi il quotidiano La Nacion di uomini che dopo il fermo, avvenuto venerdì scorso, ha ammesso alle autorità di aver concordato la gravidanza con una donna originaria della città di Rosario.
In evidenza
Il quotidiano La Nacion: “Si tratta di un caso molto delicato. In Argentina questa materia non è
Due cittadini italiani sono stati fermati all’aeroporto di Buenos Aires mentre cercavano di tornare in Italia con una neonata frutto di una maternità surrogata.
Secondo l’accordo, la bambina, nata il 10 ottobre in una clinica della capitale argentina, sarebbe poi stata cresciuta in Italia dalla coppia.
“Si tratta di un caso molto difficile”, ha detto un funzionario che lavora sul caso, precisando che in Argentina “la materia non è regolamentata” e che “non è ancora chiaro di quale reato si tratti o chi sia il responsabile”.
Nel mirino degli inquirenti tuttavia – riferisce la testata argentina – non sarebbero i due cittadini italiani, per i quali è stato comunque decretato il divieto di lasciare il Paese, né la madre della bambina. I tre sarebbero considerati piuttosto vittime di un’organizzazione che sfrutta le necessità di donne in situazione di estrema vulnerabilità e di persone che desiderano avere un figlio.
Dal 16 ottobre l’Italia considera la maternità surrogata come un “delitto universale” e la coppia fermata in Argentina rischia quindi l’apertura di un procedimento penale anche in patria.
di Huffpost
Altre Notizie della sezione
Bimbo preso a cinghiate dai genitori perché non recitava bene il Corano
14 Maggio 2026Una coppia di nordafricani residenti a Macerata è accusata di maltrattamenti ai danni di due ragazzi che oggi hanno 15 e 9 anni.
La Corte dei conti cita in giudizio l’ex sindaco di Napoli Luigi De Magistris
13 Maggio 2026Nel mirino dei giudici contabili la ricapitalizzazione dell'azienda di trasporto provinciale decisa nel 2019 e fallita nel 2022.
Ora il Csm vigila pure sui sindacati del personale.
12 Maggio 2026Sisto: «Un’ingerenza» Replica al vetriolo del viceministro dopo la richiesta dei togati di aprire una pratica a Palazzo Bachelet sull’accordo che “istituzionalizza” l’Ufficio per il processo.
