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Ora il Csm vigila pure sui sindacati del personale.

Sisto: «Un’ingerenza» Replica al vetriolo del viceministro dopo la richiesta dei togati di aprire una pratica a Palazzo Bachelet sull’accordo che “istituzionalizza” l’Ufficio per il processo.

Ora il Csm vigila pure sui sindacati del personale.

Dice la Costituzione che è il ministro guardasigilli a occuparsi di “amministrazione della giustizia”. E che al Csm compete tutto quanto riguarda le carriere dei magistrati.

Ora, è vero che l’Anm è uscita dal referendum vittoriosa e tramutata, di fatto, in partito politico. Ma che l’espressione istituzionale dell’ordine giudiziario, cioè il Csm si spinga fino ad auto-attribuirsi un potere di vigilanza sulla “adeguatezza” di accordi sindacali relativi al personale ma non alla magistratura, è oggettivamente un’espansione creativa del Titolo IV della Carta. E a fronte di una novità così spiazzante, sorprende certamente meno che da via Arenula si contesti la novità come «ingerenza», per usare l’espressione affidata al viceministro Sisto a un comunicato stampa.

Proviamo a riassumere. Nei giorni scorsi è stato siglato un accordo fra via Arenula e rappresentanze dei lavoratori che ribadisce l’assunzione definitiva nell’organico della Giustizia di gran parte dei giuristi addetti all’Ufficio per il processo: esattamente 9.368. Altri 1500, seppur non immessi immediatamente nella pubblica amministrazione, vengono inseriti in una graduatoria triennale, dalla quale il ministero confida di riuscire a reclutare tutti, con un eventuale temporaneo utilizzo di alcune risorse in funzioni diverse da quelle dell’Upp, ormai noto come “team del giudice”.

Il pur esile margine d’incertezza sul futuro di quella piccola quota di addetti ha provocato una fibrillazione tellurica di alto grado nelle correnti dell’Anm, e in particolare in quelle progressiste, e nella Cgil. Con un riverbero quasi istantaneo nell’istituzione preposta all’amministrazione delle carriere dei magistrati, il Csm appunto. Il quale comunica la presentazione, da parte di gran parte dei componenti, della richiesta di aprire una «pratica in Settima commissione dopo la firma, lo scorso 29 aprile, del Contratto collettivo nazionale integrativo stralcio del personale non dirigenziale del ministero della Giustizia sulla definizione delle ‘famiglie professionali e delle relative competenze’ in attuazione dell’articolo 18» dello stesso contratto nazionale 2019-2021 relativo al “comparto funzioni centrali”.

«Ciò al fine di verificare», recita la richiesta inviata al Comitato di Presidenza del Csm e firmata da tutti i consiglieri togati oltre che dai laici di centrosinistra Ernesto Carbone, Roberto Romboli e Michele Papa, «se le modalità di realizzazione di tale accordo offrano adeguate garanzie in ordine alla dotazione degli Uffici del processo di funzionari specificamente dedicati a funzioni di diretta assistenza alla giurisdizione in quantità e qualità non inferiore a quelle fino ad oggi garantita dagli Aupp», acronimo che sta ovviamente per “addetti all’Ufficio per il processo”.

La pratica richiesta dalle toghe e dai tre laici punta, ancora, a «verificare, anche alla luce della rideterminazione annunciata delle piante organiche del personale amministrativo, se la distribuzione degli altri profili del personale risulti anch’essa adeguata per le esigenze di funzionamento degli uffici. Si tratta», è la nota finale, «di una verifica funzionale all’assunzione delle determinazioni di competenza consiliare in ordine all’organizzazione degli uffici giudiziari».

La giustificazione formale alla fine c’è, ma va considerato che, prima del Pnrr, l’Ufficio per il processo neppure esisteva, e che dal 30 giugno – data in cui scade, anche per il settore giustizia, il periodo di verifica sull’attuazione degli accordi con lUe – la pressione su Corti e Tribunali non sarà certo ossessiva come lo è stata in questi ultimi mesi.

La replica di via Arenula è, come detto, particolarmente corrosiva. A intervenire è appunto il viceministro Francesco Paolo Sisto, che ha seguito direttamente l’accordo sulla trasformazione dei precari addetti all’Upp in organico stabile del sistema giustizia: «La leale collaborazione fra le istituzioni non prevede, fra le sue forme, l’ingerenza. Tale va ritenuta», dice il numero due del dicastero, «l’apertura da parte del Csm, a maggioranza, di una pratica tesa, addirittura, a verificare se le modalità di realizzazione dell’accordo sindacale relativo alle famiglie professionali, fra ministero e sigle sindacali, offra “adeguate garanzie in ordine alla dotazione degli uffici del processo”».

Sisto è è noto per l’attitudine alla dialettica, ma stavolta utilizza un registro assai polemico: «Il Csm non è organo di controllo, nemmeno atipico, dell’operato del ministero nelle sue prerogative istituzionali, meno che mai delle scelte di coloro che, professionalmente, tutelano i diritti dei lavoratori. Quanto agli Aupp, il ministero è stato protagonista assoluto della loro stabilizzazione, ed è e sarà difensore strenuo delle loro professionalità, senza necessità di non consentiti interventi di tutoraggio».

Fino alla stoccata più velenosa: «L’impressione è che, a una emotiva “crisi di gelosia”, si accompagni, da parte di alcune componenti della magistratura, il disagio per la politica di dialogo che il ministero ha intrapreso e, che, pervicacemente, ritiene fondamentale per una giustizia più efficiente e giusta».

Ora, l’impressione di cui sopra è e resta di Sisto. Ma quella per cui, dopo il referendum, il grado di espansione politica della magistratura si sia impennato, non è certo circoscritta a via Arenula.

Errico Novi su Il Dubbio

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