Pd e Cgil usano l'antifascismo (e le violenze di piazza) per blindare il loro sistema di potere
C'è una galassia di sinistra fatta da Cgil, pm, antagonisti e partito mediatico che mistifica i fatti e accusa il "pericolo nero". Ma il pericolo sono loro.
In evidenza
In rete c’è un documento che è davvero interessante (“Anpi: Bologna democratica ed antifascista”) che vale la pena di essere riprodotto integralmente:
“Ci apprestiamo a celebrare l’anniversario della strage fascista del 2 agosto 1980, un appuntamento imprescindibile del calendario civile antifascista. Come 46 anni fa la città di Bologna, medaglia d’oro alla Resistenza e medaglia d’oro al valor civile sa affermare il suo impegno civile e la sua straordinaria vocazione democratica riempiendo le piazze. Quando c’è bisogno Bologna risponde e sa farlo al meglio, capace di rendere la città presidio di vera resistenza democratica ed antifascista. Ancora una volta siamo stati chiamati a ribadire i nostri valori, gli stessi sanciti dalla Costituzione, a seguito di un gravissimo episodio che ha provocato la morte di un uomo.
Siano fatte verità e giustizia, così come chiede la famiglia di Abderrahim Fakir e tutta la Bologna democratica, rigettando odio e vendetta. Consideriamo del tutto strumentali e al limite dello sciacallaggio gli attacchi volti all’amministrazione comunale, cosi come le ricostruzioni diffuse sui social sulla vita di Abderrahim Fakir.
Rivendichiamo il diritto alla mobilitazione democratica anche attraverso la cancellazione dei decreti sicurezza. E per chi pensa di poter condizionare lo stato di diritto attraverso fantomatiche istruttorie che hanno il solo obiettivo di limitare la libertà di manifestare e l’azione di istituzioni democratiche, ribadiamo ancora una volta che Bologna resisterà un minuto in più.”
Seguono le firme, ancora più eloquenti ed istruttive del testo: 40 associazioni bolognesi che vanno dalle capofila Anpi e Cgil all’associazione “Salvaciclisti”, da “Cucine popolari” al “Cassero LGBTQIA+”, dal “Comitato in difesa dell’Iran” alla “Comunità maliana di Bologna” passando per “Period think tank” al Sunia e al “Portico della pace”.
In democrazia ciascuno scrive e pensa ciò che vuole, ma allora è anche concesso sottolineare come non solo non ci sia nel testo – pur con cotanta corona di firme – una sola parola di critica alle violenze di piazza né tantomeno di solidarietà ai poliziotti feriti, ma si fa un minestrone incredibile che vuole solo affermare chi comanda a Bologna in nome perpetuo di una “Resistenza” e di un antifascismo che serve appunto come collante per ogni circostanza, ricetta, manifestazione.
Un condimento buono per tutti gli eventi e ogni stagione, sulla quale da sempre c’è chi ha messo la propria e unica firma e su questa vive di rendita.
Matteo Lepore, sindaco di Bologna con la leader Pd Elly Schlein (ANSA 2026, Michele Lapini)
Un Anpi dove di partigiani veri non ce n’è più nessuno, salvo forse qualche centenario, e che pure prospera ovunque, corroborata soprattutto da contributi pubblici e sfruttando per diritto acquisito ogni occasione o commemorazione senza possibilità di confronto o tantomeno di contraddittorio.
Cosa c’entri con la strage di Bologna il caso di domenica scorsa non si sa, ma in Italia c’è gente che non ha evidentemente altri riferimenti né alcuna propensione a chiarire le responsabilità di ciascuno.
Un mantello che copre sempre tutto, compresi i violenti, verso i quali – come sempre – non c’è mai una condanna, perché vale ogni giustificazione, ammesso che – ovviamente – siano di estrema sinistra, altrimenti scatta immediato il “soccorso rosso” e tutti allora si stracciano le vesti per le immancabili (o presunte) provocazioni fasciste, buone per tornare in piazza a nuovamente sfasciare tutto.
Un mantello che ha i suoi alfieri in buona parte dei media, acritici su questi atteggiamenti e timorosi di chissà quale rappresaglia, indulgenti o chinati a 90 gradi, a seconda dei casi.
Un mantello utile però (soprattutto) alla sinistra “democratica” e parlamentare, quella che dice o non dice a seconda che le convenga o meno, e allora schiera in prima linea i partigiani d’assalto, pronta a goderne i frutti elettorali.
È quella sinistra ufficiale ed istituzionale che ha trasformato Bologna e parte dell’Emilia-Romagna in un mondo a sé, auto-referenziato ed economicamente redditizio, perché alla fine compagni sì, ma la rivoluzione proletaria la facciamo domani.
Un mondo che ha nel Pd la camicia pulita, nella Cgil e Landini la mobilitazione permanente in grado di bloccare il Paese a comando, la galassia intorno a Repubblica e La7 che la difendono sui media e poi la selva dei comitati che vanno gestiti a gettone.
Ma, ovviamente, in Italia il pericolo è quello fascista, quello della strage del 2 agosto 1980 sui cui documenti segreti però – e chissà perché – da ultimo proprio l’antifascistissimo premier Giuseppe Conte ha rimesso il segreto di Stato fino al 2029.
Misteri della Repubblica: agli italiani piace così.
Marco Zacchera su Il Sussidiario.net
Altre Notizie della sezione
Via libera governo alla norma su imputabilità minori
24 Luglio 2026Il provvedimento interviene sull’articolo 98 del Codice penale.
Un modello di OpenAI ha hackerato un’azienda in totale autonomia
23 Luglio 2026Durante un test di cybersicurezza, ammette OpenAI, è uscito dall'ambiente protetto e ha sfruttato le vulnerabilità della startup Hugging Face per completare il compito assegnato, individuando da solo quel percorso come modo più efficace.
“Alleati con Vannacci? Imbarcare tutti è il metodo della sinistra”
22 Luglio 2026Meloni chiude a Futuro Nazionale, difende la coalizione e conferma il no alle preferenze nella riforma elettorale.
