Onorevole Cucchi, i reati a fin di bene non esistono...
L’azione dei magistrati viene ritenuta legittima fin che conviene. si tratta di Un revirement non da poco rispetto alle dichiarazioni passate.
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La parlamentare Ilaria Cucchi ha contestato l’operato dei pubblici ministeri di Ravenna impegnati nell’indagine sui presunti falsi certificati per impedire il trasferimento dei migranti nei CPR, affermando di “percepire” la loro attività inquirente, asseritamente in contrasto con la Costituzione, come un’intimidazione, e che comunque questa non la fermerà nella sua azione politica contro i Centri di Rimpatrio.
A fronte di chi ha definito inaccettabili le sue dichiarazioni, rimarcando come l’attività dei magistrati non possa essere piegata a letture o interpretazioni in chiave di contrapposizione politica, la stessa ha affermato di essere d’accordo “in linea di principio”.
Nel compiere una lettura attenta del pensiero della senatrice verrebbe da dire che il diavolo si nasconde nei dettagli.
Il riferimento al “percepire” come intimidatorio lo svolgimento di attività giudiziaria e di dolersene pubblicamente presuppongono – spiace dirlo – una concezione decisamente invadente ed autoreferenziale della propria attività politica. Sembra che Cucchi non accetti alcuna intromissione di sorta dell’Autorità Giudiziaria nell’accertamento di possibili reati, quando questi sono volti a realizzare scopi che ella ritiene giusti in base alla propria visione politica. Una rivisitazione in chiave moderna del machiavellico “il fine giustifica i mezzi”.
Anziché, magari, rimarcare che la lotta contro i CPR deve essere condotta nei modi e nelle sedi opportune, e che non avrebbe tollerato azioni di chicchessia volte a perseguire con mezzi illeciti le finalità auspicate, la Cucchi pare essersi rifugiata nella confortevole quanto aberrante categoria dei reati a fin di bene.
Parimenti inquietante è la condivisione delle affermazioni a tutela dell’operato della magistratura solo “in linea di principio”.
Tale precisazione preoccupa fortemente, perché pare essere frutto di un’idea distorta della democrazia e del rapporto fra poteri dello Stato. L’azione dei magistrati viene evidentemente ritenuta legittima fin tanto che conviene. Un revirement non da poco rispetto alle plurime dichiarazioni della stessa parlamentare nel corso degli anni e, in particolare, nella recente campagna referendaria contro la riforma costituzionale della giustizia.
Attenderemo fiduciosi i risultati del lavoro della procura di Ravenna, quale che ne sia l’esito. E delle parole di Ilaria Cucchi ci dimenticheremo presto.
Ma diffidiamo, noi magistrati, dai tanti, troppi tifosi interessati ad intermittenza al nostro lavoro, pronti ad andarsene sbattendo la porta quando cambia il vento.
Alessandro Riello Magistrato Dda di Catanzaro su Il Dubbio
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