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Legge elettorale, il premio resta al 42%

La maggioranza conferma la soglia. Ancora aperto il nodo anti-cespugli e sulle preferenze FdI valuta gli emendamenti Dem.

Legge elettorale, il premio resta al 42%

La soglia per conquistare il premio di maggioranza resta al 42 per cento. Nessun abbassamento al 41, almeno per ora. È quanto emerge dalla riunione della maggioranza sulla riforma elettorale, al termine della quale il senatore di Forza Italia Roberto Rosso, uno degli sherpa della trattativa, ha risposto con una formula secca a chi gli chiedeva se la soglia sarebbe stata modificata: «Così era e così è». Una conferma che però non significa affatto che la partita sia chiusa. Al contrario, sul tavolo restano ancora diversi nodi politici e tecnici destinati a pesare sull’esito finale della riforma. Primo fra tutti quello della cosiddetta norma anti-cespugli, che esclude dal computo dei voti ai fini dell’attribuzione del premio le liste che restano sotto la soglia prevista. Su questo punto l’intesa non è stata ancora raggiunta. Alla domanda se ci fosse un accordo sulla modifica della norma, lo stesso Rosso ha infatti risposto: «Stiamo vedendo». Una risposta che certifica come il confronto nella maggioranza sia tutt’altro che concluso. La disposizione è particolarmente delicata perché può incidere direttamente sul calcolo dei voti necessari per ottenere il premio e, di conseguenza, sulla distribuzione dei seggi. Ma la vera sorpresa politica potrebbe arrivare dal capitolo delle preferenze. Fratelli d’Italia starebbe valutando con attenzione alcuni emendamenti presentati dall’opposizione, in particolare quelli dei senatori dem Nicola Irto e Dario Parrini, che puntano a introdurre le preferenze pure per tutti gli eletti, eliminando i capolista bloccati. Per FdI si tratta di una questione tutt’altro che marginale, perché il partito della premier ha storicamente sostenuto il sistema delle preferenze. Una posizione difficile da accantonare proprio mentre il Parlamento è chiamato a ridisegnare le regole con cui gli italiani eleggeranno il prossimo Parlamento. Da qui la provocazione lanciata in Aula da Parrini: «FdI terrà la schiena dritta e voterà i nostri emendamenti?». Una domanda che mette il partito di Giorgia Meloni davanti alla necessità di scegliere tra la disciplina della maggioranza e una posizione politica sostenuta per anni. Nel frattempo si è chiuso, almeno formalmente, anche il capitolo del ballottaggio. Marcello Pera, senatore di Fratelli d’Italia ed ex presidente del Senato, ha annunciato in Aula il ritiro del proprio emendamento sul secondo turno. Pera ha spiegato di non voler fare «il Pierino» davanti a un’Aula sostanzialmente contraria alla sua proposta, ma non ha nascosto il proprio giudizio severo sul modo in cui si è sviluppato il confronto. «C’erano tutte le condizioni per discutere, per fermarci un momento e dibattere», ha osservato, definendo quella sul ballottaggio «un’occasione perduta». Secondo Pera, il Parlamento avrebbe potuto affrontare e correggere alcuni «notevoli problemi di carattere tecnico» della legge, se solo ci fosse stata la volontà di superare i rispettivi «recinti parlamentari». Il ritiro dell’emendamento non cancella dunque le perplessità sull’impianto complessivo della riforma. La fotografia della giornata è quella di una legge elettorale ancora in costruzione, con il 42 per cento confermato come soglia per il premio di maggioranza, ma con diversi ingranaggi ancora da sistemare. Anti-cespugli, preferenze e meccanismo complessivo del premio restano questioni capaci di modificare gli equilibri politici. E mentre la maggioranza cerca una sintesi, l’opposizione prova a sfruttare le contraddizioni tra le posizioni storiche dei partiti e le esigenze della trattativa. Il rischio, denunciato anche da Pera, è che una riforma destinata a stabilire le regole fondamentali della competizione democratica venga approvata più sulla base degli equilibri tra partiti che sulla qualità tecnica del sistema. La soglia del 42 per cento, dunque, per ora non si tocca. Ma la vera partita sulla legge elettorale è ancora tutta da giocare.

 

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