Caro dottor Riello, vede il “diavolo” in chi tutela i diritti ma non l’inferno dentro i Cpr...
La risposta della senatrice di Avs: «La mia famiglia ha pagato a caro prezzo la mia fiducia nelle Istituzioni»
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Mi sono ripromessa di non intervenire più sull’inchiesta di Ravenna ma l’autorevolezza del vibrante, a tratti livoroso, attacco politico che mi rivolge il dottor Riello per la funzione che ricopre, che rispetto profondamente, mi costringe a fare qualche precisazione.
Tutti siamo soggetti al diritto di critica per le funzioni pubbliche che svolgiamo e per i ruoli che ricopriamo. Nessuno escluso.
L’alto magistrato dice di aver letto attentamente il mio pensiero e di avervi scorto “il Diavolo” di una “invadente ed autoreferenziale attività politica”. Mi accusa di non voler accettare alcuna intromissione da parte della magistratura “nell’accertamento di possibili reati quando essi sono volti a realizzare scopi che ella ritiene giusti in base alla propria visione politica”. Io avrei “una visione distorta del rapporto tra i poteri dello Stato”. Riterrei l’azione dei magistrati legittima fintanto che mi conviene.
Secondo lui avrei compiuto “un revirement” rispetto alle mie posizioni prese durante la campagna referendaria contro la riforma costituzionale.
“Noi magistrati diffidiamo – conclude – dai tanti tifosi interessati ad intermittenza al nostro lavoro, pronti ad andarsene sbattendo la porta quando cambia il vento”.
Sulla inchiesta di Ravenna ho già detto tutto. Non volevo mancare di rispetto a nessuno. Tanto meno ai magistrati ma ho semplicemente descritto il mio stato d’animo nell’esercitare il mio diritto di critica per il mancato rispetto dell’art 68 della Costituzione.
Mi scuso se ho urtato la sensibilità di qualcuno, ma credo fermamente nel rispetto della Costituzione che ho difeso tanto nel referendum quanto in questa occasione secondo scienza e coscienza.
Il dottor Riello, attento a cercare il diavolo che ci sarebbe in me, non si è accorto che non solo ho dichiarato di rinunciare alle mie prerogative mettendomi a disposizione della procura, ma ho pure consentito la pubblicazione della mia chat. Questo e solo questo.
Rispetto all’idea distorta che avrei della democrazia e del fatto che riterrei legittima l’azione della magistratura fin tanto che mi conviene, francamente non capisco cosa sottende a questa grave accusa.
Mi chiedo se abbia mai visitato un Cpr per vedere in quali condizioni vi vivono essere umani come noi, privati di ogni diritto e dignità, spesso senza nemmeno aver commesso alcun reato. Ne ho visitati tanti e l’angoscia che mi ha afflitto è stata insopportabile. Spesso ne ho pianto.
Posto che mai e poi mai mi sognerei di violare la legge per difendere i diritti violati, mi chiedo quale sarebbe la mia convenienza nell’ostacolare l’azione dei magistrati.
Sono autoreferenziale?
Mio fratello è morto di giustizia. I miei genitori sono morti consumati da centinaia di udienze molte delle quali sono letteralmente stati vittime di torture psicologiche.
Anni di processi sbagliati nei quali mai abbiamo perso fiducia nella Giustizia e nella magistratura. Fiducia nelle istituzioni e nella stessa arma dei carabinieri che alla fine abbiamo vista costituirsi parte civile affianco a noi. Noi, solo pochi giorni dopo aver visto il cadavere di Stefano morto in quelle terribili condizioni, lo abbiamo denunciato alla magistratura per la droga che abbiamo trovato a casa sua. Noi siamo quelli.
Per lei questa è autoreferenzialità?
Il mio lavoro in Parlamento è sotto gli occhi di tutti. Compreso quello all’interno della Giunta delle autorizzazioni a procedere.
Lei parlando a nome di tutti i magistrati, dichiara di diffidare di me. Dice che è cambiato il vento.
Sono parole forti.
Saprà quel che dice.
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