Anno: XXVIII - Numero 210    
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Il “fenomeno” Vannacci.

Il Generale che sfida la Destra.

Il “fenomeno” Vannacci.

Ascesa e ambizioni di Futuro NazionaleAlle prese con il “fenomeno” Vannacci gli analisti si dividono sulla genesi e sulle prospettive di “Futuro Nazionale”, il movimento politico al quale ha dato vita il Generale, che sfida la Destra con crescenti consensi. L’iniziativa, è stato subito chiaro, interpreta un diffuso malessere che coinvolge vari strati della popolazione che sarebbe sbagliato collocare esclusivamente a Destra, dal momento che le denunce del Generale riguardano aspetti della vita economica e sociale, dalla sicurezza al lavoro, alla scuola, al peso delle imposte, che non sono di Sinistra o di Destra, anche se qui si colorano di richiami a valori identitari che, ad esempio, Silvia Salis, Sindaco di Genova, evoca sovente, ignoti invece alla Schlein e al duo Fratoianni Bonelli, interpreti di una minoranza all’interno della Sinistra.

Va detto che Roberto Vannacci ha costruito in pochi mesi un partito dal nulla, evidentemente interpretando l’Italia stufa del “politicamente corretto” e persuasa di dover difendere una identità che appare trascurata dalla politica.

Quando, nell’estate del 2023, un Generale dell’Esercito, assolutamente sconosciuto al grande pubblico, pubblicò a proprie spese un libro intitolato “Il mondo al contrario”, in pochi avrebbero scommesso che tre anni dopo avrebbe fondato un partito capace di turbare i sonni dell’intera Destra italiana. Eppure, è esattamente quello che è accaduto. “Futuro Nazionale” di Roberto Vannacci cresce nei sondaggi fino al 4%, con oltre 50.000 iscritti e centinaia di comitati in tutta Italia (Il Fatto Quotidiano”), con adesioni di eletti in Parlamento e nei Consigli regionali e comunali.

La traiettoria politica di Vannacci è quasi senza precedenti nella storia politica della Repubblica italiana. Nessuno lo ha visto arrivare. Eppure, ha venduto forse un milione di copie del suo libro autoprodotto, è diventato un opinionista conteso e in tanti, a partire dalla Lega, lo hanno voluto in politica (Avvenire). Candidatosi con la Lega come indipendente alle elezioni europee del 2024, è stato eletto con oltre 500 mila preferenze, un risultato straordinario per un esordiente. Nel febbraio 2025 ha cessato il servizio nell’Esercito, ad aprile ha preso la tessera del partito ed a maggio è stato nominato vicesegretario federale.

Ma la convivenza con Salvini non poteva durare. “Sono stato eletto con un mandato chiaro: difendere sovranità, identità e sicurezza. Quando ho visto prevalere compromessi su temi decisivi — guerra, Green Deal, immigrazione, centralismo europeo — ho scelto la coerenza” (Il Riformista), ha dichiarato Vannacci illustrando i motivi della rottura. Il 3 febbraio 2026, abbandonata la Lega, ha fondato “Futuro Nazionale”.

Come si spiega il consenso intorno a una figura così divisiva? Le radici del fenomeno Vannacci sono molteplici.

La prima è la “rottura con il politicamente corretto”. “La vera contraddizione è che oggi venga definito “controverso” ciò che milioni di italiani considerano semplice buonsenso. Il libro ha avuto successo senza apparati editoriali o sostegno mediatico perché ha dato voce a un’Italia silenziosa” (Il Riformista), sostiene lo stesso Generale. Una narrazione che evidentemente funziona.

La seconda è il “vuoto identitario a destra”. Vannacci guarda a quella “parte viva, vasta e profonda della cittadinanza che non si riconosce più in una dialettica timida, fatta di tinte spente e volti smorti, di braccia basse e calici annacquati, di linguaggi misurati e vie di mezzo”. “Di tutto questo gli italiani sono stufi” incalza (Ansa).

La terza è il “culto della personalità militare”. La venerazione è evidente: nelle piazze, ai comizi, o quando si chiacchiera al telefono con gli iscritti. “In Vannacci mi riconosco, riconosco una figura che incarna perfettamente le doti e le caratteristiche di un leader. Il Generale rispecchia i miei valori e le mie idee” — raccontano i simpatizzanti. (Il Fatto Quotidiano). Il militare illustre identifica il servitore dello Stato al più alto livello.

La biografia di Vannacci parla da sola: ha comandato il nono Reggimento d’Assalto Paracadutisti “Col Moschin” e la Brigata Paracadutisti “Folgore”, partecipando a missioni in Rwanda, Somalia, nei Balcani, in Afghanistan, Iraq e Libia.

Non una crepa di superficie, quanto piuttosto una faglia, quella aperta nel centrodestra dalla comparsa sulla scena politica italiana di “Futuro Nazionale”. I primi sondaggi post-referendari, una sconfitta clamorosa per la Premier (il “NO rimbomba”, ha detto Renzi in Senato) danno “Fratelli d’Italia” in serie difficoltà, la Lega in caduta libera (MasterX).

Fin dalla sua fondazione, infatti, il partito di Vannacci ha continuato a erodere consenso nel centrodestra, e il trend non si è affatto arrestato. Persino Laura Ravetto ha lasciato la Lega per passare con l’ex generale (QuiFinanza).

Nell’elettorato di Destra esiste uno spazio politico ancora contendibile, soprattutto nell’area più identitaria e sovranista, dove la Lega appare il soggetto più esposto alla concorrenza del Generale (Il Foglio).

Non tutti gli analisti sono convinti che il fenomeno abbia gambe lunghe. L’esperimento politico di Roberto Vannacci si regge tutto sul successo di una narrazione: convincere gli italiani che sarà il nuovo Giorgia Meloni. L’ex Generale sta cercando di far passare l’idea che “Futuro Nazionale” del 2026 è come Fratelli d’Italia nel 2012: all’inizio di una lunga traversata nel deserto (L’Inchiesta).

Senza una coalizione da scalare, Vannacci potrebbe tentare l’impossibile: sedurre il grande elettorato mobile e qualunquista, quello che periodicamente alle elezioni vota il salvatore della Patria. Ma l’uomo nuovo ha sempre affascinato gli italiani solo se porta un messaggio chiaro e riconoscibile. E così appare al momento, anche per una ventata di euroscetticismo del quale il Generale è apertamente portatore, come per la freddezza che riserva all’aggressione russa all’Ucraina, tipica della Destra postmissina. Questo nel tempo potrebbe essere un limite.

Comunque sia il Generale è diventato un problema reale per il centrodestra in vista delle politiche del 2027. Come ha osservato il fondatore di YouTrend, Lorenzo Pregliasco, “sulla carta i campi del centrosinistra e del centrodestra sono abbastanza vicini, quindi sottrarre anche due punti percentuali alla destra potrebbe essere molto rilevante” (aol).

Per ora, il Generale avanza. Con i suoi stivali, il suo libro e un’Italia — o almeno una parte di essa — che si sente rappresentata più adeguatamente. Sta a Giorgia Meloni recuperare consensi. Il tempo è poco e il contorno non facilita l’impegno “patriottico” che finora è stato inadeguato.

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