Anno: XXV - Numero 132    
Martedì 23 Luglio 2024 ore 13:20
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Il Ssn continua a perdere pezzi

Nella sanità pubblica, 7mila medici in meno negli ospedali nel 2024

Il Ssn continua a perdere pezzi

Pierino Di Silverio, segretario nazionale Anaao-Assomed, il sindacato dei medici e dirigenti del SSN, è infatti tornato a denunciare la “fuga” dei medici dagli ospedali. “Se noi dovessimo basarci sui dati degli anni passati, i medici del SSN che dal 2022 al 2023 hanno lasciato il pubblico sono più che raddoppiati. Quindi nel 2024 possiamo stimare in 7mila i colleghi che lasceranno le corsie”.

Oltre ai problemi legati all’abbandono da parte dei medici, preoccupa anche la mancata attrattività della sanità pubblica e l’assenza di un “turnover” che lascia sempre più scoperti gli ospedali. “Uno specchietto tornasole della situazione è dato anche da chi decide di entrare nel sistema pubblica. Molte borse di studio per le specializzazioni vanno deserte. Questo è un chiaro segnale che l’appetibilità dell’ospedale pubblico non c’è più”, ha dichiarato Di Silverio.

Su questi fronti – secondo il sindacato – “non ci sono le risposte che ci saremmo aspettati dal Governo Meloni che sui soldi fa questione di lana caprina: un conto sono le risorse sul Fondo sanitario altro quelle sul personale. Oggi in Italia il problema sono i professionisti, tutti hanno detto in queste settimane quanto sono importanti gli operatori sanitari ma poi se andiamo a leggere la Manovra troviamo 80 euro per gli straordinari dedicati all’abbattimento delle liste d’attesa, quando non abbiamo assolutamente tempo in più.

E poi – ha aggiunto Di Silverio – i 2,3 miliardi per il rinnovo del nostro contratto: un aumento netto nelle tasche che vedremo tra un anno di 150-160 lorde al mese. Mentre si danno soldi al privato accreditato. Non c’è stata nessuna risposta sullo scudo penale in attesa di una legge come fatto durante la pandemia, a costo zero, e avevamo chiesto 300 milioni per la specificità medicina.

Gli aumenti progressivi stabiliti dalla finanziaria per il SSN non bastano – conclude il sindacalista –. Alla premier chiederei se è consapevole che la Manovra non ha premiato gli operatori sanitari come promesso. E come pensa di rendere più attrattiva la professione salvaguardando le cure pubbliche? Più semplicemente, crede ancora in un sistema di cure pubblico e universale?”.

La Stampa

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