La P2, l'ombrello buono per tutte le stagioni
Quando mancano risposte convincenti, spunta il fantasma di Gelli: una spiegazione universale che evita il fastidio del merito.
C’è una vecchia carta che nella politica e nel giornalismo italiani non passa mai di moda. Non importa quanto sia ingiallita, quante volte sia stata giocata e neppure se abbia davvero qualcosa a che fare con la partita in corso. Basta pronunciare tre caratteri magici — P2 — e il dibattito cambia immediatamente atmosfera.
Non si discute più di fatti, di documenti, di frequentazioni, di metodi giornalistici o di eventuali errori. No. Si entra direttamente nel regno del Grande Disegno. Quello con le tende tirate, le mani nell’ombra e, naturalmente, il fantasma di Licio Gelli che da qualche parte deve pur continuare a lavorare agli straordinari.
L’ultima puntata ce la offre Sigfrido Ranucci. Attorno alle critiche, alle contestazioni e alle domande rivolte a Report, ecco materializzarsi la spiegazione definitiva: la regia occulta, il piano nascosto, la P2. Una formula formidabile. Perché se qualcuno contesta un’inchiesta, non è un interlocutore. Se critica un metodo, non sta facendo il suo mestiere. Se solleva dubbi, evidentemente deve essere una pedina di qualcosa di molto più grande.
È il vantaggio del complotto: non bisogna dimostrarlo, basta evocarlo.
Del resto, abbiamo appena assistito allo stesso spettacolo durante il referendum sulla separazione delle carriere. L’argomento era semplice: Gelli la voleva, dunque la riforma doveva essere per forza eversiva. Poco importa che idee simili siano state sostenute, nel corso degli anni, da giuristi, magistrati e personalità delle istituzioni. Il merito della questione è un fastidio. Il fantasma di Gelli, invece, è molto più comodo: arriva, spaventa e chiude la discussione.
Ora tocca a Ranucci. E così la P2 diventa una specie di ombrello universale: ripara dalle critiche, dalle domande e soprattutto dall’obbligo di rispondere nel merito. Perché discutere delle frequentazioni, delle fonti o del metodo di una trasmissione, quando si può salire direttamente sul prossimo treno per la palude complottarda?
È una carta imbattibile. Non parla, non smentisce, non concede interviste e soprattutto non può essere contraddetta. Il morto perfetto, politicamente parlando: sempre disponibile, mai reperibile.
Il problema è che, a furia di vedere la P2 dappertutto, si rischia di non vedere più niente. E quando ogni critica diventa un complotto, ogni domanda un’aggressione e ogni dissenso il frutto di una regia occulta, forse non siamo davanti alla prova dell’esistenza di un grande disegno.
Forse siamo semplicemente dalle parti della disperazione argomentativa.
E allora sì: è stata la P2. Come sempre. Che sollievo. Ora possiamo anche smettere di fare domande.
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