Il perdono ai novax e l'estinzione della dignità
Ci sono verità che non possono essere negoziate nei corridoi della politica, e una di queste è scritta col sangue di centinaia di medici e operatori sanitari.
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Donne e uomini che, nel momento più buio, non si sono chiesti quale fosse il tornaconto elettorale o l’opportunità di partito. Hanno risposto a un giuramento. Hanno pagato con la vita l’impreparazione, i tagli sistematici alla sanità e l’ipocrisia di un sistema che prima li ha chiamati “eroi” e poi ha voltato loro le spalle.
Oggi, quel sacrificio non è solo dimenticato: è tradito. Assistiamo con profonda indignazione allo spettacolo indecoroso di una politica che pretende di salire in cattedra, piegando l’evidenza scientifica alle convenienze del consenso immediato. Quando i dati epidemiologici, la ricerca e la competenza medica vengono subordinati alle scadenze elettorali, non si sta solo compiendo un errore amministrativo. Si sta compiendo un atto di sciacallaggio culturale.
La scienza non è un menu alla carta da cui la politica può scegliere solo ciò che fa comodo per un sondaggio favorevole. Condizionare i tempi, i verdetti e le scoperte della medicina per fini propagandistici significa disarmare il Paese di fronte alle emergenze del presente e del futuro. Significa umiliare chi passa la vita in laboratorio o in corsia, trattando il sapere scientifico come un fastidioso ostacolo burocratico o, peggio, come uno strumento di scontro ideologico.
Il prezzo di questa arroganza lo pagano sempre i cittadini. Lo pagano i pazienti che vedono la sanità pubblica ridotta a un campo di battaglia politico, e lo paga la memoria di quei medici che sono caduti sul campo, convinti che la loro missione servisse a difendere una comunità unita e guidata dalla ragione.
Questo giornale non assisterà in silenzio alla normalizzazione di questo scempio. Continueremo a pretendere che la politica faccia un passo indietro e restituisca alla scienza l’autonomia, il rispetto e i fondi che merita. Lo dobbiamo alla salute di tutti. Ma, prima di tutto, lo dobbiamo a chi non è mai tornato a casa per difendere la nostra.
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