Anno: XXV - Numero 107    
Martedì 18 Giugno 2024 ore 13:00
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Cassa del Notariato. 30 anni di privatizzazione.

Aumento del numero delle pensioni erogate (raddoppiate in 30 anni di privatizzazione) e delle richieste di prepensionamento legate al calo dei repertori; impennata dei costi pensionistici, che in 30 anni da 82 milioni sono passati a oltre 226 milioni di euro. Sono questi alcuni dei dati esposti dal Presidente.

Cassa del Notariato. 30 anni di privatizzazione.

Vincenzo Pappa Monteforte durante la tavola rotonda, moderata dalla giornalista di Radio 24 Debora Rosciani, tenutasi all’interno del LIX Congresso Nazionale del notariato.

Numeri che per il Presidente non mettono, comunque, in discussione la sostenibilità della Cassa.

Se, infatti, il decreto legislativo n. 509/94 richiede una riserva legale non inferiore a cinque annualità dell’importo delle pensioni in essere, l’Ente ne può garantire, ad oggi, 8.

Una realtà che apre, comunque, a riflessioni su temi di grande attualità. L’inverno demografico, in primis, l’entrata tardiva nel mondo del lavoro, la competitività e il “giusto”compenso, l’avvento dell’intelligenza artificiale e l’impatto anche sul sistema notarile, il disinteresse dei giovani per la libera professione e, infine, la volatilità dei mercati.

“C’è un altro aspetto che abbiamo analizzato e che stiamo affrontando, ossia il pay gap, che non è più solo una questione di genere, ma di distribuzione dell’attività”, sottolinea il Presidente Pappa Monteforte. “Non è possibile che i primi 10 notai per repertorio, facciano il lavoro degli ultimi 300 della stessa area (nord, sud e isole, centro Italia). C’è qualcosa che non funziona”.

Per questo, la Cassa procede con politiche di sostegno sempre più incisive, come l’assegno di integrazione destinato a quei notai che hanno prodotto un repertorio inferiore al massimale fissato dal C.d.a.

Perché – come ha più volte ribadito il Presidente Pappa Monteforte – “i giovani sono il fiore all’occhiello del notariato”.

“Noi abbiamo dei valori fondanti – solidarietà, mutualità, patto generazionale, aiuto ai soggetti deboli – che ci consentono di presentarci all’esterno e che sono condivisi dalla politica. Attenzione a non rovinarli! Il modello notarile è un modello da esportare. Ma dobbiamo affrontare criticità che sono evidenti. L’andamento del numero delle pensioni a domanda è pericoloso. Una Cassa deve evitare il prepensionamento. La pensione è al compimento dei 75 anni di età e noi dobbiamo riuscire a mantenere in esercizio i colleghi”.

La previdenza pubblica deve affrontare le stesse sfide, invecchiamento della popolazione e aumento della speranza di vita per Gianfranco Santoro, Direttore centrale studi e ricerche Inps.

Ecco il motivo della “sofferenza” del sistema, da sommare alla modesta crescita economica del Paese.

Fattori di crisi che portano a pensare all’allungamento della vita lavorativa, in attesa della generazione dei baby boomers che farà aumentare ulteriormente la spesa pensionistica.

“Ad oggi, il sistema pensionistico è sostenibile”,  ha detto Santoro. “Però bisogna fare attenzione a due cose: primo, al problema dell’inflazione visto che ad essa è collegato l’adeguamento delle pensioni, anche se nel 2024 sembra un problema rientrato. L’altro, riguarda i tassi di crescita bassi. Siamo arrivati ad un livello oltre il quale non si può andare”. 

“La Cassa del notariato è il migliore esempio in ambito previdenziale, anche rispetto all’Inps, con un sistema basato sui repertori, che permette di non subire la crisi demografica”, ha fatto eco l’attuario Antonietta Mundo. “Paradossalmente, meno notai ci sono, maggiori sono gli introiti. Nessun rischio, ad oggi, per la Cassa anche sul fronte della sostenibilità – perché come ha detto il Presidente – su 5 annualità di riserva richiesti, l’Ente ne ha 8. Esiste, invece, un problema sul fronte del genere. Le donne stanno aumentando, tra un po’ sarà una previdenza tutta al femminile, ma queste ultime escono prima dal mondo del lavoro. L’obiettivo, quindi, non può che essere quello di evitare l’abbandono della professione e, come già sottolineato, i prepensionamenti”.

Ma c’è anche un altro aspetto che non deve essere sottovalutato, ossia la scarsa adesione a forme di previdenza complementari che possano garantire un futuro pensionistico più adeguato.

“La conoscenza è consapevolezza”, secondo Mariacristina Rossi, Commissaria COVIP. “L’attenzione alla pianificazione del risparmio non si spinge fino alla previdenza complementare. E questo nonostante che il pensionamento corrisponda ad una riduzione del reddito, che dovrebbe, invece, essere colmato e fronteggiato in qualche modo. È fondamentale, allora, avere la consapevolezza di quanto ammonterà il proprio assegno pensionistico, visto che oggi – per altre Casse e per la stessa previdenza pubblica – è correlato ai contributi versati e non più allo stipendio percepito o al reddito professionale prodotto. Per poter scegliere in tempo le strade da percorrere”.

Ma nei giovani c’è questa consapevolezza?

Per Vincenzo Carbonelli dell’Associazione Italiana Giovani Notai, “c’è una forte attenzione per le forme di sostegno messe in campo dalla Cassa di previdenza, e in particolare per il contributo di apertura dello studio, la polizza sanitaria, l’integrazione e l’assegno di maternità. Il nostro è un sistema previdenziale solidaristico, con una solidarietà da intendersi sia in senso orizzontale, che verticale. Oggi questo patto generazionale potrebbe far si che il sostegno maggiore vada ai giovani, la parte della nostra categoria che incontra sofferenze maggiori”.

Una generazione, quindi, preoccupata soprattutto dalle problematiche presenti e che tende, invece, a vedere ancora distante il tema del futuro pensionistico.

Come risolvere il problema lo ha individuato Andrea Pisana, un neolaureato, che ha ideato un’app con l’obiettivo di “trasmettere” ai giovani quella cultura previdenziale necessaria a fare scelte indirizzate alla costruzione del domani.

“Io ho studiato all’università Economia aziendale”, ha spiegato Andrea. “Per tre anni ho sentito parlare di pensioni, di previdenza. La studiavo, e questo mi ha in qualche modo portato a pensare al domani. Proprio la paura di un futuro, che non potesse garantirmi di mantenere lo stesso stile di vita goduto grazie al frutto del mio lavoro quotidiano, mi ha spinto a creare il progetto che – non a caso – ho chiamato “Il futuro è Oggi”. Quello che ho notato quando ho cominciato a lavorarci è che i miei coetanei non avevano  la stessa sensibilità. Ciò è anche comprensibile. A vent’anni, si pensa ad altro, sulla base delle inclinazioni personali: andare in discoteca, uscire con la fidanzata, viaggiare. Allora, come raggiungerli? Come attrarre la loro attenzione? Mettendo in campo uno strumento che usano continuamente e che potesse coinvolgerli. Una app, quindi, che potesse essere usata da tutti e a qualsiasi età, perché anche a 30 e 40 anni si è in tempo per pensare al domani e ogni giorno che passiamo senza pensarci è un giorno che togliamo al nostro futuro”.

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