Come col referendum: il fronte del No guida la lotta al Melonellum
La Rete per un voto libero e uguale contesta sei punti della riforma, dal premio di maggioranza all’obbligo di indicare il candidato premier.
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Parte ufficialmente il fronte ‘anti-Melonellum’. Ieri alla Camera la “Rete per un voto libero e uguale”, capeggiata da Roberto Zaccaria, Enrico Grosso, Pietro Adami ha presentato le tappe dei ricorsi contro la legge elettorale, approvata la scorsa settimana in via definitiva, sperando di arrivare a sentenza della Corte costituzionale prima delle prossime elezioni.
La società civile va dunque in soccorso della politica, ripetendo lo schema, già vincente, messo in campo contro la riforma costituzionale della separazione delle carriere. Una “staffetta” tra il Campo largo e giuristi e cittadini pronti a farsi valere nelle sedi giudiziarie, come già fatto dai “15 volenterosi” per fermare la legge Nordio. «La legge è gravemente incostituzionale e per questo presentiamo questa straordinaria macchina dei ricorsi», ha detto Zaccaria. Il 26 ottobre, appena dopo due giorni dopo che il Melonellum sarà entrato in vigore, in tutti i distretti di Corte di Appello verranno simultaneamente depositati 30 ricorsi dinanzi al giudice civile «per lesione del diritto di voto» ha spiegato l’avvocato Adami che mettono nero su bianco i sei profili a rischio di incostituzionalità di quelle norme.
In particolare, come illustrati dal professore Enrico Grosso: premio di maggioranza; interdipendenza dei risultati elettorali delle due Camere ai fini del premio; modalità di assegnazione dei seggi ai singoli eletti; equilibrio di genere; obbligo giuridico a pena di inammissibilità per ogni lista di indicare il nome del candidato alla carica di presidente del consiglio; numero abnorme di sottoscrizioni previste per la presentazione delle liste.
Tra gli oltre 500 esponenti della società civile che appoggeranno i ricorsi a cui lavora una rete di 99 avvocati a titolo gratuito, ci sono Romano Prodi, Pierluigi Bersani, Fausto Bertinotti, Massimo D’Alema, Rosy Bindi, Luciano Canfora, Tomaso Montanari, Gianrico Carofiglio, Maurizio De Giovanni, Ugo De Siervo, Giovanni Bachelet, Massimo Cacciari. La prime udienze dinanzi al giudice ordinario potrebbero tenersi a metà gennaio. Secondo Adami «entro la primavera, tra marzo e giugno, potrebbe esserci l’udienza in Corte Costituzionale». L’auspicio dei promotori dell’iniziativa è che si arrivi a una decisione della Consulta prima delle elezioni per il rinnovo del Parlamento. Come ha spiegato il deputato di +Europa, Riccardo Magi, «la Corte costituzionale, proprio nella nostra sentenza 48/2021, ha riconosciuto espressamente che, in assenza di un rito elettorale precontenzioso specifico, l’azione di accertamento davanti al giudice ordinario è il rimedio utilizzabile, purché esista l’interesse ad agire. Ha anche detto che l’azione può e deve essere promossa largamente prima dell’indizione delle elezioni, perché altrimenti non sarebbe possibile ottenere tutela tempestiva».
Abbiamo chiesto a Grosso e Zaccaria cosa ne pensassero della dichiarazione di Giuliano Amato («Molti dei miei colleghi costituzionalisti con questa legge elettorale fanno l’antico gioco che faceva tutto il Pci: tutto quello che non mi piace è incostituzionale»). Per Grosso «è normale e fisiologico che vi sia un pluralismo delle idee anche tra i giuristi e che alcuni possono ritenere non condivisibili le ragioni di incostituzionalità che altri ritengono condivisibili. Molti altri ex giudici costituzionali si sono pronunciati per l’incostituzionalità della legge».
Sulle riflessioni dell’ex presidente della Consulta ha risposto anche Zaccaria raccontando che «Enzo Cheli, allievo più anziano di Paolo Barile e Calamandrei, ha scritto un articolo su Repubblica che dà un giudizio molto netto sul fatto che con questa legge si cambia forma di governo. Io gli ho telefonato quattro volte per chiedergli di firmare il ricorso e lui mi ha spiegato di non voler firmare per non condizionare con la mia firma gli attuali giudici costituzionali. È una forma che un giudice costituzionale può tener conto per non condizionare i suoi colleghi, antichi o recenti, quelli recenti sono più pericolosi».
Sul fatto che comunque sempre la Consulta, bocciando parte dell’Italicum, disse che era valido il premio di maggioranza su base nazionale (come previsto dallo Stabilicum), Grosso ha replicato: «È vero che la Corte preconizza una omogeneità tra Camera e Senato ma qui il problema è che il voto di una Camera non può essere fatto dipendere dalla volontà dei cittadini che formano l’altra Camera perché la Costituzione presuppone due Camere completamente indipendenti».
In conferenza stampa intervenuti, oltre a Magi, anche Simona Bonafè del Pd («Continueremo battaglia con società civile»), Alfonso Colucci del M5S (Melonellum «introduce la capocrazia»), Filiberto Zaratti di Avs (la legge «annuncia Stato autoritario»), Maria Elena Boschi di Iv («Meloni si fa legge su misura e cancella diritti delle donne»).
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