Anno: XXVIII - Numero 187    
Venerdì 2 Ottobre 2026 ore 13:30
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Fisco, la finta semplificazione dei due invii

L’Ufficio Studi dei Consulenti del Lavoro mette in evidenza il paradosso: spalmare le scadenze non significa necessariamente ridurre gli adempimenti.

Fisco, la finta semplificazione dei due invii

Una dichiarazione, due invii, il rischio di tre volte il lavoro. È il paradosso che si nasconde dietro la proposta di sdoppiare la dichiarazione dei redditi. L’obiettivo è alleggerire il calendario fiscale: un primo invio entro luglio con i dati necessari alla liquidazione delle imposte e un secondo a novembre per gli ISA e gli altri elementi ritenuti informativi. Ma se per preparare correttamente il primo invio bisogna comunque fare quasi tutto il lavoro, e per il secondo occorre riaprire la pratica, rifare controlli e verificare eventuali variazioni, la domanda diventa inevitabile: dov’è la semplificazione?

È il dubbio posto con forza dall’Ufficio Studi dei Consulenti del Lavoro, che invita a guardare oltre la semplice redistribuzione delle scadenze. Perché nel fisco una scadenza spostata non è necessariamente un adempimento eliminato. E una dichiarazione divisa in due non è necessariamente una dichiarazione più semplice.

Anzi, il rischio è l’esatto contrario: una sola posizione fiscale da gestire, ma due momenti di lavorazione, due trasmissioni, due controlli e nuove occasioni di errore.

La proposta nasce da un’esigenza che nessuno mette in discussione. Il calendario fiscale è congestionato e la concentrazione degli adempimenti nei mesi estivi pesa sui contribuenti, sui professionisti e sull’amministrazione finanziaria. Distribuire il lavoro nel tempo può quindi avere una logica. Ma la bontà dell’idea si misura su un terreno molto concreto: quante attività vengono davvero eliminate?

Perché la dichiarazione dei redditi non è un insieme di caselle indipendenti che possono essere semplicemente spostate da luglio a novembre. È un procedimento unitario fatto di documenti da acquisire, dati da riconciliare, redditi da verificare, crediti e agevolazioni da controllare, imposte da calcolare e informazioni da mettere in relazione tra loro. Separare la trasmissione significa dunque dimostrare che le due parti siano davvero separabili anche sul piano operativo.

Ed è qui che il castello della semplificazione rischia di mostrare le prime crepe.

Il caso degli ISA è emblematico. Possono essere davvero relegati a un secondo momento senza interferire con la liquidazione? Non sempre. Il contribuente può indicare ulteriori componenti positivi per migliorare il proprio profilo di affidabilità, con effetti sulla determinazione del reddito e dell’imposta. Se queste informazioni vengono definite a novembre, il primo invio di luglio potrebbe dover essere modificato. Se invece devono essere elaborate già a luglio, allora novembre rischia di diventare soltanto una seconda trasmissione.

In entrambi i casi, il lavoro non sparisce: cambia semplicemente posto.

Lo stesso problema può riguardare crediti d’imposta, agevolazioni e altri elementi apparentemente “informativi” che possono invece incidere sulla posizione fiscale. Per questo, osserva l’Ufficio Studi, non è sufficiente decidere quali quadri inviare prima e quali dopo. Occorre stabilire, voce per voce, quali dati incidano sulla liquidazione, sui versamenti e sulle scelte del contribuente.

Per gli studi professionali il rischio è quindi molto concreto: chiudere una pratica a luglio per poi doverla riaprire a novembre. Con nuovi controlli, nuove verifiche, aggiornamenti dei software, eventuali anomalie da gestire e clienti da ricontattare.

È davvero questo il modo di semplificare?

La risposta non può essere affidata alla sola architettura del calendario. Deve arrivare dai numeri: quante ore si risparmiano, quanti controlli vengono eliminati, quanti dati non devono più essere richiesti e quante pratiche possono essere effettivamente chiuse a luglio senza dover essere riprese successivamente.

Perché una scadenza in meno non significa necessariamente un adempimento in meno. E due scadenze possono diventare più pesanti di una sola se obbligano a lavorare due volte sulla stessa posizione.

C’è poi il problema dell’amministrazione finanziaria. Due invii riferiti allo stesso periodo d’imposta significano due flussi da coordinare. Occorre stabilire quando la dichiarazione sia completa, come correggere il primo invio alla luce dei dati trasmessi a novembre, cosa accada se una delle due parti viene presentata in ritardo e come si coordinino versamenti, sanzioni, controlli e dichiarazioni integrative.

Il rischio è paradossale: per semplificare la dichiarazione si crea una nuova procedura; per far funzionare la nuova procedura servono nuove regole; per applicare quelle regole servono nuovi controlli.

E così la burocrazia rischia di fare quello che sa fare meglio: trasformare una buona intenzione in un nuovo adempimento.

L’Ufficio Studi dei Consulenti del Lavoro suggerisce, in sostanza, di cambiare prospettiva. La vera semplificazione non dovrebbe consistere nel decidere quando chiedere le informazioni, ma nel chiedersi se sia ancora necessario chiederle. Se l’amministrazione possiede già un dato, il contribuente non dovrebbe essere costretto a fornirlo nuovamente. Se una banca dati può comunicare direttamente un’informazione, il professionista non dovrebbe essere chiamato a ricostruirla. Se i dati della precompilata sono già disponibili, dovrebbero essere realmente utilizzabili dagli intermediari delegati.

È lì che si taglia davvero la burocrazia: meno dati duplicati, meno passaggi, meno controlli ripetitivi, meno responsabilità distribuite su procedure diverse.

Anche la revisione dei versamenti potrebbe produrre risultati più immediati: ridurre gli F24 e alleggerire la concentrazione delle rate nei mesi estivi significa intervenire direttamente sul carico operativo senza necessariamente moltiplicare le trasmissioni.

Alla fine, il giudizio sulla convenienza dello sdoppiamento deve passare da una prova molto semplice: il professionista lavorerà meno oppure lavorerà due volte?

Se il secondo invio consente di rinviare davvero una parte consistente delle attività, senza obbligare a duplicare controlli e verifiche, la distribuzione delle scadenze può avere una sua utilità. Se invece a luglio bisogna comunque predisporre quasi tutta la pratica e a novembre occorre riaprirla per completarla, la semplificazione rischia di essere soltanto nominale.

E allora il punto non è dividere la dichiarazione.

Il punto è smettere di dividere il lavoro in pezzi e chiamarlo semplificazione.

Il fisco non ha bisogno di due appuntamenti per lo stesso adempimento. Ha bisogno di meno adempimenti, meno dati richiesti e meno lavoro inutile. È questa la vera sfida indicata dall’Ufficio Studi dei Consulenti del Lavoro. E su questa, prima di spostare una sola scadenza, sarebbe opportuno misurare la riforma.

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