DE NUCCIO MOBILITA LA BASE
Gli ordino locali fanno quadrato sul territorio, mentre sul piano parlamentare alcuni esponenti politici sostengono esplicitamente il mantenimento della norma a favore dei Consulenti del lavoro.
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La guerra sui bilanci entra nella fase decisiva e, soprattutto, smette definitivamente di essere una semplice disputa tra categorie professionali. Da una parte i commercialisti, che hanno trasformato la protesta del Consiglio nazionale in una mobilitazione territoriale senza precedenti; dall’altra i Consulenti del lavoro, che rivendicano competenze già esercitate in ambito fiscale, contabile e societario. In mezzo c’è il Parlamento, chiamato a decidere se confermare o modificare l’articolo 13 del Ddl Concorrenza.
Il fronte dei commercialisti, intanto, si è compattato. Tutti i Coordinamenti regionali degli Ordini dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili hanno sottoscritto un documento di pieno sostegno alla posizione del Consiglio nazionale contro l’estensione ai Consulenti del lavoro della facoltà di depositare i bilanci presso il Registro delle imprese.
Non è soltanto una presa di posizione nazionale. Dai territori arrivano documenti e iniziative che confermano quanto la questione sia sentita. Nel Lazio, per esempio, gli Ordini di Roma, Tivoli, Cassino, Civitavecchia, Frosinone, Latina, Rieti, Velletri e Viterbo hanno sottoscritto congiuntamente il documento del 28 settembre, schierandosi con il Consiglio nazionale.
Ancora più significativo il fronte del Triveneto. I 13 presidenti degli Ordini delle Tre Venezie hanno espresso pieno sostegno al Cndcec, sintetizzando la propria posizione in una formula destinata a diventare uno degli slogan della battaglia: la formazione del bilancio è un presidio di legalità, non un semplice adempimento.
Il messaggio è dunque chiaro: per i commercialisti il deposito non può essere considerato una mera operazione telematica. Chi deposita il bilancio opera nel sistema della pubblicità legale dell’impresa e attesta sotto la propria responsabilità la conformità della documentazione agli originali conservati dalla società. È questa responsabilità, sostengono gli Ordini, a rendere centrale la formazione contabile, economica e societaria del professionista.
Il riferimento normativo è l’articolo 31 della legge n. 340 del 2000, che attualmente attribuisce agli iscritti all’Albo dei commercialisti e degli esperti contabili la facoltà di provvedere alla trasmissione telematica dei bilanci e degli altri documenti societari al Registro delle imprese.
Per i Coordinamenti regionali, dunque, l’articolo 13 del Ddl Concorrenza non eliminerebbe semplicemente una barriera all’ingresso. Modificherebbe il rapporto tra formazione, abilitazione, competenza e responsabilità professionale.
Ed è proprio su questo terreno che lo scontro si fa più duro.
Il fronte politico si divide
Perché mentre i commercialisti fanno quadrato, nella maggioranza non emerge una posizione univoca.
Il caso più evidente è quello di Fratelli d’Italia. La senatrice Paola Mancini, esponente di FdI e componente della Commissione Lavoro del Senato, ha preso pubblicamente posizione a favore del mantenimento della norma. La sua tesi è opposta a quella dei commercialisti: l’articolo 13 non inventerebbe una nuova competenza, ma riconoscerebbe formalmente un’attività che i Consulenti del lavoro già svolgono nel rapporto quotidiano con le imprese.
Mancini richiama, tra gli altri elementi, l’abilitazione dei Consulenti del lavoro alla trasmissione telematica delle dichiarazioni fiscali, i parametri ministeriali che includono la formazione del bilancio e il ruolo attribuito alla categoria dal Codice della crisi d’impresa. Da qui la sua conclusione politica: una piccola impresa dovrebbe poter scegliere di affidare anche il deposito del bilancio al professionista che già la segue per gli altri adempimenti, evitando costi e passaggi aggiuntivi.
La senatrice ha inoltre annunciato che, quando il provvedimento arriverà al Senato, lavorerà perché la norma resti nel testo.
È una posizione destinata a pesare perché arriva da una componente della maggioranza e perché si colloca esattamente sul terreno indicato dal Governo per il provvedimento: la concorrenza e l’ampliamento della libertà di scelta delle imprese.
Ma FdI non è l’unica voce politica entrata nel confronto.
Dalla Lega arriva infatti una posizione di segno diverso. Il deputato Andrea de Bertoldi ha espresso perplessità sull’estensione ai Consulenti del lavoro, condividendo le osservazioni del presidente del Cndcec Elbano de Nuccio. Secondo de Bertoldi, la natura del bilancio e le modalità del suo deposito impongono di valutare attentamente le competenze professionali coinvolte e le garanzie necessarie per le imprese. Ha quindi chiesto a Governo e Parlamento di approfondire la disposizione insieme alle professioni interessate.
Il risultato è una frattura politica che attraversa lo stesso centrodestra: FdI difende la norma nella sua formulazione attuale, mentre un esponente della Lega chiede almeno un approfondimento e guarda con favore alle obiezioni dei commercialisti.
La vicenda, quindi, non è più soltanto una questione tecnica tra due Albi.
I Consulenti del lavoro non arretrano
Sul fronte opposto, i Consulenti del lavoro hanno respinto con decisione l’accusa di invasione di campo. I presidenti dei Consigli provinciali dell’Ordine, riuniti a Reggio Calabria per la convention nazionale della categoria, hanno parlato di un intervento che non attribuirebbe loro la redazione o la certificazione del bilancio, ma soltanto la possibilità di effettuare un adempimento successivo alla sua formazione e approvazione.
La categoria rivendica inoltre una preparazione che, sostiene, non può essere ricondotta esclusivamente al diritto del lavoro. Nel percorso formativo dei Consulenti del lavoro figurano infatti anche diritto tributario, economia aziendale, ragioneria, contabilità e disciplina societaria.
È questo il punto sul quale le due professioni si confrontano frontalmente.
Per i commercialisti, quelle competenze non sarebbero sufficienti a giustificare l’estensione di una funzione collegata alla pubblicità legale del bilancio. Per i Consulenti del lavoro, invece, il deposito sarebbe l’ultimo passaggio di un’attività professionale che già comprende numerosi adempimenti fiscali e contabili.
Una partita che viene da lontano
I commercialisti ricordano inoltre che non sarebbe la prima volta che si tenta di modificare l’attuale disciplina. Analoghe iniziative erano state avanzate nel 2022 e nel 2023 senza arrivare alla modifica dell’assetto normativo.
Per questo il Consiglio nazionale ha scritto direttamente alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, al sottosegretario Alfredo Mantovano, al ministro della Giustizia Carlo Nordio, al viceministro Francesco Paolo Sisto e al ministro delle Imprese Adolfo Urso, chiedendo che la norma venga riesaminata ed eliminata durante l’iter parlamentare.
Il presidente Elbano de Nuccio ha insistito sulla stessa linea: il bilancio, ha sostenuto, non è un semplice file da caricare su una piattaforma, ma il documento che rappresenta la situazione patrimoniale, economica e finanziaria dell’impresa e che entra nel circuito della pubblicità legale.
Anche l’Unione nazionale giovani dottori commercialisti ed esperti contabili ha chiesto di cancellare la disposizione, sottolineando che il deposito comporta la verifica della completezza della documentazione e l’attestazione della conformità degli atti.
L’Associazione dottori commercialisti ha definito l’estensione ai Consulenti del lavoro «incomprensibile» e ha chiesto lo stralcio dell’intero articolo 13, contestando il fatto che si intervenga sulle competenze delle due professioni mentre è ancora in corso il processo di riforma degli ordinamenti professionali.
Il vero nodo è il mercato delle competenze
Dietro la guerra sul deposito dei bilanci c’è quindi una questione più ampia: chi può fare cosa nel mercato delle professioni regolamentate?
I commercialisti sostengono che l’apertura di una nuova funzione debba essere accompagnata da una verifica puntuale della formazione e della responsabilità richiesta.
I Consulenti del lavoro replicano che la loro preparazione comprende già materie economiche e contabili e che il deposito non coincide con la formazione, l’approvazione o la certificazione del bilancio.
La politica dovrà ora scegliere quale interpretazione tradurre nella legge.
E qui sta la novità più rilevante di questi ultimi giorni: il fronte professionale dei commercialisti è compatto, ma quello politico non lo è affatto.
FdI, attraverso Paola Mancini, sostiene apertamente che l’articolo 13 debba rimanere. La Lega, con Andrea de Bertoldi, ha invece raccolto le perplessità del Cndcec e chiesto un approfondimento. Nel frattempo, i Consulenti del lavoro hanno mobilitato i propri organismi territoriali per difendere una norma che considerano coerente con le competenze già possedute.
Il Parlamento si troverà dunque davanti non soltanto a una modifica tecnica del Registro delle imprese, ma a una scelta sull’architettura delle competenze professionali.
La battaglia dei bilanci è appena entrata nel vivo. I commercialisti hanno fatto quadrato. I Consulenti del lavoro non intendono fare un passo indietro. E adesso la parola passa alla politica.
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