Anno: XXVIII - Numero 174    
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47 anni fa Fallaci si toglieva il velo davanti a Khomeini

Un gesto di sfida diventato simbolo della libertà occidentale contro il fondamentalismo islamico.

47 anni fa Fallaci si toglieva il velo davanti a Khomeini

Quarant’anni fa, nel 1986, Oriana Fallaci si trovò di fronte all’ayatollah Ruhollah Khomeini, la guida della rivoluzione islamica iraniana. Quell’incontro sarebbe entrato nella storia del giornalismo anche per un gesto tanto semplice quanto dirompente: Fallaci si tolse il velo davanti a Khomeini.

Non fu soltanto un gesto personale. Fu una sfida, consumata davanti all’uomo che incarnava il nuovo potere teocratico iraniano e la sua concezione della donna, della religione e della società. Fallaci, giornalista occidentale abituata a non arretrare davanti a nessun interlocutore, rifiutò di accettare il velo come un’imposizione alla propria identità.

Il velo, in quel contesto, diventò molto più di un pezzo di stoffa. Rappresentava per Fallaci la pretesa di un potere religioso di stabilire come una donna dovesse presentarsi, comportarsi e vivere. E lei decise di contestarla nel modo più diretto possibile.

La scena divenne celebre anche per la reazione di Khomeini. Quando Fallaci gli fece notare che non avrebbe indossato un indumento che non le apparteneva, l’ayatollah liquidò il tema con una battuta sulle donne islamiche e sul loro abbigliamento. Fallaci, però, non arretrò.

Quell’intervista è rimasta nella memoria collettiva perché mostrava, senza mediazioni, due mondi radicalmente contrapposti. Da una parte una giornalista occidentale che rivendicava il diritto di scegliere per se stessa; dall’altra un regime fondato su una rivoluzione religiosa che aveva imposto profondi cambiamenti alla vita delle donne iraniane.

Fallaci non aveva bisogno di proclami. Il suo giornalismo era fatto di domande, provocazioni e confronto diretto. Il suo rapporto con il potere era quello di chi non considera l’intervistato un’autorità da assecondare, ma un interlocutore da mettere alla prova.

A distanza di quattro decenni, quel gesto conserva una forza particolare. Perché riporta al centro una questione che continua a dividere l’Occidente: dove finisce il rispetto per una cultura e dove comincia la rinuncia ai propri principi di libertà?

La vicenda di Fallaci non può essere trasformata in una semplice contrapposizione tra Occidente e Islam. Il mondo musulmano è molto più complesso dei suoi regimi teocratici e il velo può avere significati diversi a seconda delle donne e dei contesti. Ma una cosa è altrettanto difficile da ignorare: quando un simbolo religioso viene imposto dallo Stato attraverso la coercizione, non siamo più davanti a una libera scelta individuale.

Ed è proprio questo il punto che il gesto di Fallaci continua a evocare. La libertà non consiste soltanto nel poter indossare un velo. Consiste anche nel poter decidere di non indossarlo.

Quarant’anni dopo, quella giornalista che davanti a Khomeini decise di togliersi il velo resta dunque un’immagine potente di un giornalismo che non chiedeva permesso al potere. Un gesto piccolo nella forma, enorme nel significato: una donna davanti a un’autorità assoluta che rivendica semplicemente il diritto di essere libera.

 

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