Anno: XXVIII - Numero 170    
Mercoledì 9 Settembre 2026 ore 13:30
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La legge Foti cartina di tornasole del buon governo

La riforma della Corte dei conti divide: il danno erariale ridotto al 30% solleva dubbi sulla tutela dell’interesse pubblico e sulle vere priorità del Governo.

La legge Foti cartina di tornasole del buon governo

Anche a Bari, come in altre occasioni nelle quali si è dedicata ad elencare le riforme prodotte dal suo Governo, Giorgia Meloni ha evocato la riforma della Corte dei conti. Qualcuno le deve aver detto che è effettivamente una riforma, che effettivamente il ruolo della magistratura contabile, che è quello di garantire il buon funzionamento della gestione finanziaria e patrimoniale dello Stato e degli enti pubblici, sia stato potenziato per effetto della “legge Foti”, la n. 1 del 2026.

Ed è difficile smentire la Presidente del Consiglio su una convinzione della quale appare assolutamente convinta. Ma è nostro dovere, da persone che l’hanno guardata inizialmente con attenzione e simpatia, segnalare che agli occhi dei cittadini una riforma la quale prevede che il danno erariale accertato dal giudice debba essere risarcito soltanto nella misura del 30% non appare una scelta rispettosa degli interessi generali alla corretta gestione della finanza pubblica.

Non c’è giustificazione. Neppure quella di venire incontro al presunto “timore della firma” per cui nell’ottica di questo Governo il risarcimento del danno sarebbe stato ridotto allo scopo di esorcizzare la preoccupazione dei dirigenti e degli amministratori pubblici i quali sarebbero indotti a un rallentamento dell’attività amministrativa in ragione della preoccupazione di essere condannati se sbagliano con “colpa grave”. E questo è un fatto che anche chi ha una conoscenza elementare della pubblica amministrazione non può condividere. Perché la Pubblica Amministrazione opera con il supporto di pareri tecnici e giuridici affidando le scelte a funzionari che hanno studiato, che hanno fatto un concorso, di quelli nei quali si chiede anche la conoscenza del diritto amministrativo e della contabilità pubblica. Questi funzionari sarebbero condannati dalla Corte dei conti nel caso provochino un danno alle casse dello Stato “con colpa grave”. Che individua una responsabilità che deriva da negligenza, imprudenza o imperizia in misura “macroscopica”, dice la giurisprudenza della Corte dei conti che evoca un principio antico di diritto romano, quello per cui è in colpa grave colui che agisce dimostrando di non comprende ciò che tutti comprendono. Ho evitato di dirlo in latino. Ma è chiarissimo.

Allora la Presidente del Consiglio deve convenire che questa non è una riforma. Che questa è una gravissima trascuratezza degli interessi pubblici. Poi che è assolutamente risibile il fatto di aver introdotto obbligatoriamente un’assicurazione, che devono stipulare i funzionari pubblici che potrebbero essere sottoposti alla giurisdizione della Corte dei conti, e poi all’assicurazione si chiede di pagare eventualmente il 30% del danno accertato.

Possibile che non venga a qualcuno il sospetto che agli occhi del cittadino, quello che paga le tasse che sono non il “pizzo di Stato” ma il dovuto secondo le leggi della Repubblica, questo meccanismo possa aver recato un doppio favore alle Compagnie di assicurazione alle quali si procura un vastissimo mercato, perché i dipendenti pubblici che si occupano della gestione finanziaria sono tantissimi, e poi si fa loro un’ulteriore piacere, nel senso che si limita il risarcimento al 30% del danno effettivo. E il rimanente 70%? Resta sul groppone dei cittadini.

Presidenti del Consiglio e Ministri possono cadere in tanti errori. Il politico non è necessariamente un tecnico che debba conoscere a fondo il diritto pubblico e in specie il diritto contabile e la giurisprudenza della Corte dei conti e della Corte di Cassazione. Coloro i quali hanno gestito da Palazzo Chigi o da altre posizioni ministeriali lo Stato italiano negli anni passati, anche quando con esperienza di amministratori di enti pubblici e locali, si avvalevano di Consiglieri preparati, fedeli ma coraggiosi nel senso che potevano impunemente dire al Ministro o al Presidente del Consiglio “questa cosa non si può fare” o “non è bene farla in questo modo”. E questo fa la differenza fra i politici. Alcuni si sanno far consigliare.

Mi dispiace molto di dover rimarcare queste cose perché io ho avuto nei confronti dell’On. Meloni simpatia, come donna e come persona per lo spirito conservatore che io credo il popolo italiano in gran parte condivida.

La Pubblica Amministrazione è costituita dal corpo dei funzionari attraverso i quali il governo realizza le politiche pubbliche. La prima cosa da fare – che avrebbe dovuto fare il Governo – l’ho detto più volte, doveva essere quella di potenziare il corpo dei funzionari perché non fossero solamente fedeli, com’è loro dovere, alla Costituzione e alle leggi, ma capaci, non timorosi della loro ombra perché incapaci.

E mi chiedo se questa della Corte dei conti si possa considerare una riforma della quale gloriarsi.

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