Fuga dei cervelli: uno su due torna in Italia
Sul Sole 24 Ore l’editoriale del Presidente De Luca sul fenomeno della mobilità internazionale.
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La mobilità dei lavoratori qualificati non coincide necessariamente con una perdita definitiva di capitale umano per il Paese. È il messaggio al centro dell’editoriale del Presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro, Rosario De Luca, pubblicato oggi su Il Sole 24 Ore dal titolo “La fuga dei cervelli: il 50% torna in patria”. Partendo dai dati Istat, De Luca evidenzia come nel 2025 gli espatri dei cittadini italiani siano stati 109mila, 32 mila in meno rispetto all’anno precedente, mentre i rimpatri si siano attestati a circa 56mila: per ogni cento italiani partiti, dunque, ne sono rientrati più di cinquanta. Un dato che, secondo il Presidente, invita a superare una lettura esclusivamente negativa della mobilità internazionale: si parte, si acquisiscono competenze, e sempre più spesso si torna. Anche per ragioni economiche. Nel confronto tra Italia ed estero, infatti, non conta soltanto la retribuzione mensile, ma il reddito disponibile complessivo e il sistema di tutele che accompagna il rapporto di lavoro: mensilità aggiuntive, Tfr, ferie e permessi retribuiti, welfare sanitario, previdenza complementare, protezione in caso di malattia, maternità o disabilità e maggiore stabilità giuridica del rapporto. Da qui la necessità, sottolinea De Luca, di promuovere una “politica della circolarità dei talenti”, capace di favorire il rientro delle competenze maturate all’estero attraverso occupazione stabile, innovazione, ricerca, servizi alle famiglie e retribuzioni collegate alla produttività. In questa prospettiva, la mobilità può trasformarsi da elemento di criticità a opportunità di crescita per il sistema Paese.
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