Anno: XXVIII - Numero 168    
Lunedì 7 Settembre 2026 ore 13:30
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La stabilità non è un dettaglio: il vero record del governo Meloni

Ci sono record che si celebrano con una medaglia e altri che, in politica, dovrebbero essere valutati per quello che producono.

La stabilità non è un dettaglio: il vero record del governo Meloni

Fa bene Giorgia Meloni, in vista dell’ultimo anno della legislatura, a celebrare la durata del suo governo, più duraturo della storia repubblicana, purché consapevole che è un fatto formale in quanto, in realtà, il governo Berlusconi – Fini è durato di più. Iniziato l’11 giugno 2001, a seguito delle elezioni del 13 maggio, s’è interrotto il 23 aprile 2005, e quindi la Meloni lo ha superato, per riprendere lo stesso giorno e terminare il 17 maggio 2006. Quel 23 aprile c’era stato un rimpasto che ha interessato la Vicepresidenza del Consiglio con l’immissione di Giulio Tremonti, che manteneva il Ministero l’economia e delle finanze e Gianfranco Fini sostituiva Franco Frattini agli esteri pur mantenendo la Vicepresidenza del Consiglio. Cambiavano anche alcuni ministri, ma non cambiava maggioranza. Eppure formalmente Berlusconi II e Berlusconi III per cui Giorgia Meloni oggi festeggia, a Bari, in una manifestazione di Fratelli d’Italia col tono che abbiamo imparato a conoscere, aggressivo e urlato, che piace tanto ai suoi fans, come dimostrano i sondaggi nei quali gli italiani si dividono, a destra e a manca, tranne quelli che votano FdI.

Fatta questa premessa di carattere meramente formale alla durata del Governo, va detto che certamente il tempo in cui l’Esecutivo resta in carica è elemento importante ai fini della esecuzione del programma e quindi della realizzazione degli obiettivi contenuti nell’indirizzo politico del governo. Ma non è determinante in modo assoluto perché i governi della cosiddetta prima Repubblica, quelli a guida democristiana e che hanno visto la ripresa economica e sociale del Paese dopo una guerra disastrosa, pur nella varietà degli uomini alla guida della Presidenza e dei ministeri più importanti aveva una continuità di scelte politiche che ha assicurato il raggiungimento degli obiettivi programmatici. Tuttavia, in questa società in cui la comunicazione è importante, rileva sicuramente la durata di un governo, ma solo a condizione che realizzi ciò che è necessario per la comunità nazionale.

E qui va detto che il governo Meloni, al quale una buona parte degli italiani hanno guardato con simpatia e fiducia, ha deluso molti, soprattutto quanti ritenevano che un governo impostato a destra avrebbe garantito sicurezza e combattuto l’immigrazione clandestina che è una condizione fondamentale per la vita sociale e anche per le attività produttive.

E così, rispetto alle aspettative di quattro anni fa, quando l’esecutivo si è insediato (ottobre 2022), secondo il sondaggio di Youtrend per Sky TG24, alla domanda se l’Italia sia andata nella direzione giusta o sbagliata, il 53% risponde “direzione sbagliata”, il 31% “direzione giusta”, con il 16% di indecisi. Il giudizio ricalca le differenze politiche (97% “direzione giusta” fra gli elettori FdI, 88% “direzione sbagliata” fra quelli Pd) mentre gli elettori di Futuro Nazionale si dividono (57% “direzione giusta”, 41% “direzione sbagliata”). Il segmento più critico è quello dei 18-34enni (60% “direzione sbagliata”), quello meno critico gli over 50 (44% “direzione sbagliata” fra i 50-64enni).

Ancora. Il 39% degli italiani giudica il lavoro del governo peggiore di quanto si aspettasse, il 26% in linea con le attese, l’11% migliore; il 17% dichiara di non avere avuto aspettative particolari, il 7% non si esprime.

Dalla rilevazione emerge anche che fra gli elettori FdI il 38% ritiene che il governo abbia fatto meglio del previsto e il 49% in linea; fra quelli di Futuro Nazionale prevale invece la delusione, con il 47% che indica “peggio di quanto mi aspettavo”. È la ragione della nascita del nuovo partito e della sua immediata crescita.

Quanto alle intenzioni di voto, il sondaggio di Youtrend per Sky TG24 conferma il sorpasso di Futuro Nazionale su Forza Italia, segna il M5S in recupero, mentre cala l’area del non voto. Fratelli d’Italia si conferma primo partito al 26,5% (+0,1% rispetto al 22 luglio). Il Partito democratico sale al 22,2% (+0,3%) e il distacco fra i due si attesta a 4,3 punti. Il Movimento 5 Stelle registra la crescita più consistente della rilevazione e risale al 12,6% (+1,1%).

A Destra Futuro Nazionale sale al 7,9% (+0,3%) e supera Forza Italia, che scende al 7,1% (-0,8%), diventando la quarta forza nazionale. La Lega arretra al 4,4% (-0,5%) e Noi Moderati è allo 0,9% (+0,1%). La maggioranza di governo (FdI, FI, Lega, NM) si ferma al 38,9% (-1,1%); includendo Futuro Nazionale, l’intera area di centrodestra vale il 46,8%.

Insomma, senza Roberto Vannacci Giorgia Meloni non potrebbe restare a Palazzo Chigi. E comunque vi resterebbe pesantemente condizionata dalle idee del Generale.

A sinistra, il Campo Largo (Pd, M5S, Avs) si attesta complessivamente al 40,6%, sopra la maggioranza di governo di quasi due punti ma sotto il centrodestra allargato a FN.

Nell’area centrista Azione sale al 3,9% (+0,2%), Italia Viva al 2,4% (+0,3%), mentre +Europa scende all’1,6% (-0,3%); il Partito Liberaldemocratico è all’1,3% e la lista Ora all’1,1%.

L’area degli indecisi e astenuti cala sensibilmente, al 33,6% (-4,4%). Effetto della polarizzazione e della soddisfazione che i non votanti del 2022 trovano in alcune forze politiche. A destra in Futuro Nazionale.

Quanto alle politiche pubbliche, se i giudizi positivi sulla politica estera e il ruolo internazionale dell’Italia (33% positivi, 52% negativi) daranno soddisfazione a Giorgia Maloni che su tale versante si è impegnata fin dall’inizio, non sarà contenta per le valutazioni negative sulla politica dell’immigrazione (27% positivi, 63% negativi) dell’economia e della crescita (26%-63%). Su lavoro e salari, sicurezza e giustizia i positivi sono poco sopra un quinto. Le bocciature più nette riguardano i temi che toccano direttamente il portafoglio degli italiani: sanità, tasse e soprattutto costo dell’energia e delle bollette, dove i positivi si fermano al 16% contro il 76% di negativi.

Fra gli elettori FdI il consenso è altissimo su immigrazione (84%), politica estera (84%) ed economia (79%), ma scende al 57% sulle tasse; i negativi (49%) superano i positivi (41%). Fra gli elettori di FI, Lega e Noi Moderati i positivi sono maggioritari su politica estera (81%), economia, lavoro, immigrazione e sanità, mentre su tasse (43%-57%) ed energia (37%-62%) prevalgono i negativi. Fra gli elettori di Futuro Nazionale il giudizio è negativo su tutti i temi tranne sulla politica estera (47%-51%, quasi in parità), con punte di bocciatura sulla sanità (80% negativi) e sull’energia (65%).

L’apprezzamento per la stabilità è un tratto quasi esclusivo dell’elettorato FdI (90%). Fra gli elettori di FI, Lega e Noi Moderati le due opinioni si dividono (50% stabilità, 39% risultati), mentre per chi vota Futuro Nazionale “contano i risultati” (46% contro 36%). Nel campo largo la stabilità in sé non è considerata un valore da circa 9 elettori su 10 (86% Pd, 91% M5S).

È convinzione diffusa che la sicurezza nelle città e nei borghi lasci molto a desiderare, come attestano le cronache quotidiane di violenze perpetrate ai danni di persone o cose, come le aggressioni e il vilipendio dei simboli civili e religiosi del nostro Paese. Ciò che dimostra come gli immigrati, nei confronti dei quali non abbiamo nessuna ostilità purché vengano per lavorare e quindi guadagnarsi la permanenza sul nostro territorio, seguano le regole della vita civile del Paese che li ospita. Ora, il fatto che provengano da paesi nei quali la violenza spesso è condizione della vita quotidiana non deve portarli a reiterare in Italia quel modo loro di comportarsi. Se hanno bisogno di una mela la devono comprare e se la rubano non la devono prendere minacciando col coltello il negoziante.

Altra questione, come abbiamo visto, è quella del potere d’acquisto dei salari degli italiani, a fronte di un incremento dei prezzi originato da varie situazioni, non ultima dall’aumento del costo dei carburanti che incidono pesantemente sui trasporti delle merci.

Ci sono poi altre questioni importanti delle quali gli italiani giustamente si dolgono. Le comunicazioni, il sistema viario non ha avuto significativi miglioramenti, sia quello ferroviario che quello su strada.

Tuttavia al centro della campagna elettorale ci sarà la questione della sicurezza, tema comune alla destra e alla sinistra, sul quale quest’ultima, soprattutto ad iniziativa dei sindaci, sta facendo qualche riflessione con spunti di autocritica significativi.

Né va trascurato, nel quadro delle valutazioni d’insieme intorno a questa maggioranza ed a questo governo, poiché le forze politiche di Centrodestra si sono dimostrate spesso incapaci di confrontarsi con l’opposizione ed anche di attivare al loro interno un dibattito critico che consentisse loro di riflettere a fondo sui temi politici più rilevanti.

L’effetto è stato lo svuotamento del ruolo del Parlamento costretto ad approvare provvedimenti prevalentemente assunti con decreto – legge decisi sulla base di un voto di fiducia, in dispregio delle regole della democrazia parlamentare, perché il voto di fiducia non può essere la regola. E segnala l’incerta tenuta dei gruppi parlamentari che vengono compattati col ricorso alla questione di fiducia.

Perfino la riforma costituzionale sull’ordinamento giudiziario, che il governo si è intestata, contravvenendo ad una regola antica, secondo la quale queste riforme appartengono alle Camere, dimostra che l’idea di fondo che governa questa maggioranza è quella limitativa della libertà dei singoli parlamentari per effetto della originaria designazione dalle segreterie dei partiti, a differenza di quanto accade in altri paesi, ad esempio nel Regno Unito dove un parlamentare della maggioranza, quando lo ritiene necessario, vota anche contro il governo della sua stessa parte.

Non che si voglia incentivare questi voti contrari, ma si vuol mettere in risalto la necessità di un dibattito interno che sfoci in de cisioni che possano essere messe a confronto con le tesi dell’opposizione. Confronto che è sempre un valore, ancor più in presenza di un “campo largo” frammentato, fortemente diviso sui alcuni temi sensibili sia dal punto di vista istituzionale che sociale, tra ex comunisti, ex democristiani e centristi dalla cultura più liberale.

È un problema molto italiano una opposizione inadeguata, perché l’opposizione suggerisce, stimola, corregge. E non c’è niente di male che la maggioranza ne assuma le proposte e magari le trasformi.

Aggiungo infine, ancora una volta, che, nel tempo che manca all’apertura delle urne, la Meloni può ancora recuperare quel margine non indifferente di insoddisfazione del suo elettorato che ha dato vita all’iniziativa dell’Onorevole Generale Roberto Vannacci, il quale assume di essere il portatore di valori della destra che, una volta assunta la responsabilità di governo, avrebbe dimenticato.

Ma di qualche iniziativa appropriata non si ha traccia, mentre crescono fibrillazioni in Forza Italia, sembra per iniziativa degli eredi Berlusconi, e nella Lega, da parte dei leghisti della prima ora, decisi a rientrare nella ridotta “del Nord” dopo il fallimento della proiezione nazionale del partito sulla scia di “Noi con Salvini”.

 

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