Anno: XXVIII - Numero 170    
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PENSIONI OBBLIGATORIE IN BALIA DEI MERCATI

Le Casse di previdenza gestiscono la previdenza obbligatoria di primo pilastro.

PENSIONI OBBLIGATORIE IN BALIA DEI MERCATI

Le Casse di previdenza gestiscono la previdenza obbligatoria di primo pilastro.

I Fondi pensione gestiscono la previdenza complementare, volontaria, anche se per i nuovi lavoratori dal 1° luglio 2026 il TFR viene dirottato automaticamente nei fondi pensione, salvo dissenso del lavoratore.

Le casse di previdenza del 509/1994 sono finanziate dal sistema a ripartizione mentre quelle del 103/1996 dal sistema a capitalizzazione.

I fondi pensione sono finanziati dal sistema a capitalizzazione.

Le Casse di previdenza non dispongono di regole cogenti in materia di investimenti, regole che si attendono dal 2011, sempre promesse ma mai pubblicate in Gazzetta Ufficiale.

I Fondi pensione dispongono invece di una regolamentazione all’avanguardia europea.

In questa situazione è interessante un confronto dell’allocazione degli investimenti delle Casse di previdenza e dei Fondi pensione per valutare l’esposizione al rischio.

Traggo i dati dalla relazione Covip, Commissione di vigilanza sui fondi pensione e casse di previdenza, del 10.06.2026.

I dati sono omogenei perché riferiti al 2025.

Le risorse accumulate dai Fondi pensione hanno raggiunto i 262 miliardi di euro, pari all’11,6% del PIL, sostenute dal buon andamento dei mercati finanziari, in un contesto di graduale aumento dell’esposizione azionaria.

Il dettaglio della composizione percentuale degli investimenti per forma pensionistica è il seguente:

(Fonte: Le risorse accumulate e l’allocazione degli investimenti dei fondi pensione italiani nel 2025, Il Punto, Itinerari previdenziali, 30 giugno 2026)

Il valore degli investimenti obbligazionari è pari 126,7 miliardi euro, di cui 89 miliardi sono investiti in Titoli di Stato, corrispondenti al 39,2% del totale.

Il valore dei titoli di capitale ha superato i 54 miliardi di euro, portando l’incidenza dell’azionario al 24% del patrimonio investito, rispetto al 22,7% dell’anno precedente.

Il contributo dei fondi pensioni al finanziamento dell’economia reale nazionale rimane ancora contenuto e meramente concentrato sui Titoli di Stato che, con una quota del 14,1% del totale degli investimenti risulta l’asset class più rilevante. Gli investimenti dei Fondi pensione nell’economia italiana sono pari a 43,9 miliardi pari al 19,3% del totale.

E veniamo alle Casse di previdenza.

A fine del 2025, le attività complessivamente detenute dalle Casse di previdenza ammontano, a valore di mercato, a 136 miliardi di euro.

Tenendo conto anche delle componenti obbligazionaria e azionaria sottostanti gli OICVM detenuti, la quota più rilevante delle attività è costituita da titoli di debito, pari al 36% del totale.

Gli investimenti in titoli di capitale sono pari al 21,6%.

Gli investimenti immobiliari (cespiti di proprietà, fondi immobiliari e partecipazioni in società immobiliari controllate) continuano ad essere cospicui sebbene in riduzione in termini percentuali, pari al 14,8% del totale.

Gli investimenti nell’economia italiana (Titoli di Stato, titoli emessi da soggetti residenti in Italia e immobili) ammontano a 52,3 miliardi di euro, pari al 38,4% delle attività totali.

Da questo raffronto emerge un dato che non può essere sottovalutato e cioè che gli investimenti delle Casse di previdenza, privi di regole cogenti, sono più rischiosi degli investimenti dei Fondi pensione, perfettamente regolati, che sono più conservativi investendo una percentuale maggiore nell’obbligazionario, che pure non è privo di rischi!!

“Le obbligazioni non sono esenti da rischi.

Questi sono i principali rischi di un investimento obbligazionario:

  • default
  • rischio di cambio (rischio valutario)
  • reinvestimento delle cedole
  • liquidità
  • rischio di prezzo
  • rischio politico
  • inflazione

Per nostra fortuna quasi tutti i rischi del mercato obbligazionario sono eliminabili. Anzi alcuni di questi rischi possono essere trasformati in opportunità.” (Fonte: Filippo Angeloni, Tutti i rischi del mercato obbligazione – Guida definitiva)

Infatti per i Fondi pensione il valore degli investimenti obbligazionari è pari al 39,2% del totale mentre nelle Casse di previdenza è pari al 36% del totale.

Per contro le Casse di previdenza investono di più, 38,4%, nell’economia reale rispetto ai Fondi pensione che si fermano al 19,3%.

Pubblico le due slides, edite dalla Covip:

Non a caso, la Commissione bicamerale di controllo sugli enti previdenziali, nella sua relazione conclusiva del 12.06.2025, ha così concluso per le Casse di previdenza:

“2.5 CONCLUSIONI SULLE CASSE DI PREVIDENZA

Le evidenze emerse nel corso dell’indagine supportano l’ipotesi che esistano margini di miglioramento delle soluzioni organizzativo-procedurali adottate dalle Casse nonché delle loro attività di investimento, anche al fine di perseguire il miglior interesse degli iscritti. In alcuni casi potrebbero essere adottate procedure più adeguate, anche a legislazione vigente; in altri casi, invece, potrebbe risultare necessario un intervento normativo. Qui di seguito – senza la pretesa di prefigurare una lista completa di soluzioni definitive – si indicano le principali aree di possibile intervento.

Mancano, ad oggi, previsioni normative in tema di requisiti di onorabilità, di professionalità e di indipendenza nonché in materia di meccanismi elettorali, di numero e di durata dei mandati. In particolare, l’appartenenza degli organi di vertice delle Casse alle specifiche professioni cui sono legati i singoli enti può comportare in determinati casi l’assenza di una formazione professionale specifica nelle materie economiche, statistiche e giuridiche, presupposto necessario per l’efficace espletamento dell’incarico secondo professionalità, competenza e correttezza. Sembrerebbe, pertanto, opportuno introdurre regole più chiare e stringenti, prevedendo un necessario “bilanciamento” tra vincoli alle politiche di investimento delle Casse (si è in attesa dal 2012 del decreto MEF sugli investimenti) e l’adeguatezza della corporate governance degli Enti. La frammentazione esistente fra le diverse strutture di governo societario e gli eterogenei regimi contributivi andrebbe ridotta, e per rendere più omogeneo il primo pilastro fornito dalle Casse professionali e anche per favorire possibili forme di aggregazione.

Dall’analisi delle strutture organizzative, ed in particolar modo degli uffici/strutture che si occupano delle attività di gestione e di controllo degli investimenti, emerge che, a livello aggregato, le Casse impiegano mediamente 11 risorse umane nell’Area Patrimonio (pari al 10 per cento della dotazione complessiva di personale). In termini di Asset Under Management (AUM), dalle analisi svolte – sempre a livello aggregato – emerge che le 11 risorse umane gestiscono/monitorano, a livello di singola risorsa umana, investimenti pari in media a circa 0,54 miliardi di euro. Tale aspetto pone profili di attenzione circa l’effettiva capacità dell’Ente di monitorare in maniera efficace ed efficiente il portafoglio investimenti riuscendo, pertanto, ad ottimizzare il binomio rischio-rendimenti.

Nell’attività di investimento delle Casse si registra un forte coinvolgimento degli advisor. Tale coinvolgimento, dovrebbe peraltro supportare le Casse nella definizione di politiche di investimento che tengano conto delle differenti specificità delle platee di riferimento, che pure esistono, essendo correlate a diverse categorie di professionisti. Tuttavia dall’indagine è emersa una certa omogeneità delle politiche di investimento, che sembra quindi non essere in linea con tale premessa. Inoltre, nella comparazione delle politiche di investimento delle diverse Casse, si è riscontrata l’assenza (cfr. grafici a pag. 60 e 61) di una diretta relazione tra rischi e rendimenti. Inoltre, nel periodo considerato risulta che la sommatoria dei saldi previdenziali e assistenziali (pari a 21,89 miliardi di euro) è prossima alla sommatoria dei risultati di esercizio (pari a 21,92 miliardi di euro). In conclusione, sembrerebbe opportuno rafforzare quantitativamente e qualitativamente le strutture interne delle Casse nonché la “robustezza” delle procedure secondo le quali le Casse interagiscono con gli advisor, al fine di gestire il rischio di eccessivo “affidamento”.

Dall’analisi dell’informativa contabile delle Casse emergono significativi profili di attenzione sulle seguenti aree: i) gestione del portafoglio immobiliare (bassa redditività) e crediti verso inquilini (morosità); ii) crediti contributivi nei confronti degli iscritti (stock significativo), meccanismi di recupero e mancata iscrizione di adeguati fondi di svalutazione crediti; iii) spese sostenute per il contenzioso (rischio di antieconomicità del giudizio promosso); iv) componenti di costo degli strumenti finanziari acquistati. In materia, si dovrebbe semplificare e razionalizzare il sistema dei controlli attualmente in essere al fine di armonizzare la vigilanza ed evitare duplicazioni di attività, dispersione di dati e sovrapposizione di scadenze.

Dall’indagine è emersa la presenza di OICR dedicati alla singola Cassa (sottoscrittore al 100 per cento) nonché la presenza di un asset manager (controllato al 100 per cento) all’interno di una Cassa. Ciò solleva profili di attenzione sulla complessiva operatività di tali intermediari/strumenti, soprattutto con riferimento ai costi, agli aspetti remunerativi del management e alla gestione di possibili conflitti di interesse. Riflessioni ulteriori e in termini più generali, meriterebbero poi i “compensi” (gettoni di presenza) percepiti dai soggetti (frequentemente i componenti del Consiglio dei delegati/C.d.A.) indicati dagli Enti per la partecipazione negli Advisory board/comitati consultivi degli OICR Alternativi.

Con specifico riferimento ai Bilanci tecnici, si registrano “ritardi” di circa un anno tra la loro redazione/approvazione e il relativo periodo di riferimento. Ciò determina che le elaborazioni effettuate e le proiezioni contenute nei Bilanci tecnici, e disponibili, tempo per tempo, hanno un gap temporale di circa quattro anni rispetto all’effettivo andamento/situazione degli iscritti/pensionati (per ogni categoria di riferimento). Sarebbe necessario ridurre tale gap temporale e incentivare la predisposizione di Bilanci tecnici specifici (oltre che standard). Documenti, quest’ultimi, fondamentali per definire l’ALM, da cui poi discendono l’AAS e l’AAT.

Gli investimenti in OICVM nonché in OICR Alternativi sono realizzati in maniera molto significativa attraverso l’utilizzo di strumenti finanziari di diritto estero. Occorre riflettere sia sulle “effettive” differenze in termini di rapporto rischio/rendimento tra gli strumenti nazionali e non nazionali sia sulla “capacità” dell’industria dell’asset management nazionale di far fronte e assistere le esigenze di investimento di investitori istituzionali come le Casse previdenziali.

Sugli aspetti contabili, un controllo esterno al quale sono sottoposti gli Enti previdenziali privati è quello svolto dalle società di revisione che certificano la corretta redazione delle scritture contabili di rendicontazione (art. 2, comma 3, del d.lgs. n. 509/1994). In materia, sarebbe opportuno estendere agli enti di previdenza l’applicazione delle più stringenti disposizioni previste dal d.lgs. n. 39/2010 in materia di “revisione legale” in linea con quanto già previsto per le associazioni e le fondazioni del Terzo settore. In conclusione, la sostenibilità di lungo termine delle Casse previdenziali dipende da una pluralità di fattori, riconducibili essenzialmente all’andamento del saldo della gestione (somma dei saldi di previdenza e di assistenza) e al rendimento del patrimonio accumulato. Sull’andamento della gestione previdenziale, espresso dal saldo per contributi e prestazioni, incidono i regimi contributivi e prestazionali, oltre che le caratteristiche reddituali e socio-demografiche dei diversi bacini di riferimento delle Casse di previdenza. Per quanto riguarda, invece, la redditività degli investimenti, particolare importanza rivestono le efficaci e consapevoli scelte di investimento nonché gli adeguati sistemi di corporate governance. In materia, occorrerebbe quindi rafforzare le forme di controllo e sulle modifiche degli statuti e dei regolamenti e sul profilo rischio-rendimento degli investimenti effettuati. Concludendo, l’auspicio è che la presente Relazione risulti utile a stimolare il dibattito del Governo, del Parlamento e delle Istituzioni, anche per promuovere le opportune o necessarie iniziative di carattere normativo.”

La relazione della Bicamerale è di oltre un anno fa e non è accaduto nulla di correttivo da parte del Parlamento o del Governo, nonostante le sollecitazioni al riguardo.

Prima domanda: è conforme all’art. 38 della nostra Carta costituzionale affidare le pensioni obbligatorie all’alea dei mercati finanziari?

Seconda domanda: se il Parlamento e il Governo non intervengono, chi dovrebbe farlo?

Forse gli iscritti alle Casse, contestando l’obbligatorietà dell’iscrizione, non avendo alcuna voce negli investimenti?

Purtroppo queste domande me le pongo solo io, con qualche lettore, e allora, come si dice, vigilantibus iura succurrunt, non dormientibus!

L’inerzia è gravida di responsabilità e dannosa per gli iscritti, obbligati per legge ad esserlo.

 

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