Anno: XXVIII - Numero 151    
Martedì 4 Agosto 2026 ore 13:30
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Armi a Kiev, il Campo largo si divide

Conte rilancia il no agli aiuti militari, Schlein conferma il sì. Le primarie diventano il banco di prova della coalizione.

Armi a Kiev, il Campo largo si divide

Il sostegno militare all’Ucraina torna a rappresentare una delle principali linee di frattura del centrosinistra. Le dichiarazioni di Giuseppe Conte riaprono una questione mai realmente risolta all’interno del cosiddetto Campo largo e mettono in evidenza una distanza politica che va ben oltre la tattica elettorale. Da una parte il Movimento 5 Stelle, che conferma la propria contrarietà a nuovi invii di armamenti; dall’altra il Partito Democratico di Elly Schlein, che ribadisce la necessità di continuare a sostenere Kiev anche sul piano militare, in coerenza con gli impegni assunti dall’Italia e dall’Unione europea.

Intervenendo alla manifestazione “PiazzAsiago”, Conte ha ribadito che il Movimento 5 Stelle voterà contro eventuali nuovi provvedimenti di sostegno militare all’Ucraina. L’ex presidente del Consiglio ha ricordato come il M5S avesse sostenuto il primo invio di armi per evitare il collasso militare di Kiev dopo l’invasione russa, ma ritiene che oggi lo scenario sia profondamente cambiato.

Secondo il leader pentastellato, l’Ucraina dispone ormai di un arsenale militare ampiamente rifornito e la priorità dovrebbe essere quella di favorire un negoziato diplomatico. Conte ha inoltre espresso preoccupazioni sulla destinazione finale degli armamenti, richiamando il rischio che parte delle forniture possa alimentare traffici illeciti o finire nelle mani di gruppi estremisti. Per questo il Movimento continuerà a sostenere gli aiuti economici, umanitari e le sanzioni contro Mosca, ma non ulteriori forniture militari.

L’ex premier ha rilanciato anche una propria visione della politica estera italiana. Se fosse chiamato a guidare il governo, ha spiegato, confermerebbe il sostegno all’Ucraina quale Paese aggredito, ma allo stesso tempo avvierebbe un’iniziativa diplomatica diretta sia con Volodymyr Zelensky sia con Vladimir Putin per favorire quella “svolta negoziale” che, a suo giudizio, l’Europa continua a non perseguire con sufficiente determinazione.

Le parole di Conte si scontrano però con la linea espressa dal Partito Democratico. Elly Schlein ha recentemente confermato il sostegno del Pd agli aiuti militari, ritenendoli indispensabili affinché l’Ucraina possa continuare a difendersi dall’aggressione russa. Una posizione che mantiene il partito nel solco della politica europea e atlantica condivisa dalla maggior parte delle forze socialiste e democratiche del continente.

La distanza tra le due principali forze dell’opposizione appare dunque evidente. Non si tratta soltanto di una diversa valutazione sull’efficacia degli aiuti militari, ma di due differenti concezioni del ruolo internazionale dell’Italia, del rapporto con la NATO e delle strategie per arrivare alla pace.

Consapevole della difficoltà di trovare una sintesi immediata, Conte propone di demandare la decisione agli elettori attraverso le primarie di coalizione. Secondo il leader del M5S sarà il candidato scelto dagli elettori a definire la linea politica comune anche sui temi della politica estera. Una proposta che, nelle intenzioni dell’ex premier, dovrebbe trasformare una fonte di conflitto in un elemento di legittimazione democratica.

Dal Partito Democratico è arrivata una risposta prudente. Il responsabile Organizzazione, Igor Taruffi, ha ricordato che il percorso del Campo largo dovrà svilupparsi innanzitutto attraverso la costruzione di un programma condiviso, per poi arrivare alle primarie che individueranno il candidato alla guida della coalizione. Chi vincerà, ha sottolineato, rappresenterà l’intero schieramento e non soltanto il proprio partito.

Resta però il nodo politico. La guerra in Ucraina è uno dei temi che maggiormente dividono le opposizioni e rappresenta una delle questioni più delicate nella costruzione di un’alternativa al governo di centrodestra. Se su salario minimo, sanità e politiche sociali il dialogo tra Pd e M5S appare possibile, sulla politica estera le differenze sono profonde e difficilmente riducibili a una semplice mediazione.

Le primarie, se verranno effettivamente celebrate, potranno quindi trasformarsi non soltanto nella scelta del candidato premier, ma in un vero referendum sulla linea internazionale del futuro centrosinistra. Saranno gli elettori a decidere se privilegiare la continuità con il sostegno militare all’Ucraina oppure la strategia negoziale proposta da Conte. Fino ad allora, il dossier Ucraina continuerà a rappresentare il principale banco di prova della tenuta politica del Campo largo e della sua credibilità come alternativa di governo.

 

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