Meloni e Schlein, la strana alleanza per il duello finale
La premier tifa per la segretaria dem come leader del Campo largo. Lei ringrazia e scrive una lettera aperta.
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«Mia cara nemica ti scrivo» e la letterina fa notizia. La destinataria è Giorgia Meloni, a firmare è Elly Schlein, il senso della missiva una proposta di collaborazione sulla nota più dolente che ci sa in questo momento: la crisi energetica. La flessibilità concessa dalla Ue per fronteggiare detta crisi mette a disposizione 14 miliardi, da spendersi entro il 2028. Il Pd ha delle idee in merito, cinque per la precisione, e le mette nero su bianco, proposte in vista di un auspicato incontro con il governo per affrontare insieme il momentaccio. Poi resta in attesa di una risposta che tarda ad arrivare, anche perché la premier è in Norvegia, prima visita di un capo del governo italiano da 15 anni, alla ricerca trafelata appunto di fonti energetiche. Magari al ritorno.
Però il terreno indicato, la transizione energetica, è davvero poco comune, in linea di massima i due poli guardano lo stesso quadro da prospettive opposte. Per la destra italiana ed europea, poco importa se moderata, radicale o estremista scalmanata, il Green Deal, nelle forme sin qui adottate è il male assoluto. Per la sinistra una rotta magari da correggere in parte ma sostanzialmente da confermare e da battere accelerando al massimo. Per sperare che la proposta di Elly arrivi a qualche risultato bisogna essere inguaribilmente ottimisti.
Però mosse e proposte del genere, senza essere necessariamente solo furbesche e propagandistiche, hanno sempre due versanti e il più rilevante è di solito l’uso politico che il mittente intende fare della sua proposta. In questo caso il senso politico del passo di Elly è probabilmente doppio. La segretaria del Pd sa bene che tra le principali critiche che deve scrollarsi di dosso c’è l’abitudine di procedere per proclami enunciando ottime intenzioni ma senza mai entrare nei dettagli concreti. La sfida energetica le è sembrata l’occasione adatta per smentire quelle critiche avanzando proposte concrete e tutto sommato precise. Elemento forse ancor più incisivo, la segretaria del Pd è già in campagna elettorale come la controparte che guida la destra. Ma se per Meloni è già campagna in vista delle politiche, Elly se la sta giocando sul terreno delle primarie interne alla coalizione. La proposta indirizzata direttamente alla leader riconosciuta della destra mira ad accreditare se stessa come omologa dall’altra parte della barricata, alla faccia di chi non ci sta come segnatamente Giuseppe Conte.
Non è escluso che la premier provveda a darle una mano. In questo, e in realtà non solo in questo, gli interessi delle due primedonne della politica italiana coincidono. Schlein fortissimamente vuole essere la candidata premier del Campo Largo. Meloni caldamente auspica la stessa cosa. La premier sembra aver messo a punto la sua strategia in vista delle pur non vicinissime elezioni politiche. E’ una strategia che prevede tempi lunghi, in concreto voto nel prossimo autunno. perché per far dimenticare la fase nerissima che ha dovuto affrontare negli ultimi mesi, dalla sconfitta referendaria in poi, più acqua passa sotto i ponti, meglio è. Molto più che e parole saranno importanti i fatti, o più precisamente le misure in controtendenza rispetto all’austerità arcigna della anni scorsi.
La cancellazione del bollo è lo sparo d’avvio e una partenza così anticipata rivela che almeno nei progetti della presidente altre misure del genere dovranno piovere di qui all’apertura delle urne per far leva sul sempre essenziale portafogli al momento sgonfi degli elettori. Ma altrettanto determinante e forse persino di più, nel piano di battaglia di palazzo Chigi, è creare il massimo effetto di polarizzazione possibile. Solo così si potranno riportare all’ovile molti di quelli che oggi si dicono propensi a votare Vannacci: agitando la bandiera del “o noi o loro”. O più precisamente “o me o lei”. In questa simulazione che dall’altra parte ci sia “lei”, al secolo Elly Schelin, e non “lui”, cioè Conte Giuseppe, ha una notevole importanza. Meloni vuole il match diretto contro la segretaria del Pd per numerosi motivi.
Il primo e più importante è che Schlein è a tutti gli effetti una donna “di sinistra”, perfetta dunque per una sfida polarizzata. Conte no. Si dichiara stabilmente collocato nel centrosinistra ma è stato ben attento a non definirsi mai “di sinistra” e viene da un Movimento la cui forza era e in parte è ancora proprio non essere né di destra né di sinistra”. Su alcuni temi, come quello decisivo dell’immigrazione il confronto con lui sarebbe molto più sfuggente. La leader del Pd, inoltre, sul tema dell’Ucraina dovrebbe essere comunque molto più sfumata e ambigua di Conte e questo per la premier è un ulteriore vantaggio perché su quel fronte una parte cospicua del suo elettorato la pensa più o meno come Conte e Vannacci. Infine la sfida tra due donne sembra fatta apposta per accentuare la polarizzazione. Che Giorgia Meloni preferisca competere con chi ieri le ha scritto è certo. Se poi si adopererà per darle una spinta accettando almeno in apparenza il confronto invece non è affatto certo. Però neppure escluso.
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