Al campo largo manca una come Giorgia Meloni!
La bordata di Romano Prodi a...Elly Schlein! Si tratta dell’ennesima dura critica del "professore" alla leader del principale partito di centrosinistra.
Non si tratta di un complimento verso la premier, figurarsi. Semmai è una critica rivolta al centrosinistra, che a suo giudizio non dispone di una figura valida da contrapporre alla leader del centrodestra in vista delle urne.
Denuncia un’assenza politica nel Campo largo. Un limite che rischia di pregiudicare il risultato del 2027. Meloni non è certo il modello a cui si ispira, l’ha sempre contestata pesantemente, ma ha il profilo che è necessario per gestire le dinamiche di una coalizione e il suo funzionamento alla guida del Paese.
Ecco perché Prodi vorrebbe «una come lei» nel centrosinistra. Avendo una lunga esperienza in materia, lo preoccupa quel senso di approssimazione con cui il Campo largo si approccia alla sfida. E lo preoccupa ancor di più il fatto che non sia stato preparato ancora nulla.
A novembre dello scorso anno — intervistato da Marco Ascione sul Corriere — il fondatore dell’Ulivo aveva lanciato l’allarme spiegando che l’azione delle opposizioni era insufficiente per mostrarsi come «una concreta alternativa di governo»: «Ed è già tardi. Siamo oltre metà legislatura».
Da allora non è cambiato nulla. E sono caduti nel vuoto i consigli offerti a Elly Schlein, segretaria di un partito che ai suoi occhi ha assunto un profilo di «sinistra identitaria», capace forse di recuperare consensi nell’area del movimentismo ma non in grado di attrarre voti al centro.
Il progetto «progressista» della leader dem si è manifestato ultimamente in due passaggi. Il primo sul tema economico, con l’evocazione di una patrimoniale che per il Professore «verrebbe interpretata come l’inizio di un’oppressione fiscale». Argomento pericoloso, perché — come ha ricordato Ferruccio De Bortoli sul Corriere — stava per costare a Prodi la vittoria nel 2006.
Sull’altro dossier rilevante di politica estera e difesa, personalità assai vicine al Professore osservano come «il Pd non riesca più a dire nulla di diverso da M5S e Avs». Manca quel «realismo che negli anni Cinquanta portò un pacifista come Giuseppe Dossetti a schierarsi a favore di una maggiore produzione di armi». […]
Sono aspetti che fanno denotare «un’assenza di profilo di governo» e una deriva «alla Zohran Mamdani», il sindaco di New York lodato dai vertici del Pd quando venne eletto. E che invece è etichettato da Graziano Delrio — amico di Prodi — come «un vero populista»: «Il suo programma somiglia tanto allo slogan “abbiamo abolito la povertà”».
È vero che Schlein ha garantito «uno spazio» a tutte le sensibilità presenti nel partito, ma è sempre più complicato tenere insieme le tesi dell’ex ministro della Difesa Lorenzo Guerini e quelle (altrettanto legittime) di Arturo Scotto, secondo il quale «la Flotilla dev’essere scortata dalla Marina militare».
C’è confusione, ma non c’è una conseguente conclusione. Raccontano che Prodi sia irritato, perché si era speso per agevolare la costruzione di un’area culturalmente più omogenea di centrosinistra. Anche Matteo Renzi si era detto disposto a collaborare. Ma dopo mesi di lavoro alcuni dei protagonisti hanno fermato le macchine: «Ne riparleremo dopo l’estate».
In assenza di un centro (politico) di gravità, nel Pd c’è chi spera che il Professore «rompa gli indugi e fondi un nuovo Asinello». Chi manda messaggi a Forza Italia, perché «se affossasse la riforma della legge elettorale potrebbe avere dopo le elezioni la presidenza del Consiglio con i nostri voti».
E chi confida in una «svolta moderata della premier che ci consentirebbe di abbandonare le posizioni radicali». Ora è chiaro il motivo per cui per Prodi servirebbe «una come lei». Che poi è un modo elegante per dire che ci vorrebbe uno come lui. Ma non c’è.
Estratto dell’articolo di Francesco Verderami per il “Corriere della Sera”
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