Anno: XXVIII - Numero 153    
Lunedì 17 Agosto 2026 ore 13:30
Resta aggiornato:

Home » Schlein affonda Venezia con un candidato fantasma

Schlein affonda Venezia con un candidato fantasma

Martella vive a Roma, Venturini tra Mestre e Marghera: gli elettori hanno scelto chi conoscevano davvero.

Schlein affonda Venezia con un candidato fantasma

La disfatta veneziana è l’ennesima certificazione dell’inadeguatezza politica di Elly Schlein. Ma più ancora della sconfitta pesa l’errore strategico: spedire a combattere a Venezia un candidato che a Venezia, semplicemente, molti non conoscono.

Il nome è quello di Andrea Martella, esponente della corrente Dems di Andrea Orlando, uomo d’apparato cresciuto tra Parlamento, segreterie e corridoi romani. Deputato per quattro legislature, poi sottosegretario all’editoria nel Conte II e coordinatore della segreteria nazionale del Pd ai tempi di Zingaretti: curriculum impeccabile per il Nazareno, molto meno per chi vive tra Mestre, Marghera e Favaro.

A Venezia infatti il problema era semplice: c’era chi Martella non lo conosceva e chi non l’aveva mai visto. Difficile il contrario, per un senatore che passa più tempo a Roma che in laguna.

Dall’altra parte, invece, il centrodestra ha schierato Simone Venturini: assessore, uomo macchina dell’era Brugnaro, presenza costante sul territorio. Se nei salotti romani magari non sanno chi sia, nei quartieri popolari e produttivi veneziani lo conoscono tutti. E soprattutto lo stimano.

Non a caso, venti giorni fa, Silvio Campara, amministratore delegato di Golden Goose, aveva detto pubblicamente: “Se non vince Venturini lo assumo io, è troppo bravo”. Tradotto: il tessuto produttivo aveva già scelto.

E invece il Pd ha pensato bene di opporgli quello che nel centrodestra definiscono con sarcasmo “un residuato bellico degli apparati del Nazareno”. Da una parte un quarantenne empatico, assessore-tuttofare di Luigi Brugnaro, sempre in mezzo alla gente; dall’altra un professionista della politica nazionale.

Quanto ai grandi scandali culturali evocati dalla sinistra, hanno inciso meno di zero. Il caso della Teatro La Fenice e la guerra sulla Biennale tra Pietrangelo Buttafuoco e l’armata culturale meloniana non hanno spostato un voto.

Per un motivo banalissimo: se la “bacchetta nera” può far discutere i 50mila residenti del centro storico che vedono passare le gondole sotto casa, gli altri 150mila elettori stanno tra Mestre, Marghera e Favaro. Gente che, mediamente, alla Fenice non va. E che della presunta “russificazione” del padiglione della Biennale, fuori dalle élite culturali, se ne infischia abbastanza: hanno bollette, stipendi e mutui da far quadrare.

La politica reale, brutalmente, ha battuto quella dei comunicati stampa e dei convegni radical chic.

Ora resta da capire se Venturini sarà davvero autonomo oppure resterà politicamente ostaggio di Brugnaro. Il primo test sarà la nomina del direttore generale del Comune: se salterà Morris Ceron, storico uomo dell’ex sindaco, allora significherà che il nuovo corso è iniziato davvero.

 

© Riproduzione riservata

Iscriviti alla newsletter!Ricevi gli aggiornamenti settimanali delle notizie più importanti tra cui: articoli, video, eventi, corsi di formazione e libri inerenti la tua professione.

ISCRIVITI

Altre Notizie della sezione

Archivio sezione

Commenti


×

Informativa

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy.
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie.