Schlein affonda Venezia con un candidato fantasma
Martella vive a Roma, Venturini tra Mestre e Marghera: gli elettori hanno scelto chi conoscevano davvero.
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La disfatta veneziana è l’ennesima certificazione dell’inadeguatezza politica di Elly Schlein. Ma più ancora della sconfitta pesa l’errore strategico: spedire a combattere a Venezia un candidato che a Venezia, semplicemente, molti non conoscono.
Il nome è quello di Andrea Martella, esponente della corrente Dems di Andrea Orlando, uomo d’apparato cresciuto tra Parlamento, segreterie e corridoi romani. Deputato per quattro legislature, poi sottosegretario all’editoria nel Conte II e coordinatore della segreteria nazionale del Pd ai tempi di Zingaretti: curriculum impeccabile per il Nazareno, molto meno per chi vive tra Mestre, Marghera e Favaro.
A Venezia infatti il problema era semplice: c’era chi Martella non lo conosceva e chi non l’aveva mai visto. Difficile il contrario, per un senatore che passa più tempo a Roma che in laguna.
Dall’altra parte, invece, il centrodestra ha schierato Simone Venturini: assessore, uomo macchina dell’era Brugnaro, presenza costante sul territorio. Se nei salotti romani magari non sanno chi sia, nei quartieri popolari e produttivi veneziani lo conoscono tutti. E soprattutto lo stimano.
Non a caso, venti giorni fa, Silvio Campara, amministratore delegato di Golden Goose, aveva detto pubblicamente: “Se non vince Venturini lo assumo io, è troppo bravo”. Tradotto: il tessuto produttivo aveva già scelto.
E invece il Pd ha pensato bene di opporgli quello che nel centrodestra definiscono con sarcasmo “un residuato bellico degli apparati del Nazareno”. Da una parte un quarantenne empatico, assessore-tuttofare di Luigi Brugnaro, sempre in mezzo alla gente; dall’altra un professionista della politica nazionale.
Quanto ai grandi scandali culturali evocati dalla sinistra, hanno inciso meno di zero. Il caso della Teatro La Fenice e la guerra sulla Biennale tra Pietrangelo Buttafuoco e l’armata culturale meloniana non hanno spostato un voto.
Per un motivo banalissimo: se la “bacchetta nera” può far discutere i 50mila residenti del centro storico che vedono passare le gondole sotto casa, gli altri 150mila elettori stanno tra Mestre, Marghera e Favaro. Gente che, mediamente, alla Fenice non va. E che della presunta “russificazione” del padiglione della Biennale, fuori dalle élite culturali, se ne infischia abbastanza: hanno bollette, stipendi e mutui da far quadrare.
La politica reale, brutalmente, ha battuto quella dei comunicati stampa e dei convegni radical chic.
Ora resta da capire se Venturini sarà davvero autonomo oppure resterà politicamente ostaggio di Brugnaro. Il primo test sarà la nomina del direttore generale del Comune: se salterà Morris Ceron, storico uomo dell’ex sindaco, allora significherà che il nuovo corso è iniziato davvero.
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