La riforma non chiuda il mercato
Alemanno: nessuna nuova riserva, tutela per i professionisti della Legge 4/2013 e più concorrenza.
In evidenza
La riforma degli ordinamenti professionali non può trasformarsi in una nuova frontiera di riserve e di esclusioni. A mettere in guardia il legislatore è Riccardo Alemanno, presidente dell’Istituto Nazionale Tributaristi e vicepresidente vicario di Confassociazioni, intervenuto in audizione davanti alla Commissione Giustizia della Camera sul Ddl 3068, delega per la riforma degli ordinamenti professionali.
Il punto sollevato da Alemanno è netto: la riforma deve riordinare ciò che già esiste, non creare nuove attività riservate, soprattutto quando queste finirebbero per restringere il campo di azione dei professionisti non iscritti agli Albi che da anni operano legittimamente sul mercato.
«Non vogliamo entrare nel merito della governance delle professioni ordinistiche interessate dalla Delega – ha spiegato Alemanno – ma taluni passaggi del Ddl incidono o potrebbero incidere negativamente sulle attività svolte dai professionisti di cui alla Legge 4/2013». Da qui la richiesta di escludere nuove riserve e di concentrarsi sul riordino di quelle già previste dalla legge.
Una posizione che Alemanno collega anche al principio di proporzionalità previsto dalla direttiva europea 2018/958 sulle professioni, recepita in Italia con il decreto legislativo 143 del 2020 e richiamata dallo stesso disegno di legge. L’introduzione di nuove esclusive professionali, secondo Confassociazioni, dovrebbe quindi essere valutata con particolare attenzione per evitare restrizioni non giustificate all’accesso e all’esercizio delle attività.
Nel mirino finisce anche il riferimento alla consulenza, che Alemanno considera un’attività libera e già esercitata, nei diversi ambiti di competenza, tanto dai professionisti ordinistici quanto da quelli associativi. Inserire una formulazione suscettibile di trasformare una competenza in una esclusiva, osserva, rischierebbe di entrare in contrasto con i principi di concorrenza e con gli indirizzi nazionali ed europei.
Ma c’è un altro elemento che Confassociazioni porta all’attenzione della Commissione: i professionisti disciplinati dalla Legge 4/2013 non rappresentano una realtà marginale né improvvisata. In tredici anni di applicazione della normativa, il legislatore ha attribuito loro anche specifiche funzioni professionali. Alemanno cita, tra gli esempi, il ruolo di ausiliari del giudice, come CTU e CTP, esercitabile dagli iscritti alle associazioni professionali autorizzate a rilasciare l’attestato di qualità.
Il rischio, dunque, è che nuove riserve producano una contraddizione: da una parte si riconoscono competenze e funzioni ai professionisti associativi, dall’altra si potrebbe restringere il loro spazio operativo attraverso nuove esclusive.
Per Alemanno occorre invece riconoscere pienamente quello che definisce il sistema duale delle professioni, fondato su due pilastri: ordinistico e associativo. Un assetto già esistente nella realtà professionale italiana e successivamente disciplinato dalla Legge 4/2013, la cui legittimità è stata riconosciuta anche dal Consiglio di Stato.
La posta in gioco, secondo Confassociazioni, non riguarda soltanto le categorie professionali. Una limitazione del libero esercizio delle attività potrebbe avere conseguenze anche sulle imprese e sui cittadini, riducendo la possibilità di scelta e incidendo sui costi delle prestazioni. Alemanno richiama, in particolare, gli oltre 550 mila professionisti che versano i contributi alla Gestione separata dell’Inps, sottolineando come una restrizione del loro mercato avrebbe effetti economici più ampi.
Il tema diventa quindi quello della concorrenza. Nuove riserve, sostiene Confassociazioni, rischierebbero di produrre contenzioso e di comprimere un mercato nel quale professionisti ordinistici e professionisti ex Legge 4/2013 già convivono e collaborano.
Ed è proprio sulla collaborazione che Alemanno rilancia una proposta: favorire l’ingresso dei professionisti associativi nelle Società tra professionisti (STP) non come semplici soci tecnici o di capitale, ma come veri soci professionisti. Una modifica che, nella sua impostazione, consentirebbe di adeguare il sistema alle trasformazioni del mercato senza sacrificare le competenze maturate fuori dagli Albi. Alemanno ha infine richiamato anche la precedente audizione sulla delega di riforma dell’ordinamento della professione di commercialista, recentemente approvata dalla Camera. In quel provvedimento, sottolinea, l’indicazione sarebbe chiara: nessuna nuova riserva, ma soltanto il riordino di quelle esistenti.
È questa, dunque, la linea che Confassociazioni chiede di mantenere anche nella riforma generale: modernizzare gli ordinamenti senza chiudere il mercato, tutelare le competenze senza trasformarle automaticamente in esclusive e garantire un equilibrio tra professioni ordinistiche e professioni disciplinate dalla Legge 4/2013.
Notizie Correlate
Paolo Leccese è il nuovo Presidente di Confassociazioni Comunicazione, Informazione e Media
29 Dicembre 2025Paolo Leccese è stato nominato Presidente di Confassociazioni Comunicazione, Informazione e Media, una delle branche più strategiche della Confederazione delle Associazioni Professionali.
Gian Battista Baccarini è il nuovo Presidente di Confassociazioni Real Estate
22 Dicembre 2025Baccarini vanta una lunga esperienza nella rappresentanza del settore immobiliare.
Ad Angelo Deiana il premio “Uomini Illuminati”
04 Dicembre 2025Per il suo contributo alla valorizzazione delle donne nelle reti associative.
