Efficienza della giustizia o ambizioni dei capi degli uffici giudiziari?
L’innalzamento dell’età pensionabile dei magistrati da 70 a 72 anni favorirebbe soprattutto i vertici degli uffici giudiziari, senza aumentare davvero l’efficienza della giustizia.
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Secondo quanto riferito dal quotidiano Il Messaggero, Procuratori della Repubblica e “magistrati illustri” eserciterebbero da settimane un “pressing” crescente sul Ministro della Giustizia per ottenere l’innalzamento dell’età pensionabile da 70 a 72 anni.
La misura gioverebbe quasi esclusivamente ai magistrati titolari di incarichi direttivi, i soli che abbiano un interesse concreto a prolungare la permanenza in servizio. I magistrati che esercitano funzioni giurisdizionali ordinarie mostrano semmai una tendenza opposta, scegliendo spesso di andare in pensione persino prima del limite attuale. Trattenere in servizio i vertici degli uffici non determinerebbe, dunque, un ampliamento del numero dei magistrati in servizio, ma semplicemente la cristallizzazione del potere in capo a chi attualmente lo detiene.
Vi è infine una questione di metodo che trascende la singola misura. Le dotazioni organiche della magistratura vengono determinate da sempre non sulla base di un’analisi empirica della domanda di giustizia, articolata per uffici e territori, ma alla luce della disponibilità di bilancio e della prassi storica delle sedi. In assenza di una mappatura rigorosa dei carichi di lavoro, qualsiasi intervento sugli organici è privo di fondamento razionale e destinato a produrre effetti casuali, quando non contrari a quelli dichiarati.
Se si vuole affrontare l’argomento dell’efficienza della giustizia, è necessario mettere da parte la prospettiva di assecondare le ambizioni personali dei vertici degli uffici giudiziari e porsi riguardo al tema degli organici con il metodo e il rigore che una questione di tale rilievo esige.
Nota della Giunta Ucpi
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